Cavalli alati e tombe misteriose: Tarquinia con i bimbi

Il viaggio nel tempo inizia scendendo sotto terra, alla necropoli di Tarquinia, a un centinaio di chilometri da Roma. Bisogna avventurarsi lungo le scale che si aprono in delle anonime casette disseminate nella campagna della Tuscia e accendere un interruttore. Subito scatta la magia: gli antichi etruschi tornano a vivere. Ognuna delle tombe racconta una storia, tra vita quotidiana, feste, leggende e animali fantastici.
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Città contro campagna con i bambini

Campagna con i bambini

Altro che “c’è la mucca muuu”, nella vecchia fattoria l’attrattiva maggiore per un bambino piccolo è quel mondo misterioso che striscia, stride, vola negli angoli più oscuri. Avevo preso in giro una mia amica, scappata alla velocità della luce dalla campagna con i bambini quando ne aveva trovato uno con in bocca un pezzo di ragnatela: stava assaggiando i ragni che si nascondevano dietro il battiscopa. Stavolta, con Picinin che, a dieci mesi, gattona e si arrampica da tutte le parti, mi veniva meno da ridere.

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A Civita di Bagnoregio con un bebè: sospesi nella città sospesa

 

– Ammazza che trifora! – Come strapiomba sto strapiombo. – Si chiama ‘città che muore’ perché casca, casca giù proprio da sola -. Tra le persone che si inerpicavano sull’unico ponte lungo e sottile per raggiungere il borgo di Civita di Bagnoregio c’eravamo anche noi tre.

Non avremmo dovuto essere lì, avevamo mangiato presto in campagna e ci eravamo preparati a partire in fretta e furia per evitare il traffico e portare Piccolé a Roma prima di sera. Erano le tre e mezza ed eravamo già in macchina, ma il cielo era troppo azzurro, le querce troppo verdi, la strada (ancora) troppo libera per andare dritti a casa.

E così siamo partiti nella direzione opposta. Siamo finiti a Civita di Bagnoregio, dove A. non era mai stato. Io avevo un ricordo da bambina di questo paese etrusco costruito su una base di argilla che, frana dopo frana, è rimasto un mucchietto di case abbarbicate in cima a un colle. Ci vivono ancora una decina di persone. L’ho trovato incantato come nell’immagine che avevo nella mia memoria, sembra fluttuare nel vuoto.

Anche Piccolé ha apprezzato. Andava in giro nel marsupio, in braccio al papà e sembrava studiare tutto. La vallata brulla sotto il ponte, le case di tufo, i gatti, gli archi, i passanti. È strano pensare che di questi giorni, di questi primi mesi insieme che io non dimenticherò mai lei non avrà nessun ricordo. Avrei voglia di scrivere ogni cosa, in ogni suo più piccolo particolare.

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