A Civita di Bagnoregio con un bebè: sospesi nella città sospesa

 

– Ammazza che trifora! – Come strapiomba sto strapiombo. – Si chiama ‘città che muore’ perché casca, casca giù proprio da sola -. Tra le persone che si inerpicavano sull’unico ponte lungo e sottile per raggiungere il borgo di Civita di Bagnoregio c’eravamo anche noi tre.

Non avremmo dovuto essere lì, avevamo mangiato presto in campagna e ci eravamo preparati a partire in fretta e furia per evitare il traffico e portare Piccolé a Roma prima di sera. Erano le tre e mezza ed eravamo già in macchina, ma il cielo era troppo azzurro, le querce troppo verdi, la strada (ancora) troppo libera per andare dritti a casa.

E così siamo partiti nella direzione opposta. Siamo finiti a Civita di Bagnoregio, dove A. non era mai stato. Io avevo un ricordo da bambina di questo paese etrusco costruito su una base di argilla che, frana dopo frana, è rimasto un mucchietto di case abbarbicate in cima a un colle. Ci vivono ancora una decina di persone. L’ho trovato incantato come nell’immagine che avevo nella mia memoria, sembra fluttuare nel vuoto.

Anche Piccolé ha apprezzato. Andava in giro nel marsupio, in braccio al papà e sembrava studiare tutto. La vallata brulla sotto il ponte, le case di tufo, i gatti, gli archi, i passanti. È strano pensare che di questi giorni, di questi primi mesi insieme che io non dimenticherò mai lei non avrà nessun ricordo. Avrei voglia di scrivere ogni cosa, in ogni suo più piccolo particolare.

Se ti è piaciuto questo articolo, commenta, chiedi, condividi! Il tuo parere è importante per me.


                                             

Leggi tutto

Bella ciao

La banda,

Zerocalcare che disegna,
I partigiani (che hanno la stessa magia di tutti i nonni ma di più),
Le calze rosse,
Bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
La borgata piena di bambini,
La cena con gli amici,
La ricotta del cannolo,
Le bandiere che sventolano,
Tante persone che battono le mani.

 

Sì, direi che a Piccolé il suo primo 25 aprile è proprio piaciuto.
Leggi tutto

Dove sono i miei calzini?

Dove sono i miei calzini? Sono finiti di nuovo i cereali! Cosa c’è per cena? Viviamo in una famiglia anni Cinquanta. Il papà si alza all’alba e torna con il buio. La mamma si sveglia, veste la bimba, mette a posto, lava, lascia la piccola ai nonni, va a lavoro, fa la spesa, riprende la piccola, le fa il bagnetto e la mette a nanna, poi cucina e aspetta il ritorno del marito per cenare.

Mi chiedono: ma ti aiuta? E sì, A. “mi aiuta”. Nel finesettimana tiene la bambina al mattino, lasciandomi dormire fino a tardi. E mi prepara la colazione quasi tutti i giorni. Non è questo il punto: io non voglio “aiuto”, voglio che ci facciamo carico in due della  famiglia. Così abbiamo deciso che avrebbe provato a mettere a letto lui la bambina, se tornava in tempo dal lavoro.

Ieri è stato il primo tentativo. Doveva infilarle il pigiama, mi fa: – Ci vogliono i calzini, ha i piedi nudi -. Vado a vedere e lo trovo che prova a metterle la tutina sottosopra, a testa in giù. C’è già addirittura un piedino che le spunta da una manica. Glielo faccio notare e non si scompone, mi fa – Lo dicevo che le stava un po’ stretta!

Leggi tutto

Ricordati di non placcare l’arbitro

– La partita è stata annullata alla fine del primo tempo, uno dei nostri aveva placcato l’arbitro.
-?

– Mica l’ha fatto apposta, quello era in mezzo tra un nostro pilone e l’avversario con la palla ed è stato travolto, ma non doveva stare là. E poi lo sai come sono fatti i piloni.
-…
– Per un po’ l’arbitro è rimasto a terra poi ha fatto riprendere il gioco, ma nella pausa ha detto che gli tremavano le mani, si è spaventato di brutto e allora il medico dell’altra squadra ha detto: se fossi uno dei miei ti manderei subito al pronto soccorso. E quello si è fatto convincere e ha annullato la partita.
-…
– Peccato perché stavamo facendo un partitone. Eravamo di sette punti sopra la capolista, ora si deve rigiocare da capo.

Morale: anche se stai giocando la partita della vita e sei pieno di energia, devi controllarla: ricordati di non placcare l’arbitro. Per una persona un po’ “irruenta” come me, è una lezione che può tornare molto utile. (E anche quella di non trovarsi tra un pilone e la palla ovale, perché “lo sai come sono fatti i piloni”).

Leggi tutto

Il barbiere hipster

Il barbiere hipster che ha aperto a Roma nella mia via è solo l’ultimo di una serie di negozi “giovani” arrivati negli ultimi mesi nel mio isolato. Il primo è stato un birrificio (qualcuno doveva aver detto al proprietario che si stava trasferendo nella zona un clientone come A.). Poi è toccato alla latteria-gelateria a chilometri zero. E c’è stata la volta del laboratorio di tatuaggi, che ha monopolizzato per settimane le conversazioni ai giardinetti tra vecchietti scandalizzati e ragazzini incuriositi.

Nel giro di un inverno è cambiato il volto della strada e si è avventurato a prendere una casa da queste parti anche qualche universitario, ma resta da vedere come i nuovi venuti si relazioneranno con i negozi “storici” del quartiere dalle sorelle brucia-caffé al fruttivendolo mummificato. Per il momento solo Stella, l’estetista cinese, ha dichiarato guerra ai ragazzi della birreria, colpevoli di disturbare con i loro schiamazzi i suoi massaggi.

Per rappresaglia, lei spara a tutto volume dalla mattina alla sera le sue canzoni preferite. Un giorno le ho chiesto se parlassero d’amore, mi ha risposto di no. “Questa – mi fa – per esempio dice: la Cina è grande, ma lavora e lavora e diventerai grande come la Cina”. Della serie: se non sono pazzi non ce li vogliamo.

Leggi tutto