Ti posso dare un bacio?

Mini-strategie di corteggiamento a una festa con sette marmocchi tra i quattro mesi e i cinque anni. C’è il cavaliere romantico che dedica disegni e attenzioni alla sua bella, condivide giocattoli, biscotti e mandarini ed è pronto a giocare anche a “vola farfallina” per stare insieme. C’è poi il bel selvaggio che non sembra accorgersi della presenza di esseri di sesso femminile, salta sui divani, gioca alla tigre, fa la lotta, poi (solo al momento di andare a casa) si avvicina a una biondina e le fa – Posso darti un bacio? – e ci rimedia pure un bacetto.

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La crisi della polenta

                                           

Piccolé vomita e ha la diarrea e io non oso chiamare il pediatra. Alla domanda se la bambina abbia mangiato qualcosa di nuovo in questi giorni, dovrei rispondere: polenta e ossobuco.
Polenta e ossobuco… A 14 mesi.

Eravamo dalla nonna nordica e A. ci teneva tanto che la bimba conoscesse gli autentici sapori longobardi. L’idea era di farle assaggiare solo la polenta… Ma non sembrava proprio che le piacesse. A. aveva già iniziato a disperare: “Vedi, non sarà mai una vera varesotta” quando la bambina ha afferrato un osso buco vuoto dal mio piatto e ha iniziato a ciucciarlo come fosse un biberon.

Così le abbiamo fatto assaggiare un po’ di carne, e insieme – finalmente – ha mangiato anche un po’ di polenta per la gioia del papà. Se Piccolé continuava a storcere il naso A. era pronta a farle fare il test del Dna.

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Vizi di famiglia




– E questa che vuole? -. Avevo pensato e ripensato all’incontro con Piccolé dopo un’operazione chirurgica stupidissima che mi avrebbe impedito di prenderla in braccio per qualche giorno. Ci saremmo trasferiti dai nonni finché non sarei potuta tornare a cambiarle il pannolone, metterla nel lettino, sul seggiolone, nel passeggino e compagnia bella.
Quello che non mi sarei mai aspettata era che… Lei non mi avrebbe più voluto e avrebbe iniziato a evitarmi. Della serie: non sei tu che non puoi prendermi in braccio, sono io che da te proprio non ci voglio venire. A casa Dangefò pure le pulci sono permalose.


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Scarpe da sogno

“Vedi, per una volta non sto guardando body e pigiamini”, penso fiera in metropolitana, mentre scrollo sul cellulare modelli e modelli di scarpe da donna. “Non per la pupa, per me”, ribadisco mentre le scarpe mi scorrono davanti agli occhi. Tacchi da capogiro, prezzi ancora più alti, piume, borchie. Nella mia vita precedente passavo ore a guardare modelli su cui non avrei neanche saputo camminare, poi è arrivata Piccolé.

Se le scarpette rosse che ballavano da sole in quella fiaba sadica* fossero state disegnate oggi, quali di questi modelli sarebbero state? Questo d’oro con le stringhe, o forse quello nero che fa tanto bondage? Quelle zebrate? Con il fiocco? Di paillettes? La mia fermata si avvicina e mi conviene sbrigarmi a guardare quello che sto cercando, chissà quando mi ricapita un po’ di tempo per farlo. Basta un solo clic per passare alla categoria “pantofole”. Tutto d’un tratto mi sento più triste. Dopo queste scarpe fashion, però, ora pretendo almeno una borchietta sulla ciabatta.
* Alla fine dovevano tagliare i piedi alla bambina, o ricordo male io?
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Il treno anti-bimbi

Tutti i bambini amano i treni, ma non tutti i treni amano i bambini. Il nuovo chiccosissimo Frecciarossa 1000 Mennea, per esempio, proprio non li può vedere. Soprattutto quelli piccoli e gattonanti, che non pagano il biglietto perché hanno meno di quattro anni. Rischia così di finire una storia d’amore che va avanti da generazioni, rafforzata da chilometri e chilometri di rotaie di legno, trenini elettrici di ogni forma e dimensione e fumanti locomotive.

Nell’ultimo supertreno, Trenitalia ha cancellato in un solo colpo due spazi vitali per i più piccoli: l’area riservata ai passeggini che era presente in ogni carrozza, nei modelli precedenti, e i tavolini del vagone ristorante, un diversivo dove passare un po’ di tempo tra una fetta di torta e un album da colorare. Sembrano cose da poco ma così, incastrati per ore in braccio a mamma o papà, senza un posto a loro assegnato, i bambini resistono all’effetto soporifero del viaggio (che, se fossero stati più comodi, li avrebbe stesi in cinque minuti). Diventano delle mine vaganti per la “gioia” dei genitori e degli altri viaggiatori.

Sapevo di questa fregatura e ho evitato per mesi, nel nostro girovagare tra Roma e Milano, i nuovi Frecciarossa 1000, alla fine però, grazie a un’offerta molto speciale, ho ceduto. Il treno è davvero bello e a un certo punto ho scoperto un optional che mi avrebbe fatto quasi perdonare tutte le altre magagne: un fasciatoio per cambiare i pannolini in bagno! Ma proprio quando Piccolé era già chiappotte all’aria e avevo finito le salviette per pulirla mi sono accorta che nei rubinetti… Non c’era acqua. Quel fasciatoio non era un servizio per i bambini, era una trappola.

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