NONE! Piccole modaiole crescono

Piccolé ha idee molto chiare in materia di stile. Fin da minuscola ogni tanto frugava tra i cassetti e brandiva i vestiti che voleva indossare. Da qualche tempo, poi, ha da ridire anche su come devo andare in giro io. A un anno e mezzo, già mi scioglie sdegnata la coda dai capelli o, al contrario, gioca felice tirando di qua e di là una gonna lunga e colorata.
Il massimo però è stato stamattina quando non trovavo gli occhiali e ho preso al volo, per iniziare la giornata, un vecchio paio un po’ stortignaccolo che non usavo da anni. Piccolé mi ha guardata e ha iniziato a scuotere decisa la testa da sinistra a destra facendo no! no! Poi ha manifestato tutto il suo disappunto esclamando un romanissimo ‘NONE!’. E’ stata la sua prima parola in dialetto, è una specie di super no rafforzato. (Roma batte Varese 1-0).

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Rumori molesti

Ogni tanto Piccolé, alle prime ore del mattino, spunta nel nostro letto con grande disappunto del papà. Nel lettone si riaddormenta e ronfa per ore.

– È proprio questo il punto, mi russa nelle orecchie e io non riesco più a dormire -, protesta A.
– Ma anche tu russi! -, provo a difenderla.
– Io non russo nelle orecchie a nessuno -, ha il coraggio di rispondere. A parte che io non sono “nessuno” (e prima o poi gliela farò pagare), ricordo che una volta eravamo in montagna e russava così forte che due nostri amici sono finiti a dormire in bagno per terra pur di non sentirlo. Avevano provato anche in macchina, ma faceva troppo freddo.

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Nascondina


Nascondino è il gioco preferito di Piccolé del momento. Scappa a nascondersi in continuazione, e si sente ridacchiare da lontano. Di solito è dietro la tenda del soggiorno. È capace di rintanarsi lì, con i piedotti che spuntano da sotto la stoffa, per quattro-cinque volte nel giro di pochi minuti.  Si nasconde in giro per casa, al parco giochi, nei negozi, all’asilo nido, dietro agli alberi. Sembra la bimba di quella favola di Gianni Rodari, Alice Cascherina
Di solito è facile trovarla ma a volte ci ha fatto prendere un infarto (come quando si è infilata nell’ascensore di un grande magazzino). Altre volte non ci accorgiamo proprio che si è nascosta e non la andiamo a cercare finché, dopo diversi minuti, non salta fuori da sola esultando dalla sua tana e grida ‘Tappatapatà!’ che vorrebbe dire ‘Ve l’ho fatta!’.
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Yo – Comunicazione coniugale 2.0


– Passi tu a prendere latte e arance?
– Yo
– Cena da P. stasera alle otto?
– Yo
– Faccio tardi
– Yo

A. non è mai stato un chiacchierone e non ama il telefono così sono abituata a un’unica risposta pressoché universale. Ho provato con domande trabocchetto tipo – Posso usare la tua carta di credito per comprare un paio di stivali miliardari? – o – Mando il curriculum per questo lavoro fichissimo in Bolivia? -, ma purtroppo non ci casca. A queste non risponde proprio. Stasera però ha deciso che dovevamo proprio parlare e mi ha chiamato per due volte di seguito facendo squillare il telefono fino a quando è partita la segreteria. Erano le 10 di sera, ero in camera di Piccolé che provavo ad addormentarla (da quasi un’ora). Ho rimpianto i solito Yo.
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In viaggio con Piccolé – a un anno e mezzo

   

Ora che Piccolé cammina (e corre) andare in giro con lei è una specie di addestramento militare tra scatti, piegamenti, sollevamento pesi, trazioni, squat.

– Passeggino a chi? – Il compagno di mille avventure è ormai di intralcio per esplorare la città palmo a palmo. Ci sale solo dopo formali proteste. Il suo gioco preferito, invece, è decidere da sola i percorsi, entrando in tutti i negozi, andando a salutare i cani e i gatti del quartiere, salendo e scendendo ogni gradino dieci volte. Così una rampa per carrozzine fuori da un bar diventa un’attrazione molto più ambita del parco giochi sotto casa. A spasso con lei mi sembra di scoprire la zona in cui sono cresciuta per la prima volta.

– Treno – Sempre una grande passione. Solo che vuole fare talmente tante volte avanti e indietro, avanti e indietro tra i vagoni che arriviamo a destinazione esausti come se avessimo fatto tutta la strada a piedi.

– Barca tra le onde – La scoperta delle ultime vacanze è stata che Piccolé non soffre il mal di mare. Non lo soffre proprio per niente. In traghetto nell’oceano, una mattina di mare grosso, mentre la mamma, verdastra, smaniava per la terraferma, la bambina dormiva come un angioletto. Un’altra volta,  ha iniziato a piovere mentre eravamo su un motoscafo a 40 minuti dalla riva e il suo unico problema era che non voleva stare stretta in braccio sotto l’asciugamano ma tenersi da sola alla battagliola e prendere tutti gli spruzzi. E’ arrivata a terra fradicia e felice.
– Aereo – Di notte è meglio. Non c’è il problema di dover stare a giocare seduta per ore in braccio a mamma o papà. I posti riservati alle famiglie con bambini sui voli a lungo raggio, poi, sono fantastici. Poteva allungare le gambe anche un gigante come A. La culla che ci hanno dato, invece, era un po’ piccola, in teoria poteva portare bambini fino a 10 mesi e sotto i 10 kg. Lei pesava poco di più ma era così lunga che riuscivamo a incastrarcela solo una volta addormentata. Incredibilmente sembrava stare comoda.

– Bicicletta – E’ in bici, però, che abbiamo dato il peggio di noi come genitori snaturati. Piccolé adora stare sul seggiolino e spesso ci si addormenta anche, tutta storta. Una volta, eravamo ancora al mare e stavamo andando a mangiare in una rosticceria, arrivati abbiamo slegato la bambina che dormiva tranquilla e la abbiamo messa sdraiata sul tavolo a fianco a noi. Dopo un po’ che avevamo finito, volevamo tornare al mare, ma lei non si svegliava. E così, facendo più piano possibile, l’abbiamo rimessa sul seggiolino, l’abbiamo legata stretta e siamo ripartiti verso una nuova spiaggia. La cosa pazzesca è che lei ha continuato a dormire, imperterrita.

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ps Le puntate precedenti: In viaggio con Piccolé a tre mesi e In viaggio con Piccolé a 10 mesi
Per il racconto del viaggio fai-da-te alle Seychelles con la bimba di un anno e mezzo, invece, guardate qui.

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