Ostia antica per bambini: la scoperta di Roma

Ostia antica per bambini, il teatro

 

E all’improvviso Piccolè, a tre anni, ha scoperto Roma. Ci è nata e da sempre zompetta sui sanpietrini, ma solo adesso ha capito di vivere in una città unica, con una storia speciale. La rivelazione definitiva è avvenuta in una gita a Ostia antica per bambini, una domenica di ottobre, in compagnia della nonna nordica e di un’amica.

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“Mi porti all’aeroporto di Ciampino?” e altre temibili prove d’amore

Raggiungere gli aeroporti di Roma, una bambina in viaggio

Come raggiungere l’aeroporto di Roma nella nostra famiglia è un argomento scottante. La mia visione “in qualche modo ci arriveremo” – ci sono pullman, shuttle, treni e taxi – si scontra infatti con il principio di mio marito per cui “possibile che non ci sia nessuno ad accompagnarci?”. Lui è cresciuto infatti in provincia dove, senza un’auto e un volenteroso accompagnatore, i piedi sarebbero probabilmente il modo più rapido per percorrere i 20 Km che separano il suo paese dall’aeroporto più vicino.


A questo si aggiunge il fatto che ha paura di volare e preferisce essere portato al patibolo, quanto meno, da un volto amico. “Non puoi chiedere a X?”, domanda sconsolato, dopo vari tentativi andati a vuoto, scorrendo la lista dei miei amici di Facebook e pescando a caso un compagno di classe delle medie che non sento dal 1997.

Raggiungere l’aeroporto di Roma Fiumicino

Così, ogni volta che stiamo per partire, è crisi. Per fortuna, l’arrivo di Piccolè ha semplificato le cose perché alla fine i nonni si fanno intenerire e ci accompagnano (quasi) sempre pur di far viaggiare la loro nipotina come una principessa. Eppure per andare a Roma Fiumicino le alternative da non mancano:

  • c’è il treno Leonardo Express che da Roma Termini parte ogni 15-30 minuti e ti porta ai terminal in una mezzoretta (unica nota dolente il prezzo, 14 euro ad adulto, gratis per i bambini),
  • ci sono anche altri treni regionali più economici, per esempio dalla stazione Tiburtina, ma meno affidabili,
  • e poi pullman di ogni forma e dimensione, che oltre alle principali stazioni fermano in diversi quartieri. Vicino a casa nostra, in zona Vaticano, c’è per esempio il Bus shuttle che si prende in Via Crescenzio 2 e passa ogni mezz’ora,
  • ci sarebbe anche il Car Valet, con la possibilità di parcheggiare la propria macchina nei pressi dell’aeroporto per circa 20 euro al giorno, ma noi non lo abbiamo mai provato,
  • e i taxi che dovrebbero applicare la tariffa fissa di 50 euro.

Raggiungere l’aeroporto di Roma Ciampino

Il vero problema è invece, da casa nostra, raggiungere l’aeroporto di Roma Ciampino, nella zona diametralmente opposta della città. Persino mio papà – di solito disponibile fino all’esagerazione – si è più volte rifiutato di accompagnarmici con le parole: “piuttosto ti pago io la differenza per prendere un aereo che vola da Fiumicino”. In effetti, soprattutto nelle ore di punta, tentare la traversata del Grande raccordo anulare significa passare almeno un’ora nel traffico. A complicare le cose c’è il fatto che, anche con i mezzi pubblici, raggiungere l’aeroporto di Ciampino dal nostro quartiere non è uno scherzo.

  • il modo più semplice, ed è tutto dire, prevede di prendere due treni regionali – il primo da Valle Aurelia o San Pietro a Trastevere – poi da qui uno per Ciampino città, più un autobus Cotral che passa ogni mezzora;
  • in alternativa ci sono i pullman, che si possono prendere da Roma Termini o da Anagnina, capolinea della linea a della metropolitana nella periferia Sud-Est della Capitale;
  • oppure si può andare in metro a Termini e da qui prendere un treno per Ciampino città e poi il pullman;
  • ci sarebbe anche il taxi, che dovrebbe costare la tariffa fissa – abbastanza onesta – di 30 euro per il centro città, ma pare sia difficilissimo farla rispettare. Soprattutto la notte, le cronache cittadine narrano di tassisti che selezionano i viaggiatori in coda fuori dall’aeroporto di Ciampino uno a uno – con una preferenza per i turisti dall’aria danarosa – e li caricano tutti insieme su un’unica vettura. Ovviamente fanno pagare a ognuno l’equivalente dell’intera corsa.

L’imprevisto dietro l’angolo

L’altro giorno A. partiva per Amsterdam e aveva spuntato che l’avrei accompagnato in aeroporto. Per fortuna partiva da Fiumicino, che dista circa mezz’ora da casa nostra in auto, e fuori dalle ore di punta, così era fin troppo tranquillo e rilassato. A Roma si dice che “Tranquillo ha fatto una brutta fine”… e infatti, così è stato anche per noi. Una mezza corsia dell’Aurelia ha pensato bene infatti di crollare e formare una voragine che ha paralizzato il traffico per giorni. Solo una corsa micidiale ha permesso ad A. di prendere l’aereo all’ultimo secondo. Forse è per questo che la chiamano la Città Eterna, perché partire da Roma è impossibile. Una volta arrivati, bisogna restarci per l’eternità.


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Che bella Frascati con i bambini (dalla chioma di un albero)

Frascati per i bambini, le ville Tuscolane

I castelli romani sono da sempre una destinazione prediletta dai bambini di Roma. Oggi ci andiamo con Piccolè solo una volta ogni tanto, ma negli anni 50 il trisavolo della bimba – il nonno di mia mamma – andava a Frascati con i bambini della famiglia tutte le domeniche. Caricava la macchina all’inverosimile di figli e nipoti e partiva in cerca di aria fresca, buon vino e uno stile di vita più rilassato. Quando non trovava proprio nessuno disposto ad accompagnarlo, ci andava comunque da solo, con una specie di tram tutto sgangherato.

Frascati per i bambini la festa Tocca gli alberi sabato 25 marzo

E’ passata una vita, quella tramvia non esiste nemmeno più (e neanche il trisavolo di Piccolè) ma gli ingredienti che rendono perfetta Frascati per una gita con i bambini sono sempre gli stessi. A questi, sabato 25 marzo 2017, si aggiunge la festa Tocca gli alberi della Società italiana di arboricoltuta Sia. I bambini scopriranno negli alberi un “luna park” di tronchi e chiome:
  • potranno arrampicarsi in cima a un cedro con le corde con dei veri tree climber, i giardinieri che “scalano” gli alberi come se fossero montagne,
  • si lanceranno si una teleferica tra un cedro e un leccio come dei moderni Tarzan e
  • potranno mettere alla prova le loro capacità di “piccoli equilibristi” provando a camminare sulle slackline, fettucce tese tra due alberi.
L’iniziativa, che mira a sensibilizzare le famiglie sull’importanza di una corretta cura degli alberi, prevede inoltre, per gli adulti, incontri con arboricoltori come A. ed esperti e lezioni dimostrative. L’appuntamento è a partire dalle 10 a Villa Torlonia, Frascati. Venite con noi, e spargete la voce.

Cinque motivi per cui i castelli romani e Frascati con i bambini  sono perfetti per una gita

Anche al di là della festa Tocca gli alberi, ci sono almeno cinque motivi per cui Frascati con i bambini è la destinazione perfetta:

Frascati per i bambini, il belvedere
  • 1 – I parchi e le Ville Tuscolane
Allo splendore della natura si accompagna il genio degli architetti rinascimentali e barocchi, come Giacomo Della Porta, che hanno disegnato qui residenze estive, giardini e palazzi per la nobiltà romana, le ville Tuscolane, in una sfida a quale fosse la più bella ed elegante che è andata avanti per secoli. La nostra preferita – anche se non le abbiamo viste tutte e dodici – è villa Aldobrandini, che si protende sul belvedere.
Giochi per i bambini a Frascati
  • 2 – I parchi giochi per bambini di Frascati
Il verde si estende a perdita d’occhio e qui e là sorgono aree gioco attrezzate per bambini che a Roma ce le sogniamo: altalene a ragnatela, vele dei pirati rotanti, piste per scatenarsi sui pattini a rotelle, ce n’è per tutti i gusti.
Bambina mangia panino con la porchetta a Frascati
  • 3 – La porchetta
Sappiamo che la cucina locale vanta anche specialità più raffinate, ma noi non riusciamo a resistere al richiamo di un panino con la porchetta, calda e croccante. E anche Piccolè lo apprezza fin da piccola, deve essere nel Dna dei bambini romani. Il consiglio dei locali per un panino delizioso è andare alla piazza del mercato di Frascati, subito prima della passeggiata panoramica, e scegliere il baracchino più rustico.
Bambino che gioca e fiasco di vino Frascati
  • 4 – Le fraschette dei castelli romani
E poi c’è il vino servito della fraschette, le tradizionali osterie. E’ un ingrediente che non può mancare a una gita di famiglia a Frascati e, rendendo i genitori più rilassati, fa anche i bambini più felici. Molte delle vecchie cantine si sono evolute nel tempo in trattorie dove è possibile mangiare anche taglieri di salumi e affettati, primi piatti locali, abbacchio e altre specialità.
Dolci tipici di Frascati per i bambini, la pupazza frascatana
  • 5 – La pupazza frascatana

Dolce epilogo di ogni scampagnata è un biscotto al miele dalle sembianze un po’ sexy, raffigura infatti una ragazza con tre tette, la Pupazza frascatana (qui la ricetta della Pupazza frascatana). E’ un omaggio a una mitica balia di Frascati che, secondo la leggenda, riusciva a calmare anche i bambini più irrequieti alternando al latte un fiaschetto di vino. Devo ammettere che, nelle notti più difficili con Piccolè, quando proprio non voleva dormire, mi è venuta in mente più volte.

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Non è mai troppo presto per sognare il weekend

Non è buon segno quando la settimana inizia cercando il mascara waterproof lunedì mattina perché sai che potresti piangere  e vuoi almeno evitare di finire con gli occhi da panda.

Quando martedì vorresti solo dormire ma finisci a seguire per lavoro la protesta dei tassisti tra bombe carta, cariche della polizia, fumogeni e saluti a braccia teso.

Quando mercoledì c’è lo sciopero dei mezzi pubblici, ma devi comunque scapicollarti senza auto dall’altro capo della città.

Quando giovedì provi a comprare una normalissima crema per il viso colorata tonalità ‘Natural’ e la commessa ti fa acida: “Guarda che quella è troppo scura per te, ti ci vuole questa color butter cream”. (Come dire, chi non vorrebbe una pelle color burro? E io non le avevo nemmeno chiesto un consiglio).

Taxi, la protesta a Porta Pia

Dall’inizio della settimana Piccolè continua a chiedermi “domani è sabato”? Ha iniziato presto a fare il conto alla rovescia per l’arrivo del weekend, quando non si va a scuola e giochiamo insieme tutto il giorno. “L’attra votta è stato bellissimo, coi pirati e il signore che suonava ghitarra”, ha ridetto stamattina. Del resto non capita tutti i giorni di dare l’assalto a una biblioteca con 17 altri piccoli corsari (roba da pazzi, il video rende l’idea).

Questa volta ho proprio bisogno di un weekend grandioso. E’ stata una settimana nera. Solo per dirne una, a lavoro mi hanno praticamente dimezzato lo stipendio, dopo sei anni. L’azienda è in crisi e con il mio contratto potevano farlo. Ma domani è venerdì, arriva il weekend! Ed è pure Carnevale. A proposito, noi domenica saremo alla festa in maschera di villa Pamphilj a Roma, la CarneVilla. Appuntamento alle 11 del 26 febbraio 2017 al teatro di villa Pamphilj per la partenza della caccia al tesoro dell’associazione Il Flauto Magico.

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La scuola nel bosco – pericolo cinghiali

scuola materna Leopardi
Ritorno alla scuola dove sono andata da piccola. Più di 20 anni passano in un secondo: le aule semi-nascoste nel bosco (un tempo ricoperte di amianto), i pini a perdita d’occhio (fino a coprire le antenne che sparavano onde elettromagnetiche a tutto spiano), i muretti di pietra su cui arrampicarsi, rincorrersi (e sfracellarsi), la terra polverosa con cui fare la “caccamolla” da tirarsi in terribili guerre tra bande. 
La scuola è diventata ancora più selvaggia, da quando sono andata via. Un tempo il pericolo peggiore erano le processionarie, che da bambini temevamo come branchi di lupi selvatici. Ora le belve sembrano arrivate davvero: “è stata segnalata la presenza di cinghiali” si legge in un cartello sul cancello della scuola che invita a non avvicinare o dar mangiare agli animali. E’ davvero un posto pazzesco, nel bene e nel male.


Io sono venuta a dare un’occhiata prima di consumare il “tradimento”: penso che iscriverò Piccolè a un’altra scuola dell’infanzia, infrangendo la promessa che mi ero fatta alla fine della quinta elementare, in lacrime perché non volevo andare via: i miei figli sarebbero andati lì o da nessun’altra parte. L’altra scuola però è più vicina, posso accompagnarci Piccolè a piedi e ci va già uno degli amici più cari. Avremmo dovuto comprare un’altra macchina solo per portare Piccolé qui. E poi non è una decisione per sempre, la iscriveremo in questa scuola alle elementari. Tutte ottime scuse ma – appunto – scuse.

Forse è il senso di colpa che mi rende così sentimentale mentre affronto la “Salita”. La scuola mi sembra ora così silenziosa, vuota, senza le nostre voci di bambini. Tutti gli alunni devono essere nelle classi a fare lezione. Mi ricordo il primo giorno di scuola, i grembiulini a quadri, le cartelle rosse, Petra, Irene e Sara che ride. Ma non riesco a rivivere le stesse sensazioni. Poi entro nel grande padiglione delle elementari e l’odore della mensa, inconfondibile, mi riporta finalmente indietro nel tempo. Quel puzzo inconfondibile mi abbraccia come un vecchio amico, anche se non era neanche buona, come mensa: ricordo che quello mangiavo con più gusto era la carta delle tovaglie.

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Il libraio snob, il giocattolaio anticonsumista e l’agente immobiliare sadomaso

Tantissimo tempo che non scrivo. Il rientro è stato un po’ movimentato, ma ci stiamo dentro. Piccolé è tornata a scuola con grande entusiasmo già dal primo settembre. Nel frattempo ha deciso che non vuole più il pannolino (anche se non ha ancora il pieno controllo della situazione) e che può tranquillamente andare a letto dopo le undici visto che ormai, a quasi due anni, è grande. Al momento stiamo trattando.

Dopo un’estate da pendolari che, all’apice del caos, ha previsto tutti insieme al mare ben tre nonni e una bisnonna (più zii, cugini e gatto) in un allegro delirio, siamo tornati alla nostra casetta di Roma. Ho scoperto in questo mese di treni, biciclette, pullman e autobus il valore inestimabile di lavorare a cinque fermate di metro da casa (anche se la metro è quella bradipesca della Capitale). Ogni tanto, presa dall’entusiasmo, mi lancio anche a fare la strada a piedi ma finisce sempre che mi perdo per negozi e faccio tardi.

Intanto mi hanno incastrato nel gruppo whatsapp della palestra, che è quasi peggio del gruppo whatsapp dei genitori del nido. Ho detto quasi: peggio del whatsapp dei genitori del nido non c’è niente. Comunque anche questo dei maniaci del fitness non scherza; la maggior parte digiuna e si allena in pausa pranzo, così spesso mi arrivano foto dei vari traguardi sportivi raggiunti appena io ho ingoiato l’ultimo morso di pizza e me la mandano di traverso. Non mi stupisce che sono la più cicciona del corso.

A consolarmi ci pensano i negozianti della zona (avevo raccontato già qui alcune loro avventure, Nella terra di mezzo). Ultimamente – però – hanno preso una strada masochistica che mi preoccupa. I primi sono stati quelli della libreria dietro casa, che purtroppo ha chiuso. Faticano a sopravvivere alla concorrenza di Amazon e Feltrinelli anche quelle del centro, figuriamoci questa qui, sepolta tra i palazzoni. Il libraio poi aveva l’abitudine di consigliarti sempre libri bellissimi – che però lui non aveva – e di disdegnare quelli che, invece, aveva negli scaffali. “La Ferrante? Carina, se ti piace il genere”, diceva storcendo un po’ il naso. E tu posavi quasi vergognandoti il libro che stavi portando alla cassa.

Il libraio snob non è il solo autolesionista nel quartiere. Gli fanno compagnia, prima di tutti, i giocattolai anticonsumisti. Sono un gruppo di pedagogisti e architetti che hanno messo su un negozio bellissimo, tutto in legno, con spazi dove giocare e disegnare e anche un laboratorio per le riparazioni gratuite di vecchi giocattoli. Il problema è che è difficilissimo comprargli qualcosa: metà dei giochi in vendita costano un capitale e l’altra metà è divisa rigidamente in scaffali in base all’età dei bambini. Una volta si sono rifiutati di vendermi una bambola di pezza, perché era troppo “da grandi”.

C’è poi l’agente immobiliare che spinge gli appartamenti della concorrenza. Mi affaccio al suo negozio spesso, alla ricerca della casa dei sogni, così ormai ci conosciamo abbastanza bene. L’ultima volta che la vedo faccio – Per caso hai qualcosa per me? – e lei sincera: – Io no, ma hai visto quel cartello di vendita in via tal de tali? Secondo me fa proprio al caso tuo. – Puoi portarmi a veder l’appartamento? -. – No, non ce l’ho in vendita io. E’ dell’agenzia all’angolo, prova a chiedere a loro -. Forse non ne poteva più delle mie richieste continue, e stava provando a sbolognarmi. Altro che masochismo, la sua era una strategia di sopravvivenza.

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