10 motivi per viaggi ad Amsterdam con i bambini

Bambini piccoli in viaggio ad Amsterdam
Amsterdam è una città-parco gioco per i bimbi come per gli adulti, e subito al di là dei suoi confini ecco cittadine incantate, campi di fiori, praterie con cavalli, spiagge selvagge. Scegliendo l’Olanda come destinazione per partire con Piccolé siamo andati a colpo sicuro. Una settimana in campeggio vicino Amsterdam con i bambini ci è bastata solo per averne un primo assaggio.

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In campeggio in Olanda con bambina di 10 mesi

Campeggio in Olanda: bambina fa colazione con papà

In campeggio in Olanda con i bambini, vicino Amsterdam.
– Guarda quei ragazzi come giocano con Piccolé, sembrano proprio pensare: chissà se, quando avremo dei bambini, verremo ancora in campeggio.
– Forse è meglio che li avvisiamo, ma siete matti? Solo alberghi a almeno quattro stelle!

Stiamo bevendo una birra nel pub del camping, felici ed esausti dopo le nostre esplorazioni della città e dei dintorni con bicicletta e bebè.

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In viaggio con bebè di 10 mesi: bici, aerei e passeggini

La bambina si conferma una grande viaggiatrice, è la mamma che riesce sempre meno a starle dietro. Del resto il viaggio con bebè di 10 mesi al seguito inizia ad essere un’avventura, tanto da farci rimpiangere come facilissime le prime esperienze di viaggi con neonati di due-tre mesi, quando ancora un po’ di latte e di coccole potevano risolvere ogni problema.

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Mini-inviata (molto) speciale all’Expo

Babababa pa pa aaaah ba…
Traduttore Piccolé – italiano attivato.

All’Expo io ci sono già stata. Ci sono andata con mamma e con la nonna nordica in treno – che è sempre un’avventura – un giorno che papà era al lavoro a Milano.

È stato così emozionante il viaggio in treno che quando siamo arrivate mi ero appisolata un attimo e ho perso il padiglione zero – peccato perché con l’atmosfera incantata, l’albero gigante e tutti gli animali mi sa che mi sarebbe proprio piaciuto.

C’era tantissima gente all’Expo ma i bambini possono saltare le code e così siamo riusciti a vedere un sacco di cose. Abbiamo preso una navetta e siamo scese all’albero della vita che è piccolo e tristanzuolo ma circondato da sedie-trottole rosse da cui non sarei più scesa.                                    

Poi abbiamo visto il padiglione Italia – qui il mio passeggino ci ha permesso di saltare una fila di due ore e mezza. C’era una stanza piena di specchi e video giganti che ti trasportavano al centro di panorami incredibili. Bella anche l’area bimbi con cuscini a forma di semi e foglie giganti tra cui giocare e gattonare (perché io adesso so gattonare benissimo, eh).

                                     
Era arrivata ora di pranzo e abbiamo vagato un po’ per cercare un posto dove mangiare (per assurdo, in un’esposizione dedicata al cibo come l’Expo, c’erano code ovunque e prezzi da urlo). Siamo finite al padiglione olandese, che sembra un vecchio lunapark e abbiamo preso un hotdog e un gelato girando su una piccola ruota panoramica.
                               

Erano già passate tre ore e si stava facendo tardi. Sulla strada verso casa ci siamo fermate al padiglione Brasile, dove ho provato a gattonare su un ponte di corda amazzonico, e a guardare dei balli tribali dell’Angola.
                                 
Mamma dice che tra scandali, cemento e multinazionali l’Expo è un trionfo della globalizzazione “vecchio stile” e non mostra nessun modello di sviluppo alternativo, ma in fondo ci siamo divertite. Abbiamo intravisto padiglioni fatti tutti di cassette della frutta (Polonia), a forma di alveare (Regno Unito), di mulino (Bielorussia), di mercato (Francia), lunari (Corea), verdeggianti (Monaco), enormi (Cina) e hi tech (Azerbaigian).
Alla fine si tratta di un parco giochi sull’alimentazione perfetto per bambini e appassionati di design, affascinante, ma niente di più.

                               

Ps Attenzione: i bambini con meno di 3 anni non pagano per entrare all’Expo di Milano ma hanno bisogno comunque di un biglietto che bisogna procurarsi per passare i tornelli. Noi siamo dovute tornare a prenderlo alla stazione di Rho Fiera.

È possibile prenotare sul sito di Expo dei passeggini “di cortesia” per la visita e sono a disposizione aree per bambini e fasciatoi con pannolini e prodotti per il cambio gratuiti, ma non sono ben segnalati. Bisogna avere fiducia e dopo un po’ saltano fuori. Qui c’è una mappa su dove trovarli.

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A Civita di Bagnoregio con un bebè: sospesi nella città sospesa

 

– Ammazza che trifora! – Come strapiomba sto strapiombo. – Si chiama ‘città che muore’ perché casca, casca giù proprio da sola -. Tra le persone che si inerpicavano sull’unico ponte lungo e sottile per raggiungere il borgo di Civita di Bagnoregio c’eravamo anche noi tre.

Non avremmo dovuto essere lì, avevamo mangiato presto in campagna e ci eravamo preparati a partire in fretta e furia per evitare il traffico e portare Piccolé a Roma prima di sera. Erano le tre e mezza ed eravamo già in macchina, ma il cielo era troppo azzurro, le querce troppo verdi, la strada (ancora) troppo libera per andare dritti a casa.

E così siamo partiti nella direzione opposta. Siamo finiti a Civita di Bagnoregio, dove A. non era mai stato. Io avevo un ricordo da bambina di questo paese etrusco costruito su una base di argilla che, frana dopo frana, è rimasto un mucchietto di case abbarbicate in cima a un colle. Ci vivono ancora una decina di persone. L’ho trovato incantato come nell’immagine che avevo nella mia memoria, sembra fluttuare nel vuoto.

Anche Piccolé ha apprezzato. Andava in giro nel marsupio, in braccio al papà e sembrava studiare tutto. La vallata brulla sotto il ponte, le case di tufo, i gatti, gli archi, i passanti. È strano pensare che di questi giorni, di questi primi mesi insieme che io non dimenticherò mai lei non avrà nessun ricordo. Avrei voglia di scrivere ogni cosa, in ogni suo più piccolo particolare.

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