Istruzioni per l’uso

Tra dieci giorni torno al lavoro e Piccolé, per adesso, resterà con i nonni. Per scacciare un po’ il magone ho pensato a quello che ho imparato in questi (quasi) quattro mesi insieme e al manuale di istruzioni che avrei tanto voluto avere alla sua nascita. Magari potrà essere utile a farla stare bene quando sarò lontana.

Al mattino è sempre felice, le piace poltrire, “chiacchierare” e fare i rotoloni sul lettone.
Se piange (di solito) ha fame o ha sonno.
Se non ha fame e non ha sonno, si può provare a toglierle il pannolone e farla sgambettare un po’ sul fasciatoio. Se neanche questo funziona, una passeggiata la stende.
Detesta infilarsi le maniche, ma adora andare a spasso (anche sotto la pioggia).
Ama gli autobus, le sta antipatica la metro.
Quando si stropiccia gli occhi o vuole stare solo in braccio è stanca. Dopo poco, se non va a nanna, diventa una scimmia urlatrice.
Resiste al sonno con tutte le sue forze, ma raccontandole storie e cantando (molto) alla fine cede.
La canzone a cui proprio non sa resistere è Citrosodina.
Trova molto interessante chi cucina, stende, lava i piatti, sfoglia il giornale rumorosamente.
Non tollera, invece, che si stia al computer o al telefono.
Mettersi a tavola o farsi una doccia è il modo migliore per svegliarla.
La poltrona a righe resta sempre una grande passione.

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La scomparsa di Babbo Natale

Un messaggio minatorio a fianco dell’ascensore ci ha accolto al ritorno dalle feste. Denunciava il furto di un Babbo Natale di feltro e lanciava maledizioni sul ladro e la sua famiglia. Non abbiamo avuto bisogno di raggiungere il nostro pianerottolo per sapere chi doveva essere la vittima, la violenza dell’invettiva parlava da sè.

Ecco infatti sulla porta della nostra vicina una corona natalizia al posto del vecchietto vestito di rosso. Sulla porta accanto, dove abita la sorella, un Babbo Natale identico a quello sparito era ancora al suo posto, a rendere più beffarda la situazione.

Basta molto di meno di questo a mandare su tutte le furie la nostra vicina. Una volta ci ha urlato contro di tutto per il rumore di una cena, erano alle nove e mezza di sera. Ci ha anche scritto una lettera di fuoco perché degli amici fumavano sul nostro terrazzino. Ha poi preteso che comprassimo uno stuoino extra lusso identico al suo. E passa le notti a gridare da sola, al telefono o contro la sorella. Questa, da parte sua, evita ogni contatto sociale. Persino sulla sua porta, accanto al sorridente Babbo Natale, c’è la scritta “Vietato suonare e bussare”.

Io conosco da sempre le nostre Patti e Selma (vivo nella casa che era di mia nonna), ma A. è terrorizzato dalle due sorelle. “Guardati alle spalle! – mi raccomanda – Quando torni dalla spesa non lasciare nemmeno un secondo la pupa sul pianerottolo. E qualunque cosa succeda, urla forte!”.

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Un messaggio dal passato

E’ mezzanotte. Ho appena vinto un testa a testa particolarmente duro con Piccolé per metterla a nanna quando vedo un messaggio sul telefono.
 “Ciao, sn X! Ti ricordi di me? Ti avevo portato da Bujmegen a Weeze to catch your aereo… non so dove sei adesso, ma la mia sorella sta a milano ora e sta cercando un posto per dormire… so che è tardi ma mi sei venuta in mente”.

Al momento non capisco, non ricordo assolutamente di essere mai stata in un posto chiamato Bujmegen, né tantomeno di Weeze. Poi un flash. Cinque o sei anni fa, in un momento molto scapestrato, sono andata a trovare degli amici a Utrecht. Per risparmiare, nonostante avessi solo un weekend libero, avevo preso un volo low cost per una città tedesca, da cui dovevo prendere un pullman e poi un treno per arrivare da loro.

Al ritorno è successo l’inimmaginabile: il treno olandese è arrivato in ritardo (quasi fosse un espresso italiano qualsiasi) e ho perso il pullman per l’aeroporto. Mi trovavo in Olanda e avevo un’ora per raggiungere a tutti i costi un aeroporto sperduto da qualche parte in Germania. Disperata, mi sono messa a fare l’autostop e così ho incontrato X, che stava andando in Austria ma era disposta ad allungare un po’ per non farmi perdere l’aereo. Non l’ho più sentita da allora. Il suo sms, in un momento in cui rischio di annegare tra pannoloni e poppate, mi è sembrato un messaggio dal passato. Diceva: te la caverai come te la sei sempre cavata, non per niente ti chiami Calamity.

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Natale e altri imprevisti

Cose che capitano a un ignaro due-mesienne nelle feste di Natale.
Nella tribù Dangefò le celebrazioni natalizie iniziano più o meno l’8 dicembre e durano un mese pieno: stipare in una sola settimana tutte le cene, i pranzi e le rimpatriate sarebbe stato impossibile. E così non siamo ancora alla vigilia ma già è successo che:

  1. Piccolé si ritrova vestita da renna (all’insaputa dei genitori).
  2. Babbo Natale vuole assolutamente fare la foto con lei (terrorizzandola).
  3. La pupa riceve tanti regali che nemmeno l’intera tribù di Brad e Angelina.
  4. Si addormenta nel caos in braccio a mamma (e si risveglia cullata da una proproprozia acquisita).
  5. Un bambino incontrato al ristorante la adotta come bambolotto (e se la vuole portare a casa).
  6. La bimba conquista una quantità di poppate anti-panico da overdose di latte.
  7. Ha più foto del principino George (secondo me la sua prima parola sarà “selfie”).
  8. Finisce dentro al presepe tra il bue e l’asinello.
  9. Atterra con una zampata l’albero di Natale più chic della famiglia.
  10. A furia di brindisi della mamma, è già pronta per i baby-alcolisti anonimi.
ps Quasi dimenticavo… buon Natale a tutti!
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Al parco – Questione di stile (e di termometro)

Il termometro balla tra i 5 e i 25 gradi e l’abbigliamento diventa una roulette russa, soprattutto per i più piccoli. E così, al parco, quando tre mamme si incontrano subito sbirciano l’una nella carrozzina dell’altra in cerca di conforto.
Mamma 1 – bimba con tuta imbottita da neve, cappello in pile e guanti.
Mamma 2 – tutina in ciniglia, giacca e coperta leggera.
Mamma 3 – vestitino di cotone, scaldacuore e lenzuolino.

Le tre si osservano e si convincono di aver sbagliato tutto, così la volta dopo mettono ai pupi:
Mamma 1 – vestitino di cotone, scaldacuore e lenzuolino.
Mamma 2 – tuta imbottita, cappello in pile e guanti.
Mamma 3 – tutina in ciniglia, giacca e copertina.

Ma ancora non ci siamo, i bebè sono semi-congelati o bolliti per il caldo e allora, la volta ancora dopo…
Mamma 1 – tutina in ciniglia, giacca e copertina.
Mamma 2 – vestitino, scaldacuore e lenzuolino.
Mamma 3 – tuta imbottita, cappello in pile e guanti.

Bisognava uscire dal loop. Ho iniziato a portare con me quasi tutto il guardaroba della bambina, dal copricostume al piumino da neve. Ma nonostante la borsa da giro del mondo, Piccolé si è raffreddata: ha il naso chiusissimo e fa fatica persino a mangiare o ad addormentarsi. Proprio adesso che sembrava arrivare il freddo vero a semplificare le cose.

ps L’angolo delle buone notizie. E’ uscito il bando Inps per i buoni per nido o babysitter, sono fino a 3.600 euro a neonato se la mamma rinuncia al congedo parentale.

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