Prove generali di lockdown, e la mamma dov’è?

Prove generali di lockdown. È il secondo fine settimana che passiamo a casa.

Uno dei due bimbi smocciola e l’obiettivo è arrivare al lunedì senza traccia di raffreddore. Fa un effetto molto “marzo 2019”, oggi pomeriggio rifaremo addirittura i biscotti al cioccolato. 

Per rimetterci a impastare pane e pizza, invece, aspettiamo la fase 5 (o quello che è, non mi ricordo a che numero siamo arrivati). Ma ho controllato, e abbiamo ancora scorte di lievito per stare a posto fino al 2021.

L’ho preso come un allenamento in vista di possibili nuovi periodi di reclusione. E ho fatto una scoperta sensazionale.

Se non mi vedono, i bambini giocano tranquilli, spesso insieme o anche da soli, vicini, senza litigare (devo riconoscere che A. lo ha sempre sostenuto). Se sono nella stessa stanza, soprattutto se ho (non sia mai) un libro o un giornale in mano, mi chiamano in continuazione, bisticciano, hanno fame, sete, devono fare la pipì, cercano quel gioco minuscolo di cui abbiamo perso le tracce da mesi o quello più su in alto sullo scaffale.

Così passo le giornate a nascondermi. Spesso in camera loro (dove chissà perché non giocano quasi mai), o anche in cucina o in bagno (mi sono persino fatta, dopo anni, una maschera di bellezza).

Sto pensando di inventarmi una scrivania nel ripostiglio, se torneremo in lockdown. Anche perché sono furbissimi e spesso mi scoprono. “Che ci fai qua?” mi ha chiesto Piccolè (6 anni) trovandomi sulla sua poltrona immersa in una rivista. Mentre il Picinin (quasi 3) quando ha visto che prendevo il cappotto per andare a fare una passeggiata con una scusa qualunque, si è messo davanti alla porta a quattro di spade. Mi ha detto una sola parola: “VIETATO!”.

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