Ora il diritto all’aborto è davvero a rischio

Aborto negato


Leggo questo titolo su Internazionale. L’articolo parla degli Stati Uniti.

Ma potrebbe benissimo parlare di Italia. Soprattutto dopo che la pandemia ha reso tutto ancora più complicato.

Il diritto ad abortire (che poi è il diritto a non rischiare la propria vita con un aborto clandestino, perché è questo ciò che succede quando non c’è la legalizzazione) spesso viene negato . O si traduce in un incubo, come ha vissuto una mia amica che ha trovato il coraggio di denunciare in Il diritto d’aborto diventa tortura – L’Espresso.

Aborto terapeutico

Mi sembra che non se ne parli abbastanza. Anzi, che non se ne parli proprio. Per lottare contro censure e tabù su un tema così doloroso, è nata la campagna Aborto negato – rompiamo il silenzio #anomeditutte. Io non ho niente da raccontare, ho pensato quando ne sono venuta a conoscenza. Eppure non è proprio così.

La mia storia

Non ho mai abortito e la mia famiglia molto aperta, post-hippy e cattocomunista ha iniziato a propinarmi video di educazione sessuale fin dalla scuola elementare. Il fatto poi che mio papà fosse un dottore aveva fatto di me, a un certo punto, tra gli amici, una specie di consulente in materia di sesso, anticoncezionali e pillola del giorno dopo.

Eppure, anche io. Ero molto giovane e, al primo campeggio con gli amici in un paese delle Marche, avevo avuto un incidente con un preservativo. Non volevo dirlo ai miei genitori. Nel paese c’era una guardia medica ma era un obiettore di coscienza e non mi avrebbe prescritto la pillola del giorno dopo. Con il mio ragazzo di allora abbiamo iniziato a girare freneticamente tra ambulatori e ospedali della provincia di Ascoli Piceno in pieno agosto, in pullman, in autostop, alla fine in taxi dilapidando i soldi che ci sarebbero dovuti servire per la vacanza.

Alla fine abbiamo trovato un dottore che mi ha prescritto qualcosa (solo dopo che ero scoppiata a singhiozzare di fronte all’ennesimo rifiuto). Era una pillola arretrata in un dosaggio da cavallo, con effetti collaterali più pesanti di quelle versioni moderne e mi ricordo che sono stata malissimo con nausea e forti dolori al seno e al ventre.

Poi il dottore aveva fatto un cazziatone terribile al mio ragazzo prendendolo in disparte e chiamandomi “la bambina”, quasi mi avesse violentata. Mi ero sentita umiliata e avevo rimosso questa storia fino ad oggi, anche se non è stato davvero niente rispetto a chi ha dovuto affrontare un vero aborto.

Oggi, 28 settembre, è la giornata internazionale per l’accesso libero e gratuito all’aborto. A cento anni dalla prima legge che ha legalizzato l’interruzione volontaria di gravidanza, ahimè, ce n’è ancora davvero bisogno. In questo post di Non una di meno tantissime informazioni necessarie. Parliamone.

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