Mostre e musei. La nostra prima volta post Covid

Mostre post Covid

All’inizio è stato un suggerimento a mezza voce, nei primi giorni della riapertura.

“Ho portato il bambino ai musei Vaticani e alla cappella Sistina, è stato bellissimo”. Poi sempre più persone parlavano di ritorni alle mostre post Covid in una pace incredibile.

Ci siamo lasciati convincere anche noi. Prima siamo andati alla mostra di Raffaello alle Scuderie del Quirinale per il compleanno di mia mamma, solo tra adulti. Poi abbiamo portato i bambini al palazzo delle Esposizioni.

Raffaello alle Scuderie del Quirinale, la mostra post Covid

La mostra di Raffaello era una delle più attese quest’anno e – Covid o non Covid – per trovare biglietti disponibili abbiamo dovuto prenotare di notte, alle 11 e mezza. Già questo poteva farci immaginare che non avremmo avuto tutta la tranquillità del mondo per la visita.

Per il rispetto delle norme di sicurezza, gli ingressi sono contingentati, bisogna indossare la mascherina e per tutto il percorso i tempi sono definiti rigorosamente: 5 minuti per sala dalla più interessante alla più semplice, con un accompagnatore che controlla il gruppo e impedisce di sgarrare. Sarebbe stato meglio se fosse stato almeno una guida turistica, almeno avrebbe avuto qualcosa su Raffaello da raccontare.

Nonostante questo, la mostra è stupenda, e merita una visita anche così. La cosa che mi è piaciuta di più sono i disegni, i cartoni preparatori dove si vede tutto il lavoro di un genio, e che sarei rimasta a guardare con più calma.

Raffaello, mostra post Covid
Raffaello, frammento del cartone preparatorio della Madonna Tempi

La mostra del World press photo con i bambini

Il giorno dopo abbiamo tentato una nuova mostra post Covid, questa volta con i bambini. A Roma con il termometro verso i 40 gradi ci sembrava una delle destinazioni migliori.

Siamo andati alla mostra delle fotografie del World press photo, che un tempo non ci perdevamo mai. Anche in questo caso, abbiamo comprato i biglietti on line e abbiamo dovuto scegliere tra uno degli orari rimasti disponibili, ma la visita poi era libera nelle grandi sale del Palazzo delle Esposizioni.

Il controllo anti-Covid c’era (a un certo punto ci hanno chiesto di modificare il percorso di visita per evitare gli assembramenti) ma era molto più leggero e poco invasivo.

Per la prima volta anche Piccolé (5 anni e mezzo) era interessata alle foto, e chiedeva di spiegarle che cosa raccontavano. Non è stato facile, visto che alcune sono molto dure e violente, e ho cercato di inventare un “lieto fine” per tutte (meno male che i bambini non sanno ancora leggere le descrizioni). Così siamo riusciti a evitare incubi e, al tempo stesso, conoscere il mondo un po’ di più.

La foto che è piaciuta di più a Piccolé è stata quella delle bambine che giocano a campana, proprio come lei, in una scuola coranica, mentre il Picinin (2 anni e mezzo) è rimasto conquistato dalle tigri che bevevano dal biberon e facevano il bagno in piscina, anche se non siamo riusciti a convincerlo che non è giusto allevare animali selvatici come gattini.

La mostra del World press photo a Roma
Sabiha Çimen, Hafız: Guardians of the Qur’an

Io, di solito, non amo andare alle mostre con i piccoli (raccontavo qui come ho vinto la paura dei musei con i bambini), e stavolta delle persone si sono lamentate perché i bambini “parlavano ad alta voce”. Meno male che avevamo finito la visita e abbiamo potuto rifugiarci all’area per i bimbi del Palazzo delle esposizione, sempre accogliente.

Lì abbiamo trovato la mostra Tra Munari e Rodari e spazio per leggere e giocare. Proiettavano anche i video dove cinque artisti – tra cui la nostra amata Mariachiara Di Giorgio – facevano vedere il loro lavoro passo passo per illustrare favole e filastrocche. Non riuscivamo più a portarli via.

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