Belle ciao! W la liberazione (anche in isolamento)

Bambini alla finestra per la Festa della liberazione

Il nostro 25 aprile da reclusi non è stata una grande festa della Liberazione.

Il papà lavorava in un giardino. Piccolè ha disegnato una bandiera piena di cuori rossi e il fratello ci ha scarabocchiato sopra. Continuavano a punzecchiarsi.

E a bastonarsi anche, il Picinin si è impossessato di un tricolore regalato dai nonni e ha deciso che l’asta era la sua spada. Così si è messo a inseguire la sorella in cortile, mostrando un’indole un po’ fascia, poco adatta allo spirito giornata della Liberazione. Lei, per evitarlo, è andata a sbattere il muso contro un palo e si è fatta male. 

Alle tre, volevo portarli sulla terrazza condominiale, ma avevo perso le chiavi (poi le ho ritrovate). Abbiamo comunque cantato Bella ciao alla finestra, la via era deserta e le nostre voci facevano l’eco nel silenzio. I bambini sembravano non fare caso a quanto fossimo soli a cantare.

Poi, attratti dal rumore in cielo, siamo riusciti a vedere benissimo un elicottero (passione del Picinin). Abbiamo scoperto solo più tardi che erano passate sopra il palazzo anche le Frecce tricolore, e non le avevamo viste.

Al momento di andare al letto, però, i bimbi canticchiavano Bella ciao e forse, ho pensato, non è stata una giornata perduta. “Ho paura che tornino”, mi ha detto prima di addormentarsi Piccolè. “Noi siamo qui per non farlo succedere”, ho risposto ma mentre partivo in quarta con il mio discorsone ispirato sull’ingiustizia e le disuguaglianze, la pupa mi ha fermato. “Mamma, ora basta parlare o faccio gli incubi davvero”.

Questa invece era stata la prima Festa della liberazione di Piccolé e questi i luoghi della resistenza a Roma dove portare i bambini.

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