Là fuori. I bambini in isolamento e il virus

Giochi dei bambini in isolamento

Oggi Piccolè, 5 anni, non è voluta proprio uscire di casa.

Dopo due settimane chiusa in casa in isolamento, le avevo proposto di accompagnare il papà a buttare l’immondizia.

Ha sceso le scale felice ma, arrivata al portone che dà sulla strada, si è bloccata: “e se poi facciamo dei guai? Io ti aspetto qui dentro”. E, attaccata ai pali del cancello, ha visto il papà percorrere impavido i pochi metri che lo separavano dai cassonetti e tornare da lei.

Quando me lo hanno raccontato, abbiamo riso. Poi però mi sono venuti i brividi pensando a cosa resterà ai bambini di queste settimane di isolamento, anche a quelli più fortunati, con case accoglienti e famiglie tutto sommato sane e felici.

Nel pomeriggio, la bimba giocava all’ambulanza. Una bambola Lol Surprise glitterata guidava il coperchio di una scatola di cartone pieno di tutti i giocattoli che era riuscita a caricarci, sdraiati l’uno sull’altro, “umani”, animali e persino una vespa rossa (quella del nonno) che si erano presi tutti il Coronavirus. “È molto pericoloso. Vi siete lavati le mani?” diceva l’infermiera-autista sbrilluccicante.

Il Picinin (2 anni) intanto non capisce quello che succede, è felice del tempo passato insieme ma gli mancano il suo nido, i suoi nonni e le sue abitudini. “Oggi è mercoledì?” chiede quasi ogni giorno come domandandosi che cosa ci faccia ancora a casa. Oppure prende un gioco e fa speranzoso “questo lo posso portare a scuola? E questo? E questo?”, proponendo giochi sempre più grandi e improbabili.

Piccolè invece vorrebbe capire, a volte mi chiede di leggerle i giornali, che cerco di raccontare come una storia, senza gli aspetti più tristi e spaventosi. Ma come fa a trovare un senso una bambina, se non ci riescono neanche gli adulti?

Mi piacerebbe darle un po’ di normalità, riportarla al parco o a fare un giro in bici, almeno per una mezz’oretta. Invece il papà è contrario, lui dice di resistere a restare in casa, in maniera più rigorosa possibile, in modo che la quarantena finisca presto.

Io, nel mio piccolo, sono ligissima, con la gamba che fa ancora un po’ male, sono chiusa in casa dal 4 marzo. Inizio ad avere paura di uscire anche io.

Leggi anche Il nostro decameron sui primissimi giorni di isolamento, Come in marina su un esperimento di turni per lo smartwork.

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