Aiuto! Come scegliere la scuola elementare

scelta della scuola elementare

Il momento della scelta della scuola elementare è arrivato e io non sono pronta.

Da una parte c’è la scuola che vedo affacciandomi alle finestre di casa, proprio lì di fronte, la scuola di quartiere dove andava mio nonno. Dall’altra parte la scuola immersa nella pineta dove sono andata io e dove ho promesso a me stessa, a 11 anni, che avrei mandato i miei figli (ne scrivevo in La scuola nel bosco).

È difficile non mantenere una promessa fatta a un bambino, tanto più se quel bambino eri tu e continua a guardarti un po’ imbronciato nascosto tra i tuoi pensieri. Ma è altrettanto difficile complicarsi la vita e preferire una scuola a un paio di chilometri di distanza, quando ce ne sarebbe un’altra proprio vicino a te.

La mia strategia per scegliere la scuola elementare di Piccolè

Per capire cosa fare ho messo in piedi un’inchiesta in grande stile.

  • Sono partita dagli open day delle due scuole che mi interessano.
  • Ho visto l’offerta extra-scoltastica.
  • Ho parlato con amici e conoscenti.
  • Mi sono infilata sui social, nei gruppi di genitori e insegnanti.
  • Ho provato a stilare una lista dei pro e contro.
Scuola di quartiere
ProContro
Vicinanza
Amici della scuola materna
Ambiente multiculturale
Assenza di spazi verdi
Didattica vecchio stile
Zero attività extra
Scuola nel bosco
ProContro
Contatto con la natura
Didattica più innovativa
Attività extrascolastiche
La distanza
Impossibile andare a piedi
Amici probabilmente più lontani

Poi sono passata alla fase investigativa.

Mamma in missione scelta della scuols

Mamma in missione: la scelta della scuola

La sveglia ha suonato alle sette meno un quarto. Mi sono alzata e vestita come se fossi dovuta andare alla scuola più lontana. Poi ho svegliato anche i bambini, che di solito dormono almeno un’ora di più e li ho aiutati a prepararsi e a fare colazione.

Al momento in cui sarei dovuta uscire, Piccolè stava ancora finendo latte e biscotti, così ho aspettato sapendo che avrei perso l’autobus, la simulazione doveva essere la più precisa possibile. Alla fine ho messo i cappotti ai bambini e li ho affidati al papà, io avevo una missione da compiere.

Sono arrivata in ritardo rispetto ai miei piani alla fermata dell’autobus, ma lo stesso sono arrivata vicino alla scuola del bosco in tempo. E ho trovato anche posto per sedermi. Ora iniziava la parte più difficile, una decina di minuti di cammino in salita che dovrei fare con i bambini ogni giorno, se decidessi di iscrivere Piccolè alle elementari qui (e il Picinin alla scuola materna).

scuola elementare

Per rendere la mia prova verosimile, ho trovato un papà che trascinava una bimba lamentosa verso la scuola e una un po’ più grande e meno recalcitrante a scuola e mi sono accodata a loro. Tipo stalker, li ho seguiti passo passo per tutto il tragitto, provando a non dare nell’occhio.

Ho visto con sollievo che all’inizio della salita anche la piccolina aveva trovato un’amica con cui camminare e smesso di fare i capricci, ma ho continuato a salire. Solo al cancello, mi sono palesata e riempito di domande genitori e bambini.

Mentre conducevo i miei interrogatori, ho incontrato anche un’amica, che stava accompagnando il figlio e mi ha rassicurato e riempito di informazioni utili. E poi un ex compagno di scuola. È stato bello.

Risultato, però, per accompagnare i bambini a scuola e arrivare a lavoro ci ho messo un’ora e mezza, oltre mezz’ora in più di quanto ci metterei con la scuola più vicina. E questo è meno bello.

Per arrivare alla scelta della scuola mi servono altre prove. L’agente mamma tornerà in azione.

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