La dura vita del pendolare (ci vuole un fisico bestiale)

Fare il pendolare

Quando vedevo una stella cadente spesso desideravo di viaggiare tantissimo.

Forse avrei dovuto specificare meglio. È così che mi sono trovata a fare la pendolare. 

Prima era solo per un paio di settimane d’estate, poi il tempo si è allungato sempre di più e ora mi domando quando mai tornerò a Roma. 

I bambini stanno così bene al mare a casa dei nonni… e un’offerta di lavoro che non si può rifiutare ha fatto sfumare le vacanze alle Azzorre che sognavamo da mesi.

È così che l’unico viaggio che farò questa estate è su e giù per l’Aurelia da pendolare. Sono solo una trentina di chilometri ma – in bici più treno, in pullman, in auto e (sono sicura) anche in mongolfiera o deltaplano – non ci metto mai meno di un’ora e mezza.

Quanto è faticoso fare la pendolare

Fare la pendolare, quando non sei abituata, è un massacro. O ti fai le ossa quando sei ragazzino, o sarà sempre un incubo di sveglie all’alba e ingorghi bollenti al tramonto.  

E quando dico un massacro, lo intendo nel senso letterale. Alla terza settimana di via vai mi sono trovata con la febbre a 38 e mezzo, una roba mai vista in età adulta.

Già prima avevo mostrato segni di squilibrio distruggendo il cellulare che è il mio principale strumento di lavoro (lo avevo fatto anche l’anno scorso proprio in questo periodo di pendolarismo selvaggio, qui raccontavo la mia settimana senza smartphone). 

Poi avevo iniziato a dimenticare il portafogli a casa, ma neanche questo era riuscito a fermarmi una volta che avevo scoperto come prelevare soldi senza il bancomat (è fichissimo).

Alla fine l’unica strada che il mio corpo ha trovato per farmi avere un po’ di quiete è stata l’autocombustione interna e la febbre ha iniziato a salire, mentre ero a Roma a lavorare. 

Non ho fatto in tempo però a appisolarmi un attimo, che ho scoperto che anche il Picinin stava male, al mare con i nonni. O no!

Il cuore di mamma ha avuto la meglio sul virus e ho preso il primo passaggio che mi poteva portare da lui. Era di mia cugina e il nonno dottore ci ha imposto di indossare sempre la mascherina per evitare il contagio.

E ancora una volta, via sull’Aurelia, conciate in modo perfetto per una rapina. E disposte a tutto, pur di non dover fare più avanti e indietro.

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