Il Dna dei viaggiatori e il gene del wanderlust

Bambini wanderlust gioca con le bandiere dei paesi del mondo

Il Dna potrebbe essere il vero e insospettabile “colpevole”.

Sarebbe lui il responsabile del fatto di avere il conto in banca vuoto e il passaporto pieno di timbri. La varazione di un gene, il DRD4, sarebbe all’origine dell’impulso a esplorare il mondo, secondo diversi studi, come spiega il National geographic nell’articolo L’inquietudine dei geni.

I bambini ereditano la passione per i viaggi

Subito ho pensato, da mamma viaggiatrice, ma allora i miei figli potrebbero avere ereditato dai genitori il wanderlust, il desiderio irrefrenabile di girare il mondo. C’era già stato qualche segnale in questo senso. Uno dei giochi preferiti di Piccolè (4 anni), fin da piccolissima, è riempire di libri e giocattoli il suo trolley giallo e “partire”. Ama disegnare carte geografiche immaginarie e appena sente di un posto nuovo domanda “io ci sono stata? Ci andiamo?”.

Quanto al Picinin, da neonato sembrava più casalingo, ma adesso che ha un anno, bisogna stare attenti quando si apre la porta di casa, perché prende e scappa fuori sulle scale. A volte spinge il passeggino fino all’ingresso a e ci si siede sopra come per dire: “ma allora, andiamo a spasso o no?”. Sarà anche perché sono stati abituati fin da piccoli a passare molto tempo in giro e ci hanno preso gusto, ma magari davvero sono giramondo per natura. Come la mamma, e i nonni prima di lei.

La scienza del wanderlust

Proviamo a capire un po’ di più com’è che la genetica potrebbe influenzare la passione per il viaggio.

Che cos’è il gene dei viaggiatori?

Si tratta di una variante del gene DRD4, che controlla la dopamina. La dopamina è un neurotrasmettitore, prodotto dal cervello, che influisce nei meccanismi dell’apprendimento e della ricompensa.  La variante è chiamata DRD4-7R e molti studi la associano a curiosità e a irrequietezza.

Quanto è diffusa questa variazione genetica?

Circa il 20% degli esseri umani è portatore della variante DRD4-7R. Sono persone che sembrano più disposte a correre rischi, a esplorare nuovi luoghi, provare nuove esperienze e “in generale, ad accettare con entusiasmo il movimento, il cambiamento e l’avventura”, spiega il National geographic. Non a caso, la variante sarebbe anche correlata all’Adhd, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività.

Quali sono i dubbi sulla relazione tra questo gene e il wonderlust?

Diversi studiosi, tra cui uno dei primi individuatori della DRD4-7R il genetista di Yale, Kenneth Kidd, invita a non sopravvalutarne il ruolo. Una realtà complessa come l’esigenza di esplorare il mondo non potrebbe dipendere da un solo gene.

È più probabile – concordano i genetisti – che siano coinvolti gruppi diversi di geni. Alcuni geni danno gli strumenti che ci permettono di esplorare, altri, tra cui forse 7R, spingono a farlo. Un ruolo importante avrebbe poi la cultura, che può invogliare a viaggiare anche le persone che proprio non ce l’hanno nel Dna.


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