Roma antifascista. Ritorno ai luoghi della Resistenza

Roma antifascista

Il 25 aprile voglio portare i bambini nella Roma antifascista, nei luoghi della Resistenza.

Troppo spesso, infatti, l’immagine sorniona della città porta a dimenticare quanti hanno combattuto contro fascisti e nazisti. Basta pensare che solo quest’anno, a 61 anni dalla fine della guerra, Roma riceve la medaglia d’oro al valor militare per la guerra di Liberazione.

Inoltre mi sembra che la festa della Liberazione sia sempre più importante, di fronte ai nuovi fascismi dei “porti chiusi” o del pane tolto ai bambini e calpestato a Torre Maura.

Roma antifascista: cinque luoghi della Resistenza

San Lorenzo, il quartiere ribelle

San Lorenzo sono i bombardamenti del 19 luglio 1943, e molto di più.

“Gli abitanti si opposero al fascismo già prima della marcia di Roma, scatenando le continue rappresaglie del regime. Da allora, si narra in queste strade, Porta San Lorenzo e il piazzale Tiburtino costituiscono il limite invalicabile ai fascisti. O meglio un varco che, se violato, innescherebbe la reazione collettiva degli abitanti.

da Guida alla Roma ribelle (Voland)

I bombardamenti che distrussero il quartiere, da sempre popolare e ribelle, sono rimasti una ferita nella città. I nonni raccontano che nessuno si aspettava che Roma sarebbe stata bombardata, e quando partivano gli allarmi anti-aerei, nei rifugi c’era un’atmosfera di festa, qualcuno addirittura suonava. Poi il 19 luglio, le bombe.

Nonna aveva quindici anni e lavorava al poligrafico dello Stato, ricorda la corsa a vedere cosa stesse succedendo e i fiumi di persone che scendevano lungo via della Regina Margherita, coperte di polvere e sporche di sangue, con i feriti in braccio. La guerra era arrivata in città.

Come ogni anno San Lorenzo celebrerà la Liberazione in piazza, l’appuntamento è all’una a piazza dei Sanniti per il pranzo sociale e i canti partigiani. È un modo anche di stringersi intorno al Nuovo Cinema Palazzo, ancora una volta sotto minaccia di sgombero.

Porta San Paolo, la Resistenza cominciò a Roma

Il corteo partigiano dell’Anpi parte da porta San Paolo alle 9,30. Questo appuntamento fisso ricorda la nascita della Resistenza a Roma. Era il 10 settembre 1943, due giorni dopo l’armistizio, quando gli antifascisti tentano di bloccare l’occupazione tedesca della città dietro barricate di tram rovesciati.

Si trovarono fianco a fianco militari e civili armati alla meno peggio. C’erano operai, come diciottenne Maurizio Cecati, professori di liceo come Raffaele Persichetti e fruttivendoli come “Ricciotti che, finito il lavoro ai mercati generali, si era improvvisato eccezionale tiratore”, si legge sul sito dell’Anpi di Roma. Morirono 400 persone, tra le quali 43 donne.

Roma antifascista, il Quadraro

La borgata del Quadraro è un altro dei luoghi, a Roma, dove è più sentita la Resistenza. Rifugio di antifascisti, negli anni dell’occupazione era il territorio delle scorribande del Gobbo del Quarticciolo, Giuseppe Albano. La leggenda lo racconta come una sorta di Robin Hood partigiano, ladro da cuore d’oro specializzato nell’assalto ai forni e nei disarmamenti.

Il giovane gobbo non si teneva tutto per sé, parte della refurtiva veniva elargita alla popolazione, intorno a lui era cresciuta una sorta di venerazione. Arrestato e portato in via Tasso era stato poi rilasciato, ma le circostanze non sono mai state chiarite.

Corriere della Sera, 3 aprile 2017

L’uccisione di tre soldati tedeschi, forse da parte del Gobbo, in un’osteria del Quadraro sarebbe stato all’origine del feroce rastrellamento del quartiere (raccontato nei giorni scorsi da Annalisa Camilli su Internazionale).

I segni sulle mura Via Rasella

Un altro episodio chiave della storia della Resistenza è l’attacco di via Rasella, in pieno centro, dietro piazza Barberini, dove i Gap partigiani uccisero 33 soldati nazisti. La rappresaglia fu la strage delle Fosse Ardeatine, dove furono assassinate 335 persone senza nessun legame con l’azione.

Questa storia di guerra è impressa nella mia memoria e quando passo da via Rasella (capita abbastanza spesso, visto che lavoro lì dietro), alzo lo guardo a vedere le tracce dei colpi di mitra dei soldati tedeschi rimasti impressi sugli edifici. Il passato sembra così vicino.

Ho conosciuto il gappista Rosario Bentivegna, che tirò la bomba, in un incontro a scuola che mi ha molto segnato, così come la lettura di “L’ordine è già stato eseguito” di Alessandro Portelli. Il libro ricostruisce la storia e la memoria delle Fosse Ardeatine attraverso le voci dei testimoni (inclusi alcuni fascisti).

Il museo della Liberazione di via Tasso

Non ci porterò i bambini, a quattro anni mi sembra davvero troppo presto, ma non si può parlare di Resistenza a Roma senza parlare della prigione nazista di via Tasso (al civico 145-155), che oggi ospita il museo della Liberazione.

Passando davanti al palazzo di notte, si vedono illuminate, le finestre che erano state murate dai carcerieri. Al loro interno, le pareti delle celle mostrano ancora il passaggio dei duemila prigionieri che, tra il 1943 e il 1944 sono stati portati qui, a volte senza motivo, per essere interrogati e torturati.

Sull’intonaco si possono leggere gli ultimi messaggi dei detenuti. “Addio piccola mia”, è il saluto di un condannato a morte all’innamorata, ma c’era anche chi pensa ad incoraggiare i compagni: “Marcello, tua moglie sta bene e la situazione non è disperata” o li metteva in guardia dai delatori.

Ti potrebbe interessare anche: Bella ciao, il 25 aprile di Piccolè e la prima manifestazione del Picinin (a San Lorenzo contro il razzismo).

Nella foto, Zerocalcare disegna un poster per il 25 aprile (doveva essere il 2015).

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25 aprile. Roma antifascista, i luoghi della Resistenza
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25 aprile. Roma antifascista, i luoghi della Resistenza
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La Resistenza della Roma antifascista attraverso 5 luoghi simbolo, dal centro alle borgate, da San Lorenzo a San Paolo. Una storia da raccontare ai bambini
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