Nono mese tra istinto del nido e letargo

Istinto del nido in gravidanza
Illustrazione da Cenerentola di Le fiabe sonore-Fabbri editore realizzata da Michele

 

Ieri Piccolè si è svegliata alle cinque e mezza ed è iniziata la mia prima giornata in balia dell'”istinto del nido” fino in fondo, ora che sono in maternità e priva dei freni del lavoro.È andata proprio come temevo. Il “nesting” o sindrome del nido è il bisogno travolgente di molte donne in gravidanza di preparare la casa per l’arrivo del bambino. E travolgente è dire poco: all’improvviso la tua vita sembra un fallimento perché ancora non hai trovato la vaschetta per il bagno del piccolo. Saresti pronta ad arrivare in cima all’Himalaya per ottenere il modello a soffietto di cui ti ha parlato la tua amica.

È un impulso violento. Ho assistito a due mamme con il pancione strattonarsi e prendersi a spintoni per conquistare l’ultimo seggiolino per auto in offerta da Prenatal: avevano negli occhi uno sguardo assassino. L’ormone dell’istinto del nido le aveva evidentemente possedute.

L’istinto del nido e la fuga delle piastrelle miracolosa

Secondo Heidi Murkoff, la miliardaria autrice di What to Expect When You’re Expecting, l’istinto del nido si scatena di solito tra la 38esima e 39esima settimana di gravidanza. Si manifesta, una volta completato corredo e cameretta, con l’irrefrenabile voglia di “sistemare il garage, accoppiare tutti i calzini spagliati finiti nel triangolo delle Bermuda della lavanderia, sbrinare il freezer già sbrinato e pulire con uno spazzolino le fughe delle piastrelle”, un’attività che – secondo la leggenda – è miracolosa per indurre il parto.

Io sono un po’ in anticipo sui tempi, ancora alla 36esima settimana di gravidanza, ma i sintomi della sindrome del nido li ho tutti. Per dirne solo una: sono andata all’Ikea, e ho dato una mano a risistemare l’area neonati del negozio. Io, così disordinata che ogni tanto Piccolè (3 anni) mi mette a posto i vestiti, ho riordinato lenzuolini, cuscini per bebè e portapannolini del negozio. Ho un’ottima scusa, però: all’Ikea erano in fase di riallestimento e mi avevano chiesto di partecipare a un sondaggio su come migliorare l’esposizione dei mobili.È bastato questo a scatenare l’istinto del nido.

 

Una giornata in balia dell’istinto del nido

Prima io e Piccolè avevamo fatto colazione all’alba. Ci eravamo vestite, avevamo giocato con i puzzle, i pesciolini e i colori. Dopo averla portata a scuola, avevo fatto la spesa al supermercato più lontano, convinta che la bimba non sarebbe sopravvissuta senza il succo di pera 100% frutta  (era uno di quei giorni così). “Tanto devo prendere solo quello”, mi ero detta.

Ero tornata a casa in autobus con quattro bustone della spesa e… nessuno mi aveva fatto sedere, al nono mese di gravidanza, che è una specie di record. In realtà, una vecchina mi aveva offerto il posto, ma laveva il bastone per camminare e sembrava meritarsi quel sedile più di me. Il ragazzino a suo fianco, intanto, era sprofondato ancora più dentro il suo iPhone facendo finta di non vedere e non sentire. Chissà perché 98 volte su su cento sono gli anziani e le altre donne che si alzano quando vedono una ragazza incinta sui mezzi pubblici.

Arrivata a casa l’istinto del nido aveva preso il sopravvento. Avevo rifatto i letti, sistemato il bagno, avviato la lavastoviglie, caricato la lavatrice programmandola per partire più tardi. Sono tutt’altro che brava nelle faccende domestiche e l’ultima volta che ero stata presa dalla frenesia da Mastro Lindo, il circuito elettrico di casa nuova non avevo retto, così volevo evitare nuovi danni.

Poi mi sono diretta verso la mega-cassettiera blu della camera dei bambini. Ho sistemato il guardaroba di Piccolè che, da quando la bimba sceglie i vestiti da sola, è un intreccio inestricabile, e ho iniziato a spostare i vestitini del Picinin da un cassetto all’altro convincendomi di aver bisogno di un armadio in più, o anche due.

 

Dalle sirene dell’Ikea al letargo spinto

A mezzogiorno sono partita per Leroy Merlin per comprare “giusto due cose”. Meno male che avevo parcheggiato davanti a un forno e non ho resistito a prendermi un pezzetto di pizza bianca con la mortadella prima di partire perché, da quel momento in poi, sono stata irretita dalle sirene dell’Ikea, proditoriamente messa lì a fianco, e ho dimenticato di mangiare. Sono uscita dal negozio solo cinque ore dopo.

Oggi, per reazione, dopo aver portato la bambina a scuola, mi sono rimessa a letto, in pigiama. Mi sono svegliata solo perché avevo puntato la sveglia, a mezzogiorno. Non dormivo così tanto da prima di diventare mamma. Ora sono quasi le due e forse mi alzo a mangiare qualcosa. Ho detto forse.

Ragazza con il pancione all'Ikea

ps Non sempre alle future mamme scatta l’istinto del nido. Per esempio, alla mia gravidanza…

 

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