La seconda gravidanza: 100 giorni al parto

Ecografia della seconda gravidanza
Meno cento giorni o poco più alla nascita del Picinin. Sarò pronta? Questa seconda gravidanza mi sta sfuggendo via, non c’è stato tempo per ragionarci su, per prepararmi a diventare mamma di nuovo, ho paura di trovarmi impreparata. Ho sognato che non trovavo la sala parto o dimenticavo di fare la valigia dell’ospedale. 

Le differenze con quando aspettavo Piccolè (ne avevo parlato in Comitato di difesa del fratellino minore) e questa seconda gravidanza sono sempre più evidenti. Quando aspettavo la bimba, il tempo sembrava non passare mai (in questo periodo, scrivevo così Scoperte del settimo mese di gravidanza). Stavolta i primi mesi in cui ero incinta si sono rincorsi tra l’asilo nido e il lavoro, poi ci sono stati il trasloco e le corse al mare per vedere la pupa, in vacanza con i nonni per un tempo infinito.  I momenti in cui tornavo ad essere solo una futura mamma (bis) erano di notte. Ho dormito poco, negli ultimi mesi di gravidanza, per fortuna ormai c’ero abituata. Era con il favore delle tenebre che il Picinin reclamava la mia attenzione con qualche calcetto ben assestato. – Mamma, ci sei? Sto arrivando. Ora hai un po’ di tempo per me? -.
 

 

La seconda gravidanza: conversazioni con il pancione

È di notte che andavano in scena i nostri primi dialoghi.
– Sono qui, Picinin, non riesci a dormire?
– Ho dormito tutto il giorno mentre montavi la libreria nuova, ora devo giocare.
– Va bene, giochiamo allora. Ma non ti appendere più allo stomaco della mamma, quella specie di palloncino là in alto, se no vomita.
– Non lo tocco, promesso. Certo ci starebbe proprio bene adesso un po’ di gelato al cioccolato, con questo caldo. Ce n’è ancora?
– Vado a vedere,  non sia mai che mi nasci con una voglia marrone scuro da qualche parte.
– Evviva! Mi piace il gelato al cioccolato. È la cosa più buona del mondo.
– Ora dormi, che tra un’oretta si sveglia tua sorella e reclama il bibo.
– Sembra interessante, che cos’è questo bibo? Lo voglio anch’io.
– Hai tempo per il biberon, è per bambini grandi.
– Ma io sono grandissimo. Anzi qui sto un po’ strettino, non lo vedi che non riesco nemmeno a stiracchiarmi? Sbatto da tutte le parti.
– Ecco, quella era la milza della mamma, meglio lasciarla stare.
– Ma non posso fare niente? Tanto vale dormire un altro po’.
– Ecco, facciamoci un pisolino che è quasi l’alba. Se vuoi ti faccio un massaggino così.
– Mi piacciono le coccole! Zzz… zzz…

 

Dieci minuti dopo, dal letto della sorellina. – MAMMAAAAAAA! BIBOOOOOO! – Di dormire mi sa che non se ne parla nemmeno stavolta. Devo ricordarmi di andare in letargo, se sopravvivo a questa seconda gravidanza, magari quando i bambini saranno grandi. Mi sembra un’ottima idea.

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1 commento

  1. Meraviglioso il dialogo con Picinin, ahahah!
    Ciao Calamity, ti ho scoperta ieri sera mentre cercavo info per un viaggio – più mentale, che reale – a Fuerteventura con neonato al seguito. Tra ieri e oggi mi sono divertita a leggere delle avventure con Piccolè e mi sono emozionata quando sono giunta alla notizia dell’arrivo di Picinin.. Avanti tutta!!
    Continuerò a leggerti un po’ alla volta, nelle ore notturne post poppata, quando la stanchezza è tanta ma il sonno scarseggia 😉

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