Puzzle e altre (terribili) prove di abilità

Kid's hands and parrot

Un pezzo, poi l’altro, poi l’altro ancora. Piccolé se li rigira tra le mani. La testa di un pappagallino verde, il corpo, le ali. E poi trova l’incastro giusto. Io applaudo, do un bacio alla bambina e, all’improvviso, mi rendo conto di quanto mi senta sollevata. Come se avessi davvero pensato che quel puzzle di tre pezzi, per bambini di 12 mesi o più, non sarebbe riuscita a farlo mai. Passava il tempo, 15 mesi, 18, 24 e Piccolé continuava a non capire come ricostruire l’uccellino.

Toddler's wood puzzle

La bimba, in qualsiasi altra attività, dava prova di una mente sveglia e curiosa, ma il puzzle le sfuggiva. Ne avevo comprati altri, non li guardava nemmeno. La mia preoccupazione è arrivata al culmine quando, al museo di Ellis Island, a New York, ho visto il test che, a fine 800, facevano fare agli immigrati che sbarcavano dai piroscafi per capire se fossero troppo stupidi per essere ammessi negli Stati Uniti: una specie di puzzle di legno.


Ad aumentare il mio sconforto c’è stato il fatto che ho provato a fare io quel test e, alla fine dei tre minuti a disposizione, non ero neanche vicina dal ricostruire il puzzle. Quei triangolini di legno irregolari facevano impazzire: prova fallita, avrei ricevuto il foglio di via. Su un cartello lì accanto c’era scritto che solo il 2% di chi faceva domanda di immigrazione a Ellis Island veniva respinto (altro che Trump!), e non parliamo di tutti premi Nobel e grandi scienziati, ma anche di poveri analfabeti. Il maledetto puzzle lo sapevano fare, loro!
Immigrati a New York prima dell'era Trump

ps La gamba sta meglio, anche la risonanza magnetica è andata bene e sono solo un po’ impacciata con il tutore. Pochi giorni ancora chiusa dentro casa e poi torno a zompettare, spero. Nel frattempo Piccolé è diventata un asso dei puzzle. Non so dove ne abbia trovato uno da grandi, 24 pezzi, dei Barbapapà e ci si incaponisce finché (con un po’ di aiuto) non lo risolve. Alla faccia di quella tonta della mamma.

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