La macchia nera

A Piccolé è spuntato, da un giorno all’altro, un grosso neo. All’improvviso, mentre faceva il bagnetto mi sono accorta che aveva una macchia nera sul petto, con un diametro di quasi 3 millimetri, che non avevo mai visto. Ho provato a lavargliela via, ma quella restava al suo posto, attaccata alla pelle. Ho controllato foto di poche settimane prima, e del neo non c’era traccia. L’allarme ha iniziato a diffondersi in famiglia, camuffato da “è normale un neo in più o un neo in meno”.

Una rapida ricerca su Internet ha trasformato l’allarme in panico, nella migliore delle ipotesi poteva essere qualche tipo di zecca o un altro animalaccio infame, i nei non crescono a velocità supersonica. Siamo andati dal pediatra e anche lui l’ho visto esitare. Poi si è armato di un batuffolo di cotone e ha iniziato a strofinare, incurante delle strilla della bambina. Dopo un po’ la cosa è venuta via. Era solo zella, sporcizia, tenace schifosissima zella. Era rimasta attaccata lì per più di una settimana.

Io ho negato di avere sospetti su che cosa potesse essere quella macchia, dentro di me un’idea ce l’avevo ma non avrei mai confessato al dottore. Doveva essere un pezzetto di cioccolata che le avevo fatto assaggiare una volta – contro il parere del pediatra – e come il sangue sulla chiave proibita della moglie di Barbablù non andava più via, quasi a volermi incriminare per l’eternità.

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