Nella Lurida Pozza: il Bagnaccio di Viterbo con un bebè

– Ancora cinque minuti! Dai… ancora cinque minuti!
Si stava troppo bene, a mollo nell’acqua tiepida del Bagnaccio alla luce calda del tardo pomeriggio e così… ci si è lessata la bambina! Quando siamo usciti dall’acqua aveva i piedini rugosi come quelli di un animale preistorico, e ancora non avrebbe smesso di fare spruzzi e “nuotare”.

Dopo settimane di ricerche della Piscina Perfetta, a impazzire tra orari e prezzi impossibili, temperature da mare del Nord e concentrazioni di cloro da avvelenamento, il primo tuffo insieme a Piccolé è capitato quasi per caso nelle terme a cielo aperto vicino Viterbo, dove andavo sempre da bambina, il Bagnaccio. Le chiamiamo con affetto “la Lurida Pozza” per la puzza di zolfo che ne segnala la presenza fin dalla strada (miracolosamente “svanisce”, forse ci si abitua e non ci si fa più caso, quando si arriva vicini alle vasche).

Eravamo in zona e mi è venuta troppa voglia di un bagno così ho pensato, perché no? Quando a Piccolé qualcosa non piace è molto esplicita ed eravamo pronti a battere in ritirata al primo uah… Invece, abbiamo trovato il Bagnaccio meno selvaggio di com’era un tempo (per entrare c’è da fare una tessera annuale o pagare 5 euro), ma anche molto più pulito e organizzato, perfetto anche i bambini. Ce ne erano diversi, persino un “bulletto” di tre o quattro anni che aveva preso di mira Piccolé e continuava a innaffiarla apposta. Lei lo guardava interdetta, sembrava dire: aspetta qualche mese e te la faccio vedere io.

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