Giramenti

Girare la testa, sia a destra che a sinistra, con una certa maestria. E’ l’ultima conquista di Piccolé, e la riempie di soddisfazione. Sorride di gusto e non fa che ballonzolare il capoccione da una parte all’altra, sembra certi indiani quando annuiscono. 
Questo Grande Progresso ha portato altre novità:
  1. ora si ipnotizza a fissare la poltrona a righe anche quando non è sulla poltrona a righe,
  2. si diverte a seguire i movimenti dei suoi piedi a lungo e con il massimo interesse,
  3. ti fissa con i suoi occhioni poco persuasi qualunque cosa tu stia facendo come a dire: che mi combini stavolta?
  4. passa dal flirtare con Pier Coniglio a farlo con Compagna Percorella o con Raffa Giraffa con sconcertante rapidità,
  5. e imbruttisce il Nemico (l’amplificatore del pc) da molte posizioni diverse, grazie anche alla nuova vista da falchetto.
Adesso che domina la “tecnica” resta da imparare quello che rende grandi: non voltare la testa dall’altra parte.
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Una donna in “corriera”

– Insomma, quando ti riavremo con noi? –
– Pensavo all’inizio di febbraio, quando lei compie quattro mesi. –
– Bene, goditi tutte le feste per bene e poi ci sentiamo. –
Ecco, è in quel momento esatto che il tempo ha iniziato a correre e mi sono accorta che Natale è in arrivo. Sono quasi a metà strada: dei quattro mesi di congedo con Piccolé ne è già passato uno e mezzo e ancora non riesco a staccarmi da lei per più di cinque minuti. La vedo durissima.

Oggi mi sono affacciata in redazione per dare un segno di vita e presentare la pupa ai colleghi. Sono uscita dalla tuta e rientrata (con una certa soddisfazione, visto che mi entrano di nuovo dopo la gravidanza) nei pantaloni da lavoro, ho messo un po’ di trucco e infilato il trench da combattimento. Non si può andare fin là in macchina – è in centro che più in centro non si può – e così ci siamo avventurate in autobus: io, lei, la carrozzina, due vassoi di pizzette, la borsa termica con lo spumante, bicchieri, tovaglioli, giornale e ombrello perché il cielo non prometteva niente di buono. Poi mi sono ricordata di quante scale ci sono in quel palazzo.

E proprio mentre affrontavo l’ultima rampa con la pupa in braccio da una parte, la carrozzina carica di cibarie dall’altra, il telefono tra i denti e la borsa termica a tracolla (nella mia migliore interpretazione di “Mamma peciona” nonostante il trench, il trucco e il vestito professional) ho incontrato prima l’amministratore delegato e poi – ops! – anche il direttore. Per poco non gli cadevo addosso.

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Se sette ore vi sembran poche

La lotta è stata dura ma abbiamo vinto: dopo 34 notti di mobilitazione abbiamo conquistato (quasi) sette ore di riposo tra l’ultima poppata della notte (inizio ore 23.10) e la prima del mattino (5.50).
Basta turni massacranti dalle 2 alle 5 am. Basta maratone notturne con pupa in braccio. Basta cambi-pannolino alla cieca per evitare di accendere la luce. Era un risultato inimmaginabile anche solo due giorni fa quando le trattative erano saltate alle 4 del mattino e per riportare la calma era stata necessaria una marcia di tre ore tra l’ingresso, la cucina e il soggiorno.
Ringraziamo per il supporto la compagna Pecorella, Raffa Giraffa e Pier Coniglio e sottolineamo l’eroica resistenza di Piccolé, che ha tenuto duro nel sonno ad oltranza nonostante il diluvio universale, un pannolone da 5 kg e la goffaggine di mamma (che è inciampata nel lettino ben due volte).
Il risultato di oggi rappresenta un passo fondamentale che ci batteremo per difendere e rafforzare ogni giorno. La lotta continua.
C, A e Piccolé Dangefò

ps Speriamochedurisperiamochedurisperiamocheduri!

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