Cose molto pericolose

– Dottore, ho mangiato delle formiche vive, pensa che può far male?
– Ma… QUANTE ne ha mangiate?
– Due o tre, sapevano di sale e limone, pensa che può far male al bambino?
– Non credo, ma… perché le ha mangiate?!

Già, perché? Direi che “perché non sapevo di essere incinta” non è una scusa sufficiente. E’ che ero in Amazzonia ecuadoregna, nella mia migliore interpretazione della Piccola Esploratrice in Luna di Miele. La guida ci aveva detto di imparare a riconoscere le formiche commestibili, nel caso ci fossimo persi nella giungla. E così… le ho assaggiate. Una per cominciare, ma era così piccola che non si sentiva niente, e così un altro paio. Non erano male. Ora mi sembra la conferma incontrovertibile e definitiva che sarò una madre degenere, anche perché nell’ultimo mese mi sono capitate diverse cose strane e pericolose:

– Ho camminato su tronchi sospesi su una laguna con piranha e caimani,
– Mi hanno punto insetti di ogni forma e dimensione,
– Ho fatto l’altalena tipo Tarzan su liane lunghe 20 metri,
– Ho bevuto viscidi intrugli di “frutta” non meglio identificata,
– E mangiato uno spiedino di larve alla griglia (grandi come albicocche),
– Ho preso una sfilza di medicine e vaccini che neanche alle Olimpiadi dell’ipocondria.

Ora continuo a domandarmi, ma perché l’ho fatto? Nel viaggio di nozze ci sono stati anche lunghi bagni nelle acque tropicali e passeggiate in spiaggia al tramonto, ma – come ti sbagli – allora non dovevo essere ancora incinta.

ps Ho rifatto il test per le Beta-Hcg, continuo a sfornare ormoni che neanche la Monsanto nei suoi tempi migliori. Incrociamo le dita.

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Questo post è stato pubblicato in origine sul  mio blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.

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Come siamo finiti qua

C’era un ostello a Parigi. C’era una ragazza di Roma che non sapeva dov’era Varese e un varesotto indignato. Tutto cominciò con un “Hi! Do you know what bed is free?”.
Doveva essere una cotta di fine estate. Da allora ci siamo inseguiti per sei case in giro per il mondo da Solbiate Arno a Urbana Illinois, ripassando da Roma, Parigi, Milano (come neanche un negozio di scarpe alla moda). Non ci siamo lasciati mai (per più di sei ore). 
Abbiamo viaggiato come non avremmo nemmeno pensato (soprattutto in treno tra Roma e Milano) e abbiamo anche vissuto insieme per quattro anni, poi le nostre strade si sono allontanate di nuovo. Ora lottiamo per riavvicinarle. 
Intanto ci siamo sposati, a settembre, con una grande festa in un parco di Roma. C’era molta birra e un pallone da rugby, secondo me ci porteranno fortuna.
ps Ho fatto la prima visita – il dottore è un incrocio tra Einstein e SuperPippo – non si vede ancora l’embrione, ma sembra che proceda tutto bene. Devo rifare l’eco tra due settimane. Che palle!

Questo post è stato pubblicato in origine sul blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.
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Sai tenere un segreto?

Lo sai tenere un segreto? Io assolutamente no. Ma sono incinta, molto incinta, ed è meglio che nessuno lo sappia più a lungo possibile, magari 40 settimana (e mezzo). Giusto il tempo per sistemare un po’ di cose ed essere pronta ad affrontare quello che verrà.
Non ci aspettavamo che sarebbe successo così, subito subito, neanche il tempo di tornare dalla luna di miele, e ci troviamo un po’ spiazzati. Viviamo a più di 600 km di distanza e il mio lavoro non contempla nemmeno lontanamente l’idea di una gravidanza. Scrivo qui, così provo a non tradirmi. 
Da nemmeno tre giorni so che aspetto un bambino e già ho rischiato di farmelo scappare con:
1  la mia amica che vive in Ciad – perché mi ha scritto un’email
2  il meccanico sotto casa – perché mi saluta sempre
3  DUE colleghe – “Non sapete che fame! Ho fatto le analisi del sangue”
4  la signora del forno – per giustificare l’acquisto di un chilo di pizzette alle olive
5  la mia cugina preferita
6  la psyco-vicina di casa 
7  i genitori di mio marito via Skype
8  Oscar Farinetti – sì, quello di Eatily, che dovevo intervistare per lavoro.
Ma A. (nella foto con i capelli dritti e gli occhi da overdose di anfetamine) è stato rigidissimo: al momento sono ammessi allo scoop solo i genitori e mia sorella.

Per lui è tutto più facile: da quando si è accorto che l’autoradio trasmetteva i Pearl Jam (Alive!) proprio mentre aprivamo i risultati delle prime analisi del sangue è convinto che andrà tutto bene. Potere di Eddie Vedder! 

Del resto, nelle prossime 40 settimane (e mezzo), dobbiamo solo cambiare città, casa e lavoro, un gioco da ragazzi.

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