Postini sull’orlo di una crisi di nervi

Vedo un motorino delle poste parcheggiato sotto casa e un ragazzo giovane giovane con la faccia simpatica.
– Buon giorno, è lei il postino? –
– Si, sono nuovo. –
– Scusi, non so se posso chiedere a lei… È che sono abbonata a una rivista e da qualche settimana non mi arriva più. –
– Non me ne parli, è un disastro! Un mese fa quella che faceva questo giro, la bionda, se n’è andata e non l’hanno sostituita. Non può capire che macello! Non ha consegnato niente nessuno e poi hanno mandato me, che sono nuovo. È il panico, deve vedere che arretrati, ho dovuto ricominciare dalle raccomandate. – alza la voce – Trovo raccomandate di fine agosto! Io non ci dormo la notte, non mangio più e la gente è incavolata nera. Fanno bene, ma io sono precario, se questi protestano a me mi lasciano a casa, e poi come faccio? – quasi piangendo – Ma è vita questa? –
– Coraggio! Non faccia così, vedrà che riuscirà a consegnare tutto senza problemi. E poi per la mia rivista non è grave… tanto con la bambina ho pochissimo tempo per leggere. Se la ricevo o no, in fondo, è quasi lo stesso. –
– Comunque se mi dà il suo nome e il titolo della rivista gliela vado a cercare e gliela porto. –
Gentile e paranoico, il postino sclerato è il nuovo degno acquisto del nostro quartiere.

Ps Le esplorazioni con Piccolé si estendono. Siamo arrivate a piedi quasi al fiume con un coraggio da vere pioniere. Lei è sempre più grande, una gigante. A meno di un mese è dovuta passare dalla culla al lettino, se va avanti così tra un po’ mi si mangia tutta intera.

* Foto di Martina
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Come Thelma & Louise

A. è ripartito. Prima o poi doveva succedere che tornasse a Milano. Sarebbe stato solo per tre-quattro giorni e io ero determinata a godermi un po’ di solitudine con Piccolé facendo cose da ragazze. Non è andata proprio secondo i miei piani.

Domenica sera, mentre A. era ancora in treno verso il Nord, io piena di ottimismo gli scrivevo: – Oggi è stata bravissima, chissà se sente che la sua mamma ha un po’ paura e ha bisogno di lei. A volte mi sembra così “saggia” -. Quattro ore dopo (alle 2 e mezza di notte) sbandavo per casa con la piccola in braccio nella sua migliore interpretazione della scimmia urlatrice.

Lunedì alle 17 ero decisa a portarla al parco. Ho montato l’ovetto sulla macchina, caricato la pupa e premuto l’acceleratore. Alle 17.02 ero tornata al punto di partenza con una bambina-peperone accanto; aveva urlato così tanto nel primo isolato che abbiamo ripiegato su una passeggiata a piedi nel quartiere.

Martedì finalmente sono riuscita a combinare qualcosa secondo i progetti. Sono andata a fare shopping con Piccolé ed alcune amiche (ho anche trovato un fantastico lettino Stokke di occasione). Poi sono tornata a casa e mi sono arresa di fronte all’ennesima colichetta della bambina: ho chiamato la mamma (la MIA mamma).

Oggi l’obiettivo è ambizioso: andremo all’università per la laurea di una mia amica. Non oso immaginare cosa succederà. L’ultima volta che siamo uscite siamo rientrare coperte di cacca gialla esplosiva io, la bambina e tutto quello che era con noi dalla mia borsa alla fascia porte-enfant. Immagino che prima o poi ci prenderò la mano…

ps Tanti auguri a Piccolé. Oggi compie tre settimane. E stasera… torna papà!
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