Ricordati di non placcare l’arbitro

– La partita è stata annullata alla fine del primo tempo, uno dei nostri aveva placcato l’arbitro.
-?

– Mica l’ha fatto apposta, quello era in mezzo tra un nostro pilone e l’avversario con la palla ed è stato travolto, ma non doveva stare là. E poi lo sai come sono fatti i piloni.
-…
– Per un po’ l’arbitro è rimasto a terra poi ha fatto riprendere il gioco, ma nella pausa ha detto che gli tremavano le mani, si è spaventato di brutto e allora il medico dell’altra squadra ha detto: se fossi uno dei miei ti manderei subito al pronto soccorso. E quello si è fatto convincere e ha annullato la partita.
-…
– Peccato perché stavamo facendo un partitone. Eravamo di sette punti sopra la capolista, ora si deve rigiocare da capo.

Morale: anche se stai giocando la partita della vita e sei pieno di energia, devi controllarla: ricordati di non placcare l’arbitro. Per una persona un po’ “irruenta” come me, è una lezione che può tornare molto utile. (E anche quella di non trovarsi tra un pilone e la palla ovale, perché “lo sai come sono fatti i piloni”).

Continue Reading

Il barbiere hipster

Il barbiere hipster che ha aperto a Roma nella mia via è solo l’ultimo di una serie di negozi “giovani” arrivati negli ultimi mesi nel mio isolato. Il primo è stato un birrificio (qualcuno doveva aver detto al proprietario che si stava trasferendo nella zona un clientone come A.). Poi è toccato alla latteria-gelateria a chilometri zero. E c’è stata la volta del laboratorio di tatuaggi, che ha monopolizzato per settimane le conversazioni ai giardinetti tra vecchietti scandalizzati e ragazzini incuriositi.

Nel giro di un inverno è cambiato il volto della strada e si è avventurato a prendere una casa da queste parti anche qualche universitario, ma resta da vedere come i nuovi venuti si relazioneranno con i negozi “storici” del quartiere dalle sorelle brucia-caffé al fruttivendolo mummificato. Per il momento solo Stella, l’estetista cinese, ha dichiarato guerra ai ragazzi della birreria, colpevoli di disturbare con i loro schiamazzi i suoi massaggi.

Per rappresaglia, lei spara a tutto volume dalla mattina alla sera le sue canzoni preferite. Un giorno le ho chiesto se parlassero d’amore, mi ha risposto di no. “Questa – mi fa – per esempio dice: la Cina è grande, ma lavora e lavora e diventerai grande come la Cina”. Della serie: se non sono pazzi non ce li vogliamo.

Continue Reading

Viaggiamo leggeri, anzi “spartani”

Le ultime parole famose erano state: mi raccomando, viaggiamo leggeri, “spartani” (come dice A.). Così per il primo fine settimana in campagna di Piccolé abbiamo portato:

Un lettino, con materasso, piumone e lenzuolino.
L’ovetto.
Il marsupio.
20 pannoloni.
Salviettine e crema per il cambio.
Un asciugamano.
Cinque body.
2 pigiamini.
2 vestitini più ghettine.
Un maglioncino.
Due paia di calzini.
La giacca.
Un sonaglio.
Pier coniglio e Piera coniglietta.
Il termos con due porzioni di pappa.
Una mela più la grattugia.
La radiolina.

Dentro di me ero davvero convinta di aver ridotto al minimo i bagagli. Chissà come mai, però, la nostra macchina era strapiena (e anche quella dei miei che venivano con noi).

Continue Reading