L’ultima cena

Qualche giorno fa vengono a cena a casa nostra a Milano due amici rugbisti di A. belli, single e dongiovanni. Loro parlano di notti in Costa Azzurra, viaggetti e conquiste. Noi arriviamo all’ultimo secondo dopo un pomeriggio intenso e, nel preparare la cena, carbonizziamo i crostini e rischiamo di dar fuoco alla cucina. La bimba, di solito tranquilla, piange tutto il tempo. Io mi intravedo nello specchio con le occhiaie, tutta spettinata e spiegazzata. La serata alla fine è molto divertente ma A. sembra uscire dal confronto piuttosto provato.

Ps È l’ultima cena a via Ampere. Zitti zitti negli ultimi giorni abbiamo traslocato le ultime cose dalla prima casa dove abbiamo vissuto insieme. A. ha abitato qui per nove anni e gli dispiace andare via, ma ormai viene a Milano solo ogni tanto e non ha senso continuare a pagare l’affitto. Lavorerà ancora anche in Lombardia, i nostri vagabondaggi Nord-Sud continuano, ma per me è indubbiamente un altro passo verso il “vissero insieme felici e contenti” (anche se un po’ spettinati).

 

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La scomparsa di Babbo Natale

Un messaggio minatorio a fianco dell’ascensore ci ha accolto al ritorno dalle feste. Denunciava il furto di un Babbo Natale di feltro e lanciava maledizioni sul ladro e la sua famiglia. Non abbiamo avuto bisogno di raggiungere il nostro pianerottolo per sapere chi doveva essere la vittima, la violenza dell’invettiva parlava da sè.

Ecco infatti sulla porta della nostra vicina una corona natalizia al posto del vecchietto vestito di rosso. Sulla porta accanto, dove abita la sorella, un Babbo Natale identico a quello sparito era ancora al suo posto, a rendere più beffarda la situazione.

Basta molto di meno di questo a mandare su tutte le furie la nostra vicina. Una volta ci ha urlato contro di tutto per il rumore di una cena, erano alle nove e mezza di sera. Ci ha anche scritto una lettera di fuoco perché degli amici fumavano sul nostro terrazzino. Ha poi preteso che comprassimo uno stuoino extra lusso identico al suo. E passa le notti a gridare da sola, al telefono o contro la sorella. Questa, da parte sua, evita ogni contatto sociale. Persino sulla sua porta, accanto al sorridente Babbo Natale, c’è la scritta “Vietato suonare e bussare”.

Io conosco da sempre le nostre Patti e Selma (vivo nella casa che era di mia nonna), ma A. è terrorizzato dalle due sorelle. “Guardati alle spalle! – mi raccomanda – Quando torni dalla spesa non lasciare nemmeno un secondo la pupa sul pianerottolo. E qualunque cosa succeda, urla forte!”.

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Un messaggio dal passato

E’ mezzanotte. Ho appena vinto un testa a testa particolarmente duro con Piccolé per metterla a nanna quando vedo un messaggio sul telefono.
 “Ciao, sn X! Ti ricordi di me? Ti avevo portato da Bujmegen a Weeze to catch your aereo… non so dove sei adesso, ma la mia sorella sta a milano ora e sta cercando un posto per dormire… so che è tardi ma mi sei venuta in mente”.

Al momento non capisco, non ricordo assolutamente di essere mai stata in un posto chiamato Bujmegen, né tantomeno di Weeze. Poi un flash. Cinque o sei anni fa, in un momento molto scapestrato, sono andata a trovare degli amici a Utrecht. Per risparmiare, nonostante avessi solo un weekend libero, avevo preso un volo low cost per una città tedesca, da cui dovevo prendere un pullman e poi un treno per arrivare da loro.

Al ritorno è successo l’inimmaginabile: il treno olandese è arrivato in ritardo (quasi fosse un espresso italiano qualsiasi) e ho perso il pullman per l’aeroporto. Mi trovavo in Olanda e avevo un’ora per raggiungere a tutti i costi un aeroporto sperduto da qualche parte in Germania. Disperata, mi sono messa a fare l’autostop e così ho incontrato X, che stava andando in Austria ma era disposta ad allungare un po’ per non farmi perdere l’aereo. Non l’ho più sentita da allora. Il suo sms, in un momento in cui rischio di annegare tra pannoloni e poppate, mi è sembrato un messaggio dal passato. Diceva: te la caverai come te la sei sempre cavata, non per niente ti chiami Calamity.

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