Non lo diciamo a nessuno

Scatole quasi chiuse, scaffali un po’ smontati e un po’ no. Ore di lavoro di brugola e impachettamenti. Cameretta già a buon punto. Casino totale nel resto della casa, cucina compresa. Dopo quasi un anno di progetti, viaggi all’Ikea e discussioni che hanno coinvolto l’intero clan Dangefò, abbiamo dato il via al “trasloco” per lasciare a Piccolé la nostra stanza e spostare il lettone in sala. 
Ore 23,35
– Ci pensi, potrebbero essere le ultime sere di bisbigli notturni. Libertà!
Dal lettino arriva un movimento improvviso. 

– Shh!
– Guarda come dorme, è un falso allarme.
– Shhhhhhhhhh!
– Ma non vedi che dorme? Che bella che è. Stavo pensando… e se poi, di notte, ci manca?
– Ci pensavo anch’io. Se ci manca troppo, portiamo di là anche il lettino, e non lo diciamo a nessuno.

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Strano tipo di festa

Questa non l’ho capita. Ieri era la mia festa perché sono nata due mesi fa e papà è tornato prima dal lavoro. Fuori diluviava, era buissimo ma siamo usciti lo stesso. Siamo andati in una specie di casa con tanti bambini in una saletta. Uno ad uno sono andati in un’altra stanza, a volte si sentiva che piangevano o che tossivano. Noi avevamo appuntamento alle 7 e mezza (“Ora più adatta a un aperitivo che alla visita di controllo di un neonato”, sbuffava la mamma), ma non ci facevano entrare mai. 
E’ passata più di un’ora e io non ci capivo niente, un po’ mi addormentavo addosso a papà, poi mi svegliavo e volevo la tetta, poi mi addormentavo di nuovo. Alla fine sono andata da questo dottore che pareva l’orso Yoghi, mi hanno tolto la tutina e il pannolone (mi piace sempre) e sentito il cuore, il torace, guardato negli occhi, nella gola, nelle orecchie. “Com’è buona questa bambina!” diceva Yoghi perché non strillavo come quello che era uscito prima, ma quello era “piccolo” (non come me che ho già quasi 9 settimane).
Ho pianto solo un po’ quando ha fatto finta di farmi cadere per vedere se avevo i riflessi a posto e poi mi sono offesa e non volevo fare più niente. Quando mi ha pesato è rimasto sorpreso pure lui: ho superato 6 kg, sono nel 3% delle bambine più grandi in assoluto, ma sono anche altissima quindi va bene. Il dottore ha detto che possiamo partire senza problemi, e adesso chi ci ferma più?

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La carta d’identità di Piccolè a un mese: she’s got a ticket to ride

C’è scritto: statura 59 centimetri. Capelli castani. Occhi azzurri. Le voci “stato civile” e “professione” sono rimaste bianche. Del resto, cosa avremmo potuto mettere: ciucciatette full time? Pigrona a tempo indeterminato? Tap model? Drama queen? Piccolé ha fatto la sua prima carta d’identità e io mi sono commossa. È da quando ho scoperto di aspettare un bambino (e anche prima) che immagino di viaggiare insieme. Ora finalmente stiamo per farlo, mancano solo poche settimane. Abbiamo escluso le mete troppo lontane, troppo calde, troppo rischiose e preso i biglietti. Ora ci rimane solo da partire.

ps Prego apprezzare il coraggio con cui pubblico un video dei Beatles nonostante l’avversione di A per gli “scarafaggi di Liverpool” e la sua nota tolleranza musicale.

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