Irlandesi

Non è inverno senza i pomeriggi allo stadio a guardare il Sei nazioni. E’ ricominciato il torneo e all’ultimo abbiamo deciso di portare Piccolé con noi a vedere il rugby. Io non ero molto convinta all’inizio e lo sono diventata sempre meno man mano che vedevo altri tifosi che ci puntavano col dito o scattavano foto (a quattro mesi era probabilmente la più piccola di tutto l’Olimpico). 

Una volta arrivati ai nostri posti, però, lei ha iniziato a guardarsi intorno compiaciuta. Ha apprezzato molto gli inni e gli irlandesi tutti truccati e mascherati. Ha avuto un momento di crisi solo alla fine del primo di tempo perché siamo finiti in mezzo al pigia-pigia per i bagni e le birre. Poi si è addormentata. Quando si è svegliata, a fine partita, A. era un po’ scornato – Avrei almeno voluto farle vedere cosa vuol dire “perdere con onore” -. Lei invece continuava a ridere con la bocca spalancata, sono sicura che voleva dire:  – Che m’importa… io tifo Irlanda -.
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Sotto scorta

Tra colleghi

– Non ci siamo mai incontrati perché mi sono trasferito da poco e sto quasi sempre chiuso in redazione. Ho una situazione un po’ particolare.
– Particolare?
– Sono sotto scorta.
Ok, per fare questo lavoro c’è chi ha problemi più grossi di una poppata da non mancare. In questi strani, convulsi, pienissimi giorni rischiavo quasi di dimenticarmene.
ps In francese trantran si dice metro-boulot-dodo (in metropolitana-a lavoro-a nanna). Non ci potrebbe essere espressione più adatta per raccontare questi giorni.

Metro – Misteriosamente ho ritrovato nel portafoglio una vecchia Oyster card di Londra e nessuna traccia della Metrebus che uso tutti i giorni. Per un attimo mi sono illusa che anche la metro fosse cambiata e, passati i tornelli, avrei trovato le 275 fermate inglesi al posto di quelle romane.
Lavoro – Un paio di giorni di assestamento in redazione, poi il primo appuntamento di seguire: inizio ore 18.30. Sono arrivata a casa dopo le 9, chi ben comincia…
Nanna – Piccolé è sempre stata una dormigliona, ma proprio adesso ha deciso di svegliarsi di notte. Risultato: il sonno è diventato una vera ossessione. Sono arrivata ad addormentarmi in metro e a perdere la mia fermata. In qualche modo comunque sono giunta a venerdì, stasera posso andare in letargo e non svegliarmi fino a lunedì.
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Lunedì

Non ci siamo fatte mancare niente, rigurgito sulla giacca da lavoro incluso. C’è stata la sveglia alle 4 e mezzo. Le svomitazzate di ieri. L’abbonamento annuale alla metropolitana sparito. Il tiralatte assassino. La password-pirata per il pc scaduta. Le scarpe nuove che fanno male. Il registratore scarico. La partenza di A. per Milano. Eppure il primo giorno di lavoro dopo la maternità è andato e noi siamo sopravvissute. Ora lei dorme ciucciandosi due dita, io la guardo e non riesco a smettere. Domani si ricomincia, ma almeno non sarà più lunedì.

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