In viaggio con Piccolé a tre mesi

Per avere meno di 4 mesi, Piccolé ha già una discreta esperienza di mezzi di trasporto, e non tutti sono di suo gradimento.

A piedi – andrebbe sempre in giro, con fascia, marsupio o passeggino, basta muoversi senza soste (soprattutto nei negozi) e lei è beata.

In auto – ovvero come avere una sirena senza essere un’ambulanza. Appena partiti inizia a piangere alla massima potenza, di solito dopo un paio di minuti smette (soprattutto con una colonna sonora sufficientemente coatta) e si addormenta. A quel punto non ti fermeresti più, un po’ come Kerouac “Dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo”. “Per andare dove, amico?”. “Non lo so, ma dobbiamo andare”.

In treno – il mezzo preferito (da brava nipote di ferroviere). L’effetto soporifero è immediato. Lo sguardo terrorizzato che assumono gli altri passeggeri al vederla salire sul loro stesso vagone si trasforma in breve in vezzeggiamenti e moine.

In aereo – una tetta sempre a disposizione e passa la paura. Il minifasciatoio della micro-toilette, poi, è un vero spasso: bisogna sperimentarlo almeno un paio di volte l’ora. La mamma ne esce con petto, schiena e braccia doloranti come nemmeno dopo un incontro di boxe.

In barca – ha fatto un solo viaggio in traghetto, un po’ movimentato tra onde e vento. Ce la siamo cavata sdraiate insieme (anche con il papà) sul pavimento che ondeggiava.

Per bici, cammello e sottomarino ancora (purtroppo) non possiamo esprimerci.

Ps Siamo appena appena tornati dal Primo Grande Viaggio, un paio di settimane alle Canarie. Il tempo di riordinare i ricordi e raccontiamo tutto.

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