Ode ai cocomerari di Roma

Il camion dei cocomerari di Roma


Il cocomeraro è il mio migliore amico in questi giorni di gran caldo. Non so davvero come facciano nelle città dove sono spariti. I cocomerari di Roma resistono in diversi angoli con i loro banchetto, spesso vicino alle fermate degli autobus perché sanno bene che è lì che c’è più bisogno di loro. L’orario estivo dell’Atac si chiama “orario” perché l’attesa media è di un’ora e, sotto il solleone, un cocomeraro salva ogni giorno decine di sventurati aspiranti passeggeri.

Una fetta di cocomero ghiacciata costa un euro, e i turisti quasi non ci credono. Per un attimo sembrano dimenticare i centurioni coatti, la monnezza per le strade, la carbonara bisunta a 20 euro e scoprire una città generosa e accogliente. Ne hanno scritto anche i grandi giornali, qui sul Corriere (Cocomerari, gli ultimi sopravvissuti del vizio estivo nella Capitale) con una mappa di alcuni cocomerai della città.

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Firenze Rocks con i bambini

Firenze rocks con i bambini, Eddie Vedder in concerto

– Vi sconsigliamo di venire con i bambini, non li portate! – Questa telefonata del campeggio di Firenze Michelangelo, a tre giorni dal viaggio per andare al concerto di Eddie Vedder ha rischiato di mandare a monte tutta l’organizzazione. Due mesi prima avevo prenotato su Booking.com le tende per dodici persone, di cui sei bambini tra uno e sei anni, per il finesettimana. Ora, con la città tutta esaurita per il Festival Firenze rocks 2017, 50 mila persone presenti, ci dicevano che era meglio non partire.

* Disegno di copertina di Bruno (5 anni) “Eddie in concerto”

Firenze con i bambini con l’allarme caldo

Bambini al campeggio di Firenze

Da una parte c’era il buon senso: i giornali in quei giorni titolavano “Weekend di fuoco, Firenze da bollino rosso“, “Allerta meteo”, “Il caldo spinge in alto l’ozono. A casa i bambini”. Dall’altra parte c’era la voglia di non rinunciare al weekend con gli amici, che vivono lontano, e di goderci un anticipo di vacanza prima che la mia gravidanza fosse troppo inoltrata, con Piccolè che avrebbe visto, a due anni e mezzo, il suo primo concerto: solo chitarra e voce (e che voce quella di Eddie!), niente di meglio per la prima data rock della sua vita.

Ci si metteva anche la rabbia perché, se ci avessero detto al momento della prenotazione che non era una sistemazione adatta ai bambini, magari rispondendo a una delle email e delle telefonate con cui avevamo provato a contattare la struttura, avremmo cercato un altro posto dove andare. Così a ridosso della vacanza era impossibile. Alla fine abbiamo trovato una via di mezzo per salvare il finesettimana. Abbiamo rimandato di qualche ora la partenza, in modo da evitare il sole di mezzogiorno, e deciso di fermarci una sola notte invece di due, per limitare i danni. In qualche modo ce la siamo cavati.

All’arrivo al campeggio abbiamo trovato, subito a fianco del gabbiotto per il check in, un parco giochi e nei bagni c’erano mini-lavandini e fasciatogli. Non proprio indizi di un posto poco adatto ai bambini. Ci è venuto in mente allora che, forse, ci consigliavano di disdire la nostra prenotazione perché, in quegli stessi giorni, c’era così tanta domanda di posti letto a Firenze che il campeggio stava affittando tende, attrezzate come quella che noi avevamo riservato a un prezzo normale, alla cifra stratosferica di 500 euro a notte (500, non è uno scherzo). Con la nostra disdetta, avrebbero guadagnato un bel po’ di soldi.

Al festival Firenze rocks con i bambini. Viva Eddie Vedder

Bambini al concerto di Eddie Vedder al Firenze Rocks

Alla fine eravamo al parco delle Cascine per il Festival verso le sette, ancora faceva caldo, ma si iniziava a respirare. E’ stato un po’ complicato ritirare i biglietti perché, arrivati con il tram, abbiamo dovuto attraversare tutta l’area dell’ippodromo per raggiungere la biglietteria, ma poi è iniziata la festa. Ci siamo messi molto in fondo all’arena a sentire Glen Hansard, che è stato una bella scoperta. I bambini – solo tre alla fine, perché gli altri erano rimasti a casa – giocavano con i braccialetti fosforescenti anni 80 che gli aveva preso la mia amica (perfetti pure per non perderli, quando poi è sceso il buio). Ci sarebbe stata anche un’aria attrezzata con dei giochi gonfiabili, ma noi abbiamo preferito tenere i bimbi con noi.

Eddie Vedder è salito sul palco dopo le dieci e mezza e si è visto subito che faceva sul serio. Wishlist è stata la seconda canzone, tanto per dire. “Il mio primo concerto da solo in Italia è anche il più grande. Questo succede solo in Italia”, ha detto emozionato in italiano. “Ma io non vedo!”, protestava la bambina più grande, sulle spalle del papà. In effetti eravamo lontanissimi e ci voleva un po’ di fantasia nel riconoscere una figura umana in quel puntino sul palco, ma era bello essere lì a ballare tutti insieme, felici e anche un po’ commossi. La serata era magica e lo avrebbe sancito definitivamente una stella cadente gigante, o qualcosa del genere, che ha attraversato il cielo tra la fine di Imagine e l’attacco di Better man.
Nonostante tutto, il verdetto è stato che, purtroppo, è ancora troppo presto per andare con Piccolè ai festival rock. Si è addormentata in braccio al papà dopo tre o quattro canzoni, verso le 11, e ha continuato a dormire fine al mattino dopo. Prima era sdraiata su un telo per terra, con noi adulti che le ballavamo intorno per evitare che qualcuno le andasse addosso. Poi di nuovo in braccio mentre arrivavano alla macchina della nostra amica, che ci ha dato un passaggio fino al campeggio. E meno male che c’era lei, perché il papà, che è venuto a piedi, è arrivato in tenda alle 4 e mezza. Giusto tre ore prima che si svegliasse la bambina, allegra e vivacissima: “il cielo è blu, ci dobbiamo alzare”. A rendere la mattina più difficile c’è stato poi il fatto che il campeggio non aveva un bar per le colazioni, solo una macchinetta automatica per il caffè… ed era fuori servizio. Quasi un crimine contro l’umanità.

5 cose da vedere a Firenze in un giorno d’estate con i bimbi

Bambini in vacanza a Firenze

In qualche modo siamo riusciti a svegliarci, lavarci e prepararci a una visita super-flash al centro storico di Firenze prima di ripartire: i bambini era la prima volta che lo vedevano. Torneremo quando farà meno caldo, questo è sicuro. Abbiamo avuto solo un assaggio della città, ma ce lo siamo gustato. Quello che siamo riusciti a vedere nel nostro itinerario, oltre al panorama pazzesco di Piazzale Michelangelo, che era accanto al campeggio, e al parco delle Cascine dov’era il concerto, è stato:

  • Il Lungarno e il Ponte Vecchio

Era quasi mezzogiorno quando ci siamo incamminati sul Lungarno, dove una brezzolina aiutava a sopportare l’afa. Devo ammettere che i bambini hanno apprezzato di più lo stabilimento balneare sulla riva, con sabbia bianca e ombrelloni, piuttosto che il Ponte Vecchio, così affollato e infuocato che abbiamo deciso di non attraversarlo.

  • I vicoli del centro storico

Ci siamo invece inoltrati tra i vicoletti verso piazza della Signoria, scegliendo solo quelli in ombra e ingannando il caldo con dei coni gelati, per i piccoli, e birre ghiacciate, per i grandi. Abbiamo poi mangiato  con un panino dell’Antico vinaio di via de’ Neri, che io ricordavo dall’ultima volta che eravamo venuti (anche allora ero incinta, l’ho raccontato in 40 settimane e mezzo: Firenze a 33 giri, panze e vinili). Abbiamo preso una schiacciata calda di forno con salame sbrisolona, crema di carciofi, crema di pecorino e melanzane piccanti, una delizia che meritava bene i venti minuti di coda necessari a conquistarla.

  • Piazza della Signoria
Sazi e soddisfatti abbiamo raggiunto Piazza della Signoria che ci ha accolto alla musica dal vivo dei violini. Era un concerto di artisti di strada che ha accompagnato la nostra passeggiata tra le statue e i bambini non la finivano di applaudire, ancora più contenti che al festival della notte prima.
  • Piazza del Duomo

Era quasi ora di prendere il treno e il sole era sempre più caldo ma abbiamo fatto ancora in tempo a visitare piazza del Duomo, con Santa Maria del Fiore, il Battistero e il Campanile di Giotto. Piccolè ormai era stanchissima e l’unica cosa che l’ha entusiasmata sono state le carrozzelle con due cavalli (non uno come a Roma).

  • Santa Maria Novella

C’è stato tempo ancora per il saluto tradizionale a Santa Maria Novella,  subito prima di raggiungere la stazione con la certezza di tornare presto (ma magari la prossima volta non in estate).

Firenze in estate, veduta da da Piazzale Michelangelo
ps Non era la prima esperienza per noi in campeggio con i bambini, anche se è stata la più “estrema”. Qui le nostre avventure precedenti:

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#Nonpartosenza. I miei indispensabili in viaggio con bebè

I miei #nonpartosenza, indispensabili in viaggio con bebè
Con questo post accetto la sfida di Silvia (Trippando.it) di trovare i cinque pezzi che non mancano mai nella mia valigia per un viaggio con Piccolè (2 anni e mezzo). Solo cinque? Ho pensato, è impossibile. E proprio per questo ho deciso di provare. I miei #nonpartosenza sono:
  1. Un vestito colorato per sentirmi bella.
  2. Quaderno e colori per il diario di viaggio.
  3. La bambola Lalla perché è una grande viaggiatrice.
  4. Il biberon perché se no è tragedia.
  5. La GoPro perché fa subito avventura.
Prima di svelare un po’ di più di questi oggetti, vi racconto quello che non entra mai nella mia valigia.  Io considero quasi proibito in vacanza portare:
  1. Bagnoschiuma e simili. Pesanti e reperibili facilmente in tutto il mondo. Unica deroga ammissibile per una piccola saponetta e un flaconcino di shampo mini.
  2. Ombrello. Tanto quando piove è sempre in camera o in campeggio.
  3. Accappatoio. Occupa tanto di quello spazio che non ne vale la pena.
  4. Vestiti per più di tre giorni. La regola è uno lo metti, uno lo lavi, uno di scorta.
  5.  Fondotinta e altri trucchi. Con il sorriso da vacanza basta il rimmel e un po’ di terra.

Il vestito colorato

Mi sento una madre snaturata ad aver pensato, per prima cosa, al vestito per me e non a cosa mettere alla pupa. Ma cinque oggetti erano davvero pochi e le foto delle vacanze restano per sempre. Mi sono stufata di scorrere gli album di viaggio e trovarmi di fronte a QUEI bermuda, che non donerebbero neanche a una modella, e quelle T-shirt sformate. Metto in valigia pochissime cose, in genere tre cambi di cui uno molto sportivo, ma che mi piacciono e mi donano. Quindi al mio vestito, di solito lungo, scollato e molto colorato, non rinuncio. Piccolè mi perdonerà, tanto più che lei – soprattutto se siamo in posti caldi – andrebbe in giro sempre nuda come un pesce.

Quaderno e colori

Il vecchio diario di viaggio con l’arrivo di Piccolé si è trasformato. Ora il suo ruolo principale è di passatempo durante gli spostamenti o al ristorante. La bimba trascorre un sacco di tempo a disegnare e colorare e i suoi capolavori affiancano (e molto spesso sovrastano) i racconti di viaggio che la mamma si ostina a scrivere lì a fianco. Mi ricordo una volta, sulla terrazza del Rockfeller center di New York in mezzo a un vento terribile, lei che continuava a scarabocchiare mentre gli altri turisti le scattavano foto senza parole.

La bambola Lalla

La bambola di pezza Lalla è un’altra presenza costante delle nostre vacanze con la bambina. Primo perché è sempre allegra, anche durante le disavventure che possono capitare in viaggio, e mette di buon umore tutta la famiglia. Poi Piccolè dorme con lei, la porta a spasso e le racconta quello che facciamo. Ogni tanto la bimba dice che “Lalla è stanca” e allora ci fermiamo a riposare o a fare merenda, anche se magari quel giorno Lalla è rimasta a casa. La bambola è diventata una sorta di alterego di Piccolè (oltre a una scusa per ottenere dosi extra di biscotti o caramelle, perché “Sono per Lalla”).

Il biberon

Il biberon di Piccolè è uno, unico e inimitabile. Ci è capitato di dimenticarlo a casa solo una volta, ed è stata una tragedia perché il suo bibo è l’unico modo per farla riaddormentare quando si sveglia prima dell’alba, di solito tra le cinque e le sei di mattina. Non è bastato essere vicini alla casa dei miei cugini che hanno tre bambini e ci hanno messo a disposizione biberon di ogni forma e dimensione. Nessuno poteva andare bene.  Nessuno era IL biberon. Credo che non lo dimenticheremo mai più.

La GoPro

In principio era la macchina fotografica reflex. Ne portavamo due, una io e una mio marito, e persino di due marche diverse, con due diversi set di obiettivi non compatibili tra loro, caricabatterie, schede e quant’altro. Poi è arrivata Piccolè e la voglia di fare foto si è impennata, ma anche la quantità di bagagli che portiamo con noi. Così la mia reflex è rimasta a casa, per fortuna c’era la GoPro. La GoPro è molto di più di una mini telecamera sportiva subacquea, larga come una carta di credito e leggerissima. Una volta aggiunto lo schermo posteriore per vedere quello che si scatta, è anche una macchina fotografica avanzata e a prova di bambini. Noi non potremmo partire senza.

E per te? Quali sono i tuoi #nonpartosenza? 

 

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