Qui comincia l’avventura

E adesso siamo in tre. E’ il momento di iniziare un nuovo diario. Le avventure passate con A, Piccolé e gli altri della tribù Dangefò quando la pupa era ancora nella panza le avevo raccontate su 40 settimane (e mezzo) tra nomadismi Roma-Milano, lavori improbabili, amici e viaggi. Pubblico anche qui sotto i primi post per mostrare da dove è partita la nostra piccola carovana, chi può dire dove arriverà?

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Cose da fare prima che arrivi Piccolé

Cose da fare prima che arrivi Piccolé. Finora mi ero concentrata su idee pratiche e di buon senso sulla casa, il lavoro e la lontananza del papà. Poi ci siamo seduti a tavolino con A. e abbiamo pensato che potevamo fare molto di meglio. Ecco la nostra nuova to do list:

1 – Ronfare come ghiri tutto il weekend (d’accordo C e A)
2 – Andare al cinema più spesso possibile (C)
3 – Mangiare fuori tantissimo (A)
4 – Darci al tango (C, A rilancia con il rock’n’roll acrobatico facendo naufragare il progetto)
5 – Partecipare alla corsa dei tori a Pamplona (A)
6 – Provare il bunjee jumping (C, A mette il veto)
7 – Viaggiare in Iran o Bolivia (A, C mette il veto)
8 – Improvvisare, cambiare programma, sbagliare strada, fare tardi (C)
9 – Seguire tutte le tappe dei Pearl Jam in Italia e magari anche in Europa (A)
10 – Imparare a cucinare etiope o indiano, comunque speziatissimo (C)
10bis – Vedere gli All Blacks in Nuova Zelanda (A e C, il budget mette il veto)

Di cosa ci siamo scordati?


Questo post è stato pubblicato in origine sul blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.

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Nella terra di mezzo

Questa è una dichiarazione d’amore per la mia strada. Dici “abito a Roma” e tutti si immaginano una camera con vista sul Colosseo (magari con Scajola per dirimpettaio) o minimo minimo una romantica casetta color pastello a Trastevere. Io vivo un po’ più in là, non ancora in una periferia “dura e pura” ma neanche tra viali alberati e palazzine liberty.

Quando hanno inventato la versione capitolina di Risiko (il geniale Rosiko) hanno lasciato un buco nero in questa zona  tra il “Non solo centro” dei vari Prati, Vaticano, Villa borghese e i “Territori del Nord-Ovest” che si estendono dalla Balduina fino a Casal del Marmo e la Giustiniana.
Ecco, qui siamo nel regno dei palazzoni anni 60 che si affacciano su altri palazzoni anni 60 (anche se ancora, a saper dove guardare, ogni tanto spunta tra le antenne paraboliche uno spicchio di Cupolone).

I turisti da queste parti ci finiscono solo se si perdono mentre cercano i Musei Vaticani, ma abbiamo anche noi le nostre attrattive:

1 Il meccanico egiziano Abramo, che ti saluta con entusiasmo ogni volta che passi davanti alla sua officina anche se non hai macchina né motorino (compensa proponendoti ad ogni festa comandata di assoldare un soprano o una ballerina del ventre, interpretati sempre dalla sua nipote disoccupata);
2 Le fornaie chiacchierone, capaci di vendere quintali di pizza bianca anche alla più anoressica delle modelle;
3 La palestra coatta con luci al neon e musica tunza tunza che cerca di darsi un tono con i corsi di pilates. “Sugli ischi! Ho detto che ve dovete da poggià sugli ischi!”, risuona per tutta la sala;
4 Il porno-pizzicagnolo (droghiere, per chi non mastica la lingua), io ancora ho timore ad avventurarmici da sola. Ma tra battutacce e apprezzamenti pesanti è una garanzia di successo per gli amici che vengono da fuori: “Molto pittoresco”;
5 Le sorelle-bruciacaffé, si suppone debbano essere delle bariste ma, vista la scarsa attitudine all’espresso, immaginiamo che sia una copertura. Il mistero è perché continuiamo ad andarci;
6 Il fruttivendolo mummificato. C’è chi è pronto a giurare che sia in quel negozio fin dalla prima guerra mondiale, è “antico” più che vecchio. A un certo punto aveva anche venduto, ma poi non sapeva che fare a casa senza la sua bottega e se l’è ricomprata. Da lì combatte tremolante contro una decina di concorrenti del Bangladesh che lo hanno circondato, ma lui non si arrende;
7 La pizza al taglio più cara di Roma. La strategia è andarci che sei già strasazio e ordinare “giusto un assaggio”. Se riesci a sopravvivere al conto, è una vera goduria.

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Questo post è stato pubblicato in origine sul mio blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.

* Foto credit: Tic edizioni

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