Mini-inviata (molto) speciale all’Expo

Babababa pa pa aaaah ba…
Traduttore Piccolé – italiano attivato.

All’Expo io ci sono già stata. Ci sono andata con mamma e con la nonna nordica in treno – che è sempre un’avventura – un giorno che papà era al lavoro a Milano.

È stato così emozionante il viaggio in treno che quando siamo arrivate mi ero appisolata un attimo e ho perso il padiglione zero – peccato perché con l’atmosfera incantata, l’albero gigante e tutti gli animali mi sa che mi sarebbe proprio piaciuto.

C’era tantissima gente all’Expo ma i bambini possono saltare le code e così siamo riusciti a vedere un sacco di cose. Abbiamo preso una navetta e siamo scese all’albero della vita che è piccolo e tristanzuolo ma circondato da sedie-trottole rosse da cui non sarei più scesa.                                    

Poi abbiamo visto il padiglione Italia – qui il mio passeggino ci ha permesso di saltare una fila di due ore e mezza. C’era una stanza piena di specchi e video giganti che ti trasportavano al centro di panorami incredibili. Bella anche l’area bimbi con cuscini a forma di semi e foglie giganti tra cui giocare e gattonare (perché io adesso so gattonare benissimo, eh).

                                     
Era arrivata ora di pranzo e abbiamo vagato un po’ per cercare un posto dove mangiare (per assurdo, in un’esposizione dedicata al cibo come l’Expo, c’erano code ovunque e prezzi da urlo). Siamo finite al padiglione olandese, che sembra un vecchio lunapark e abbiamo preso un hotdog e un gelato girando su una piccola ruota panoramica.
                               

Erano già passate tre ore e si stava facendo tardi. Sulla strada verso casa ci siamo fermate al padiglione Brasile, dove ho provato a gattonare su un ponte di corda amazzonico, e a guardare dei balli tribali dell’Angola.
                                 
Mamma dice che tra scandali, cemento e multinazionali l’Expo è un trionfo della globalizzazione “vecchio stile” e non mostra nessun modello di sviluppo alternativo, ma in fondo ci siamo divertite. Abbiamo intravisto padiglioni fatti tutti di cassette della frutta (Polonia), a forma di alveare (Regno Unito), di mulino (Bielorussia), di mercato (Francia), lunari (Corea), verdeggianti (Monaco), enormi (Cina) e hi tech (Azerbaigian).
Alla fine si tratta di un parco giochi sull’alimentazione perfetto per bambini e appassionati di design, affascinante, ma niente di più.

                               

Ps Attenzione: i bambini con meno di 3 anni non pagano per entrare all’Expo di Milano ma hanno bisogno comunque di un biglietto che bisogna procurarsi per passare i tornelli. Noi siamo dovute tornare a prenderlo alla stazione di Rho Fiera.

È possibile prenotare sul sito di Expo dei passeggini “di cortesia” per la visita e sono a disposizione aree per bambini e fasciatoi con pannolini e prodotti per il cambio gratuiti, ma non sono ben segnalati. Bisogna avere fiducia e dopo un po’ saltano fuori. Qui c’è una mappa su dove trovarli.

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L’ultima cena

Qualche giorno fa vengono a cena a casa nostra a Milano due amici rugbisti di A. belli, single e dongiovanni. Loro parlano di notti in Costa Azzurra, viaggetti e conquiste. Noi arriviamo all’ultimo secondo dopo un pomeriggio intenso e, nel preparare la cena, carbonizziamo i crostini e rischiamo di dar fuoco alla cucina. La bimba, di solito tranquilla, piange tutto il tempo. Io mi intravedo nello specchio con le occhiaie, tutta spettinata e spiegazzata. La serata alla fine è molto divertente ma A. sembra uscire dal confronto piuttosto provato.

Ps È l’ultima cena a via Ampere. Zitti zitti negli ultimi giorni abbiamo traslocato le ultime cose dalla prima casa dove abbiamo vissuto insieme. A. ha abitato qui per nove anni e gli dispiace andare via, ma ormai viene a Milano solo ogni tanto e non ha senso continuare a pagare l’affitto. Lavorerà ancora anche in Lombardia, i nostri vagabondaggi Nord-Sud continuano, ma per me è indubbiamente un altro passo verso il “vissero insieme felici e contenti” (anche se un po’ spettinati).

 

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