Prime pappe: 5 trucchi a prova di viaggio

Prime pappe fuori casa

Il momento delle prime pappe è arrivato. Lo riconosco dal fetore di verdure lesse che appesta la casa, dalle schifo-macchie di mela che coprono ogni cosa (e ci restano per sempre, secondo me sono proprio indelebili) e dalle cacche  del pupo non più così “innocenti”. Il Picinin sta diventando grande. Cominciare lo svezzamento per me significa una cosa prima di tutto: l’emancipazione dall’odiato tiralatte. Posso andare a lavorare (o, magari, anche uscire una sera a divertirmi) senza dovermi spremere il seno come la mucca Carolina. Quindi evviva le pappe, nonostante tutto!

 

Prime pappe per piccoli viaggiatori: ecco come ho fatto

Eppure c’è una cosa che rischia di rompere l’incanto. Con lo svezzamento all’improvviso uscire, che sia per una gita, una passeggiata, una vacanza o un grande viaggio, diventa più complicato. L’orario del pranzo incombe come una micidiale ora X che intralcia ogni programma. Per assurdo è più facile andare in giro con un neonato molto piccolo – di poche settimane – che con un bimbo poco più grande, già svezzato: se la mamma lo allatta, tutto quello di cui il bebè ha bisogno è la tetta e qualche pannolino. Con Piccolè, però, dopo qualche incidente con le prime pappe, ho trovato cinque trucchi per cavarmela anche lontano da casa.

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Sono pazzi questi romani: non andate in Slovenia

Sembra che pazzi e fanatici si diano appuntamento tutti a Roma. Salgo in macchina dopo una serata con gli amici vicino a San Pietro e la trovo occupata da una donna addormentata. L’aveva trovata aperta e ci si era messa a riposare – spiega – “in attesa di essere ricevuta dall’arcivescovo”. Della serie SPQR Sono Pazzi Questi Romani, come diceva Obelix.

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Quando la Roma vince il Barça

La festa dei bambini per la vittoria della Roma sul Barça

Quando la Roma vince, Roma festeggia. Se trionfa sul Barça, è il delirio. Le macchine in festa hanno strombazzato sotto le nostre finestre per tutta la notte (che famiglia fortunata!). E persino i più insospettabili – come mia cugina, mamma di tre figli piccoli – si sono uniti ai caroselli. Partecipavano alla festa anche gli autobus dell’Atac, per una volta numerosissimi. Venivano presi d’assalto, scalati e cavalcati come animali mitologici.

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