Perdersi alle isole Galapagos, un paradiso disegnato da Disney

Sposo in viaggio di nozze alle isole Galapagos

Ho voglia di storie felici, torno con la mente alla nostra luna di miele in Ecuador, tre anni fa. Era tanta l’emozione di essere in viaggio di nozze alle Isole Galapagos che, appena arrivati, io e A. abbiamo sbagliato porto, cittadina e persino isola. Dovevamo trovare la barca con cui, per otto giorni, avremmo navigato tra leoni marini, iguane, tartarughe giganti, pinguini, sule dai piedi azzurri sulle orme di Darwin, in un paradiso naturale che sembrava uscito dalla fantasia di Walt Disney.

Blue-foot boogie delle isole Galapagos
 

Alla fine abbiamo scoperto che l’equipaggio ci era venuto a prendere in aeroporto ma non ci eravamo incontrati. Noi, infatti, irrefrenabili e abituati ai viaggi fai-da-te, avevamo deciso di andare al porto principale dell’arcipelago, convinti che avremmo trovato lì in nostro Beagle. Peccato che era in un altro porto, addirittura su un’altra isola delle Galapagos. Solo l’intervento della capitaneria ci ha permesso di non rimanere a terra e salpare alla fine sulla nostra barchetta, la Golondrina.

Viaggio di nozze in crociera alle Galapagos con yacht Golondrina

 

La nostra “crociera” alle isole Galapagos

E’ stata rocambolesca la partenza per la prima “crociera” della nostra vita. Anche se, rispetto a quello che ci si aspetta normalmente da una crociera è stata piuttosto un’anti-crociera. Barchetta da 16 persone, cuccette spartane, sveglia alle sei, colazione volante e poi via! Trekking, appostamenti, nuotate, snorkeling, esplorazioni di ogni genere. Per noi è stata una vacanza fantastica.

Coppia in viaggio di nozze alle Isole Galapagos

Fin dall’arrivo al porto (sbagliato) abbiamo capito che posto pazzesco erano le isole Galapagos: leoni marini allo stato brado, infatti, avevano preso possesso delle panchine del molo e persino di un parco giochi.  La campagna lì intorno, poi, era disseminata da dei pietroni arrotondati che erano, in realtà, tartarughe giganti.

Leone marino in un parcheggio alle Galapagos

Per una volta gli animali sembravano essere i padroni di casa, alle isole Galapagos, e gli umani erano tenuti sotto stretto controllo perché non gli dessero fastidio in nessun modo. Abituati ad essere rispettati, gli animali non avevano nessuna paura, anzi erano super curiosi. Il primo giorno non ci volevo neanche credere, eravamo sull’isola Genovesa, spiaggia chilometrica, mare turchino, più leoni marini che turisti (c’eravamo solo noi passeggeri della nostra barca). Ero presa a scrivere il diario di viaggio quando mi sono sentita toccare il ginocchio: era un pelosissimo cucciolo di leone marino venuto a sbirciare quello che facevo.

Due cuccioli di leone marino delle Galapagos in spiaggia

Gli animali più incredibili in piena libertà

Molti degli animali che abbiamo incontrato alle isole Galapagos sembravano usciti da un film della Disney:

  • La tartaruga gigante Diego, ultracentenaria,  che aveva salvato la sua specie dall’estinzione facendo circa 800 cuccioli.
  • L’uccello pirata che non pescava ma rubava i pesci degli altri uccelli e quello romantico che regalava pietre alla sua amata.
  • Il gufo mattiniero che prendeva il sole su uno scoglio.
  • Il pinguino frettoloso, che nuotava alla velocità della luce.
  • L’albatros ritardario che aveva dimenticato di emigrare.
  • Il leone marino giocherellone che se la spassava uno scivolo per bambini.
  • Il fringuello di Darwin che si dava un sacco di arie perché aveva contribuito alla teoria dell’evoluzione.
  • I delfini in crisi di autostima, perché in mezzo a tanti animali pazzeschi non se li filava nessuno.
  • Gli squali inappetenti che ti mangiavano solo se ti scambiavano per un leone marino (oltre al danno la beffa, visto che i leoni marini non brillano proprio per il loro fisico da modelli).
Iguana gialla, rossa e verde, isola Plazas

Con il passare dei giorni, ci abbiamo preso l’abitudine. Bagni con tartarughe marine e pinguini, uccelli incredibili con i piedi blu elettrico o con petti rossi gonfi come mongolfiere, iguane mutanti. Una sorpresa dopo l’altra. Gli animali erano così tanti e così curiosi che, a volte, sembrava che fossimo noi l’attrazione speciale e loro i turisti.

Io ho vissuto anche i miei cinque minuti di celebrità quando, per fotografare da vicino dei fenicotteri rosa, sono finita – con il mio romantico vestitino bianco da viaggio di nozze e il cappello a tesa larga – in delle sabbie mobili di guano. Sulla riva lì a fianco, ovviamente, c’era una comitiva di turisti che ha immortalato la scena ridendo a crepapelle. Come ti sbagli.

Disavventura con sabbie mobili durante viaggio di nozze alle Galapagos

La nostra esperienza

A proposito di turisti era divertente anche lo strano gruppo con cui dividevamo lo yacht. La guida, Julio, era un ragazzo locale cicciottello e pigrissimo, ma con una fortuna sfacciata in fatto di avvistamenti (spesso incrociavamo un altro gruppo, guidato da una specie di Indiana Jones super-accessioriata, che trovava la metà degli animali di Julio). Per il resto l’equipaggio era composto da quattro ragazzi delle Galapagos, che tentavano di sfuggire alle avances di una cougar milanese.

Diego e i suoi amici, tartarughe giganti delle Galapagos

I nostri passeggeri preferiti erano Barbie e Ken, una coppia di belloni che viveva in Australia e riusciva sempre a vedere più animali di tutti. A. non li perdeva d’occhio nemmeno un attimo, come uno stalker. C’era poi una famiglia ecuadoregna con due figli ventenni, un ingegnere so-tutto-io e Josè, studente di fisica e appassionato di libri con cui ho fatto amicizia nonostante il mio spagnolo traballante. Completavano la compagnia due famiglie italiane con figli grandi, di cui una viveva a Quito da anni.

Fragata avvistato nel viaggio di nozze alle Galapagos

Un viaggio fai-da-te alle isole Galapagos

E’ possibile visitare le Isole Galapagos anche con un viaggio indipendente, dormendo nella pensione di una delle cittadine, di solito Puerto Ayora (qui qualche indicazione della Lonely Planet su dove mangiare e dormire alle Galapagos), e organizzando le singole escursioni, ma così si rischia di perdere alcuni dei posti più belli e di trovarsi insieme a grossi gruppi di turisti. Il viaggio in barca è sicuramente caro (noi per una settimana abbiamo speso circa 1.800 euro, tutto compreso tranne il volo, questo è stato il nostro itinerario alle Galapagos) ma è stato talmente incredibile che continuiamo a dirci che, prima o poi, sarebbe bello farlo di nuovo, magari quando Piccolè sarà più grande.

Leoni marini in spiaggia alle Galapagos

L’età giusta per un viaggio con i bambini alle Galapagos

Un viaggio alle isole Galapagos è uno di quei rari casi in cui, secondo me, è meglio aspettare dopo i 6-7 anni dei bambini per partire. Sarebbe troppo un peccato essere stati in un paradiso così e non averne ricordi. Inoltre è meglio che i bimbi sappiano nuotare abbastanza bene da potersi godersi lo snorkeling e i bagni nell’acqua alta. Attenti però ad aspettare troppo: A. è rimasto traumatizzato quando una bambina, in piena pre-adolescenza, gli ha detto che le Galapagos le avevano fatto SCHIFO perché “gli animali puzzano“. Ha detto proprio schifo, povera ragazza, trascinata da genitori senza cuore in un postaccio del genere.

Luna di miele in crociera alle Galapagos

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Ecco il video del nostro viaggio di nozze in Ecuador e alle Galapagos. Attenzione per gli stomachi sensibili, il finale è disgustoso.

 

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Diversamente romantici – luna di miele in Ecuador

Nariz del Diablo

“Corazones solitarios. Gentiluomo educato, professionale, di Quito. Mi piacerebbe incontrare la mia anima gemella”.
“Questo annuncio è per te, mia signora. Sono un uomo fedele, simpatico, tenero, romantico, con un grande cuore”.
“Cerco donne tra 29 e 45 anni”.

Quito

Era il primo giorno del viaggio in nozze, nel dicembre del 2013, e per ambientarci in Ecuador avevamo iniziato con una tazza di caffè e uno sguardo ai giornali locali. Ci siamo imbattuti così nella rubrica sentimentale Corazones solitarios. Mi è tornata in mente oggi pensando a quanti modi ci sono per essere innamorati e cercare l’amore, più romantico, più pragmatico, più cavalleresco, più moderno.

Il circuito di Quilotoa

Allora, presi dalla luna di miele e dal fascino coloniale di Quito, vedevamo l’amore dappertutto (ancora non c’era Piccolé a boicottare i nostri slanci di romanticismo). Rileggo il diario di viaggio e mi sento di nuovo lì tra le canzoni strappalacrime sparate a tutto volume sugli autobus, la coppia di anziani in vestiti tradizionali che passeggiava per mano mangiando un gelato rosa confetto, i ragazzetti con il cappello di Babbo Natale che si baciavano in piazza. E poi noi sposini, sistemati in una mansarda in legno all’ultimo piano dell’hotel San Francisco, tra i tetti della città vecchia e le cime innevate che li sfioravano.

I lama del vulcano Cotopaxi

 

Nel viaggio di nozze fai-da-te in Ecuador e alle Galapagos (qui il racconto della seconda tappa: Perdersi alle Galapagos, un paradiso disegnato dalla Disney) avremmo rischiato inconsapevolmente la vita varie volte. Già il secondo giorno, tentando la scalata del vulcano Pichincha (4.784 metri) prima di abituarci all’altitudine, poi nuotando in mezzo a branchi di squaletti e mante alle Galapagos e mangiando formiche vive e larve non meglio identificati nel cuore dell’Amazzonia ecuadoregna, ma allora ancora non lo sapevamo e continuavamo a guardarci intorno con gli occhi a cuoricino.

 

In autobus sulle Ande

Per strada si vendeva di tutto, soprattutto gelatine alimentari fosforescenti, gelati dai colori fluo, frutta ma anche rimedi miracolosi contro l’acidità di stomaco che il farmacista – dal suo banchetto al mercato – decantava con un megafono. Esposte nelle vetrine come oggetti qualunque c’erano anche bare di ogni forma e dimensione. E andavano per la maggiore, a pochi giorni dal Natale, corone argentate e vestitini per il bambinello del presepe, come se fosse stato un bambolotto. Ogni famiglia avrebbe addobbato la sua statuetta e poi l’avrebbe portata in processione.

Cavalcata in Ecuador per la luna di miele

Noi non abbiamo assistito a queste processioni perché il giorno di Natale eravamo in una fattoria in mezzo al nulla, l’Hacienda Mortinos, nel parco del Vulcano Cotopaxi,  tra lama, cavalli e condor. Siamo stati lassù solo un paio di giorni, il tempo di una passeggiata fino al ghiacciaio e, il giorno dopo, di una cavalcata nei dintorni, ma eravamo così lontano dal resto del mondo – non funzionava nemmeno il telefono fisso della casa che ci ospitava – che è sembrato di staccare completamente.

Viaggio di nozze in Ecuador- la leggenda del condor

Da quel momento in poi è come se fossimo finiti in un’altra dimensione, un po’ magica. La tappa successiva del viaggio ci ha portati sulle Ande, fino al cratere Quilotoa, una laguna verde smeraldo circondata da villaggi indigeni dove pochissime persone parlano lo spagnolo, ci si spostava a piedi tra un paese e l’altro e l’ultima moda prevede, per le ragazze, lunghissime trecce avvolte in stoffe colorate, un cappello di feltro blu con una piuma di pavone, un maialino o un agnello al “guinzaglio” e – nonostante le strade accidentate e i percorsi chilometrici – tacchi alti.

Cucina ecuadoriana

Sono le terre del Condor, un dio buono che, secondo una leggenda, si è innamorato di una pastorella che è scappata con lui sfuggendo a una famiglia crudele. Noi dobbiamo aver conosciuto una discendente della protagonista della storia, una bambina di 8-10 al massimo che pascolava dei maiali canticchiando e che ci ha aiutato a ritrovare la strada una volta che ci siamo persi.

Mercato indigeno in Ecuador

L’appuntamento più importante qui era il mercato settimanale del bestiame, a Zumbahua, dove si vendono polli, pecore, lama, maiali, ogni genere di cibarie e articoli di ferramenta. Abbiamo ritrovato tra i banchi quasi tutte le persone che avevamo incontrato nelle nostre camminate dei dintorni. Così abbiamo potuto sfoggiare un po’ del vocabolario Quachua che avevamo imparato nel frattempo grazie alla pazienza di Manuel dell’Hostal Chukirawa, il nostro ospite. Per esempio buongiorno si dice Napaykullayki e grazie Yusulipayki, facilissimo.

Bambini a Cuenca

Ci è un po’ dispiaciuto lasciare le Ande per scendere verso la sierra, per festeggiare il capodanno a Cuenca, una bella cittadina coloniale (patrimonio dell’Umanità dell’Unesco) che – dopo i giorni di Quilotoa – ci è sembrata una vera metropoli. Poi però, per l’anno nuovo, la festa è stata incredibile con enormi falò. A ritmo di salsa ogni famiglia bruciava fantocci con la faccia delle persone più odiate o semplicemente famose dell’anno vecchio, politici, calciatori, star della tv o personaggi di film e fumetti.  Inoltre ogni rione costruiva carri scenografici (c’era un concorso per quale fosse il più bello) e a mezzanotte bruciavano anche quelli con fiamme alte fino a 5-6 metri, tra petardi e fuochi d’artificio. Le macchine passavano vicinissime ai falò e qualche ubriaco provava a saltarli. Alla musica a tutto volume si univano le sirene di polizia e pompieri, che correvano da una parte all’altra per evitare che la città prendesse fuoco (o forse per non perdersi nessuno dei festeggiamenti?). Noi eravamo senza parole per lo spettacolo, innamoratissimi dell’Ecuador (e ancora non avevamo visto le Galapagos e l’Amazzonia, ma questa è un’altra storia).

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Ecco come sono andate le cose: 

 

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Cose molto pericolose

– Dottore, ho mangiato delle formiche vive, pensa che può far male?
– Ma… QUANTE ne ha mangiate?
– Due o tre, sapevano di sale e limone, pensa che può far male al bambino?
– Non credo, ma… perché le ha mangiate?!

Già, perché? Direi che “perché non sapevo di essere incinta” non è una scusa sufficiente. E’ che ero in Amazzonia ecuadoregna, nella mia migliore interpretazione della Piccola Esploratrice in Luna di Miele. La guida ci aveva detto di imparare a riconoscere le formiche commestibili, nel caso ci fossimo persi nella giungla. E così… le ho assaggiate. Una per cominciare, ma era così piccola che non si sentiva niente, e così un altro paio. Non erano male. Ora mi sembra la conferma incontrovertibile e definitiva che sarò una madre degenere, anche perché nell’ultimo mese mi sono capitate diverse cose strane e pericolose:

– Ho camminato su tronchi sospesi su una laguna con piranha e caimani,
– Mi hanno punto insetti di ogni forma e dimensione,
– Ho fatto l’altalena tipo Tarzan su liane lunghe 20 metri,
– Ho bevuto viscidi intrugli di “frutta” non meglio identificata,
– E mangiato uno spiedino di larve alla griglia (grandi come albicocche),
– Ho preso una sfilza di medicine e vaccini che neanche alle Olimpiadi dell’ipocondria.

Ora continuo a domandarmi, ma perché l’ho fatto? Nel viaggio di nozze ci sono stati anche lunghi bagni nelle acque tropicali e passeggiate in spiaggia al tramonto, ma – come ti sbagli – allora non dovevo essere ancora incinta.

ps Ho rifatto il test per le Beta-Hcg, continuo a sfornare ormoni che neanche la Monsanto nei suoi tempi migliori. Incrociamo le dita.

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Questo post è stato pubblicato in origine sul  mio blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.

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