#Nonpartosenza. I miei indispensabili in viaggio con bebè

I miei #nonpartosenza, indispensabili in viaggio con bebè
Con questo post accetto la sfida di Silvia (Trippando.it) di trovare i cinque pezzi che non mancano mai nella mia valigia per un viaggio con Piccolè (2 anni e mezzo). Solo cinque? Ho pensato, è impossibile. E proprio per questo ho deciso di provare. I miei #nonpartosenza sono:
  1. Un vestito colorato per sentirmi bella.
  2. Quaderno e colori per il diario di viaggio.
  3. La bambola Lalla perché è una grande viaggiatrice.
  4. Il biberon perché se no è tragedia.
  5. La GoPro perché fa subito avventura.
Prima di svelare un po’ di più di questi oggetti, vi racconto quello che non entra mai nella mia valigia.  Io considero quasi proibito in vacanza portare:
  1. Bagnoschiuma e simili. Pesanti e reperibili facilmente in tutto il mondo. Unica deroga ammissibile per una piccola saponetta e un flaconcino di shampo mini.
  2. Ombrello. Tanto quando piove è sempre in camera o in campeggio.
  3. Accappatoio. Occupa tanto di quello spazio che non ne vale la pena.
  4. Vestiti per più di tre giorni. La regola è uno lo metti, uno lo lavi, uno di scorta.
  5.  Fondotinta e altri trucchi. Con il sorriso da vacanza basta il rimmel e un po’ di terra.

Il vestito colorato

Mi sento una madre snaturata ad aver pensato, per prima cosa, al vestito per me e non a cosa mettere alla pupa. Ma cinque oggetti erano davvero pochi e le foto delle vacanze restano per sempre. Mi sono stufata di scorrere gli album di viaggio e trovarmi di fronte a QUEI bermuda, che non donerebbero neanche a una modella, e quelle T-shirt sformate. Metto in valigia pochissime cose, in genere tre cambi di cui uno molto sportivo, ma che mi piacciono e mi donano. Quindi al mio vestito, di solito lungo, scollato e molto colorato, non rinuncio. Piccolè mi perdonerà, tanto più che lei – soprattutto se siamo in posti caldi – andrebbe in giro sempre nuda come un pesce.

Quaderno e colori

Il vecchio diario di viaggio con l’arrivo di Piccolé si è trasformato. Ora il suo ruolo principale è di passatempo durante gli spostamenti o al ristorante. La bimba trascorre un sacco di tempo a disegnare e colorare e i suoi capolavori affiancano (e molto spesso sovrastano) i racconti di viaggio che la mamma si ostina a scrivere lì a fianco. Mi ricordo una volta, sulla terrazza del Rockfeller center di New York in mezzo a un vento terribile, lei che continuava a scarabocchiare mentre gli altri turisti le scattavano foto senza parole.

La bambola Lalla

La bambola di pezza Lalla è un’altra presenza costante delle nostre vacanze con la bambina. Primo perché è sempre allegra, anche durante le disavventure che possono capitare in viaggio, e mette di buon umore tutta la famiglia. Poi Piccolè dorme con lei, la porta a spasso e le racconta quello che facciamo. Ogni tanto la bimba dice che “Lalla è stanca” e allora ci fermiamo a riposare o a fare merenda, anche se magari quel giorno Lalla è rimasta a casa. La bambola è diventata una sorta di alterego di Piccolè (oltre a una scusa per ottenere dosi extra di biscotti o caramelle, perché “Sono per Lalla”).

Il biberon

Il biberon di Piccolè è uno, unico e inimitabile. Ci è capitato di dimenticarlo a casa solo una volta, ed è stata una tragedia perché il suo bibo è l’unico modo per farla riaddormentare quando si sveglia prima dell’alba, di solito tra le cinque e le sei di mattina. Non è bastato essere vicini alla casa dei miei cugini che hanno tre bambini e ci hanno messo a disposizione biberon di ogni forma e dimensione. Nessuno poteva andare bene.  Nessuno era IL biberon. Credo che non lo dimenticheremo mai più.

La GoPro

In principio era la macchina fotografica reflex. Ne portavamo due, una io e una mio marito, e persino di due marche diverse, con due diversi set di obiettivi non compatibili tra loro, caricabatterie, schede e quant’altro. Poi è arrivata Piccolè e la voglia di fare foto si è impennata, ma anche la quantità di bagagli che portiamo con noi. Così la mia reflex è rimasta a casa, per fortuna c’era la GoPro. La GoPro è molto di più di una mini telecamera sportiva subacquea, larga come una carta di credito e leggerissima. Una volta aggiunto lo schermo posteriore per vedere quello che si scatta, è anche una macchina fotografica avanzata e a prova di bambini. Noi non potremmo partire senza.

E per te? Quali sono i tuoi #nonpartosenza? 

 

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Quanto costa un neonato: AAA nonno cercasi

Quanto costa un neonato, vestitini e non solo

“Quanto costa un neonato?”. La domanda della mia collega A., davanti a un caffè, mi coglie alla sprovvista e mi dà lo spunto per la nuova rubrica di Chiedilo a Calamity. Ho studiato e, secondo un’indagine dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori i costi di crescere un bambino nel primo anno di vita hanno raggiunto 7 mila euro come minimo nel 2016 tra passeggini, pannolini, vestiti e giochi. Anche in un articolo sulla Repubblica del 21 marzo, un demografo che insegna all’Università di Firenze, Gustavo De Santis,  dà la stessa cifra. Questi calcoli sono lontani dalla mia esperienza che, grazie all’aiuto di cugine e amiche con figli, a un po’ di shopping sul web e un po’ di acquisti di seconda mano ha visto spese di poco superiori ai mille euro l’anno per  Piccolè.

I veri costi di un neonato

Non è questo però, che vuole sapere la mia collega, che è precaria come me e in più, vive lontano dalla sua famiglia. La fanno un po’ ridere queste stime che tengono conto dei costi per un bebè come lo scalda-biberon o il rialzo da sedia. Dimenticano la cosa più importante: chi tiene il bambino? Come se in Italia tutte le mamme potessero stare in maternità l’intero primo anno di vita dei loro piccoli e le ragazze non fossero in gran parte lavoratrici precarie o autonome, per le quali già stare a casa i primi tre mesi dopo la nascita di un bebè appare come un lusso.

Una babysitter costa almeno 600 euro al mese a Roma e allora, o ci sono i nonni, vicini, in pensione, in salute e disponibili a tenere i bambini, oppure fare figli se lo possono permettere in pochi. La situazione migliora un po’ se il neonato va al nido:

  • L’asilo nido comunale ha costi variabili, ma che possono essere abbastanza ridotti se non si ha un reddito elevato – noi paghiamo sui 150 euro al mese – ma accetta bebè nel primo anno di vita solo se sono nati entro la fine maggio ed è aperto al massimo fino alle 16.30, un orario a cui è impossibile liberarsi per la maggior parte dei lavoratori.
  • Un’alternativa c’è e sono i nidi privati che hanno spesso orari più compatibili con quelli di ufficio ma, in questo caso, i costi si moltiplicano di almeno tre o quattro volte.

 

Quanto costa un neonato? L’amara verità

“Vedi che ho ragione io, quindi e con quanto costa un neonato non ce lo possiamo permettere“, ha concluso sconsolata la mia collega. La legge di stabilità del 2017 prevede qualche sostegno in più per i neo-genitori: 800 euro una tantum per le prime spese con il bonus Mamma domani. Inoltre è stato esteso anche alle lavoratrici autonome il bonus nido o baby sitter fino a 600 euro al mese, che finora era riservato solo alle dipendenti, anche se è solo per tre mesi. Si tratta di provvedimenti sacrosanti, ma purtroppo non bastano a far cambiare idea alla mia amica.



Io sono una mamma pasticciona, disorganizzata e caotica, però so tirare fuori un’efficienza mostruosa e ho una certa esperienza. Per questo spesso mi chiedono consigli soprattutto sui viaggi, trucchi low cost e strategie di sopravvivenza con i bambini piccoli. Se hai dei dubbi puoi scrivere a Chiedilo Calamity contattandomi su TwitterFacebook o via email a dangefo@gmail.com. Sarò felice di provare ad aiutarti.



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Pasqua sulla neve: la valigia dei bambini per la montagna

Pasqua sulla neve: cosa mettere in valigia

Siamo quasi in partenza per le vacanze Pasqua sulla neve. Abbiamo colto l’ultimo momento possibile per mantenere la promessa di portare Piccolè in montagna e così raggiungeremo i cugini di A. in Val d’Aosta per qualche giorno. E’ il momento di fare le valigie che mai come stavolta mi sembrano complicate: andiamo in treno quindi dobbiamo portare borse più leggere possibili, e andremo in montagna. Per la prima volta, ora che la bimba ha due anni e mezzo, non porteremo il passeggino. Ci sarà la neve, ma siamo ad aprile – quindi potrebbe anche fare caldo – e vorrei anche portare anche qualcosa di carino per la festa. A complicare le cose c’è il fatto che l’ultima versione del sito Universal packing list, che di solito uso in questi casi, al momento non è personalizzabile come le precedenti. Quindi devo cavarmela da sola. Ecco la mia lista.

Valigia della bimba per Pasqua sulla neve

Biancheria intima e cambio

  • mutadiine e calzini
  • calzemagia
  • canottiere
  • pigiama
  • pannolini per la notte
  • salviette
  • crema per il cambio
  • asciugamanino
  • mini-sapone e shampo
  • spazzola
  • spazzolino e dentifricio
  • crema solare
  • burro di cacao

Vestiti

  • magliette a manica lunga
  • vestitino
  • micropile
  • pile pesante
  • felpe
  • pantaloni tuta-leggins
  • tutina da sci
  • pantalone impermeabile

Per il freddo

  • piumino
  • guanti
  • cappelli (uno pesante più uno leggero)
  • sciarpa o collo
  • scarpe: da ginnastica, galoche imbottite tipo dopo-sci, ciabattine
  • paio di occhiali da sole

Mai senza

  • biscotti e snack
  • libretto
  • quaderno e colori
  • giochi da viaggio
  • bambola per dormire
  • biberon
  • lucina per dormire
  • zaino da trekking porta-bimbi.
Non sono molto convinta. Ho dimenticato qualche cosa?

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