E poi arriva Picinin

Mamma, papà e due lineette sul test di gravidanza

Post segreto scritto il 15 marzo.

Settimana 4 di gravidanza.

L’avventura ricomincia! Sono incinta, decisamente incinta. Sono felice e terrorizzata dell’arrivo di un fratellino per Piccolè, ma ho come l’impressione che sarà da pazzi.

Ancora non sapevo che el Picinin fosse tra noi – per equità geografica abbiamo scelto un nome lumbard per il secondogenito, anche se modificato dal più corretto Piscinin perché se no mi impicciavo a pronunciarlo – , e già lo avevo messo in pericolo di vita. Infatti Piccolè è ammalata, con febbre da cavallo, mal di gola e strane bolle, e io ho passato l’ultima notte a dormire stretta-stretta abbracciata con lei. Poi mi è venuto il dubbio che forse era il caso di fare un test di gravidanza, vista la scomparsa del mio ciclo, prima di continuare a sbaciucchiarmi l’untrice e TA-DAAN, era proprio così.

La prima cosa che ho fatto dopo aver scoperto di aspettare un bambino? Comprato un biglietto aereo per Madrid, per me da sola. E’ da quando è nata Piccolè che volevo fare un viaggio con le mie amiche dell’università e andare a trovare M. che si è trasferita in Spagna, ho pensato: ora o mai più! Sono incorreggibile.

Speriamo che anche il nuovo micro-bebè dimostri tempra per sopravvivere  in questa casa. Siamo scombinati, incasinati e caotici, ma in fondo non siamo poi male come famiglia. E poi c’è Piccolè, e chi non sognerebbe una sorella grande così?

ps Quando aspettavo Piccolè, in questo periodo scrivevo così 40 settimane (e mezzo) – Lo sai tenere un segreto?

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Ladri di bambole (di due anni)

Bimba di 2 anni e la sua bambola preferita

Tutto è cominciato con il furto di una bambolina all’asilo nido. E’ finito con un’indagine internazionale e ricerche a tappeto tra Roma e Berlino. Ora che ha due anni, Piccolè ha una passione per le bambole: ognuna che vede, deve essere sua. Al nido, poi, la bambina si era così attaccata a un bambolotto che era lì a disposizione per giocare, che le maestre glielo hanno fatto portare a casa.

Era un bambolotto lurido, che aveva perso i pantaloni, lasciando in vista la federa lisa della sua imbottitura: il più brutto che avessi mai visto. Piccolè lo aveva adottato come se fosse stato un bambino vero, lo cullava, coccolava, cambiava, nutriva, gli cantava canzoni e aveva deciso che non poteva dormire senza di lui. Quando le maestre hanno chiesto di riportarlo a scuola, la bimba ha iniziato a fare finta di obbedire. Si svegliava al mattino, lo portava al nido, ma ogni giorno riusciva in qualche modo a riportarselo indietro.

L’ultimatum

Questa storia è andata avanti finchè un giorno Piccolè non ha aggredito una bambina che aveva osato prendere la “sua” bambola, in un momento in cui lei non ci giocava. A quel punto le maestre hanno detto che bisognava darci un taglio, il bambolotto era di tutti, Piccolè lo avrebbe potuto portare a casa per l’ultimo finesettimana, e poi lo avrebbe dovuto lasciare al nido. Il giorno dopo era sparito.

Siamo usciti a spasso con la bambola (che, per scelta di Piccolè, non ha nome) e quando siamo tornati a casa non ce l’avevamo più. Il nonno ha ripercorso passo passo tutta la strada che abbiamo fatto, arruolando diversi bambini del quartiere. Ma sembrava essersi volatilizzata.

Sei bambole di una bambina di 2 anni sul divano

Io non sapevo proprio come dirlo alle maestre. Avrebbero pensato che, pur di non restituire quella bambola, l’avevamo rubata sul serio. L’unica alternativa era comprare una bambola nuova, uguale identica a quella scomparsa, e provare a “invecchiarla” un po’. Questo non era così semplice perché la bambolina era talmente rovinata da non avere segni di riconoscimento distinguibili, tranne uno: il disegno mezzo cancellato sulla maglietta azzurra della bambolina. Quando l’avevo lavata, avevo visto che c’era sopra Hello Kitty, la gattina giapponese, una delle licenze più diffuse al mondo.

Ricerche internazionali per scovare il bambolotto perduto

Ho tirato fuori tutta la mia tenacia e ho iniziato a scorrere sul web centinaia di immagini di “Hello Kitty Doll”, ma quella giusta non c’era. Stavo per arrendermi, quando ho intravisto l’immagine di una bambola simile, ma vestita di rosa. A quel punto ho chiesto a Google di mostrarmi tutte le foto simili a quella presenti su web (è una funzione fichissima di Google immagini, basta cliccare dove c’è la fotocamera) e ho trovato marca e numero del modello di quel bambolotto.

Bambola per bambina di 2 anni cercata fino in Germania

Con marca e numero di serie sono risalita al sito di eBay tedesco, dove c’era anche lei! La bambolina scomparsa con la maglietta azzura sembrava essere in vendita e disponibile, anche se il sito era tutto in tedesco e io non parlo una parola di quella lingua. A quel punto, però, non potevo fermarmi e con un po’ di incoscienza, ho provato a comprarlo. A un certo punto sullo schermo è comparsa la poco rassicurante scritta “Vielen Dank für Ihren Einkauf”. Secondo Google translate, però, voleva dire solo grazie per il vostro acquisto: forse ce l’avevo fatta! Lo scopriremo solo quando mi arriverà il bambolotto, anche se ho qualche dubbio che possa succedere.

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L’8 marzo delle bambine: il rosa puzza (ma possiamo difenderci)

Prodotti per bambine: la pasta delle principesse

Cinque principesse ammiccano dagli scaffali del supermercato in una nuvola rosa scintillante. Mi guardano con i loro sorrisi seducenti, sanno che non posso resistere. Maledetta offerta speciale! Lo sconto del 30% sulla Pasta Princess, che di solito costa come il caviale (del resto è un pasto “regale”), mi costringe a prendere uno, due, tre pacchi e metterli nel carrello. Anche oggi che non c’è Piccolè a chiederla a gran voce, la pasta “da femmina” finisce nella mia spesa. Invece di penne o fusilli, nel piatto la mia bambina troverà una pasta a forma di scarpette col tacco, vestiti da ballo, fiori e castelli.

L’8 marzo delle bambine: non solo principessine tutte rosa

L’immagine della principessina tutta rosa dilaga, invade ogni ambito della vita di una bambina anche di solo due anni, come mia figlia, dai vestiti ai giocattoli, dai libri ai quaderni, dallo shampoo allo spazzolino da denti e persino la cena. Mi sembra che si parta da un colore, il rosa, e si arrivi all’idea che ci sia un solo modo di essere femmina, iper-stereotipato, dove la cosa più importante è la bellezza. Piccolè e le altre bambine sono bombardate da questo messaggio fin dalla culla: il modello Cenerentola, sguattera a casa propria, Biancaneve e la Bella Addormentata, in attesa di un principe che le salvi, e anche Elsa, a modo suo, così terribilmente magra, quasi anoressica.

La bellezza prima di tutto

Di recente Walmart ha lanciato una linea di trucchi pensati apposta per le ragazzine perché “le bambine già a 3-5 anni mettono smalto per le unghie e lucida-labbra e a otto anni vogliono qualcosa in più” e negli Stati Uniti la fascia di mercato più promettente per la cosmetica è quella degli 8-12 anni che già vale 40 milioni di dollari al mese, leggo sul sito della campagna inglese Pink stinks (in italiano sarebbe: il rosa puzza, l’ho citata anche qualche anno fa nel post sul primo vestito scelto da Piccolè a 5 mesi) che denuncia la femminilizzazione  dei prodotti rivolti alle bambine. Le ragazzine si trovano così a essere ossessionate dall’aspetto fisico (e dal peso) fin dalla scuola elementare.

Forme di resistenza: il rosa puzza

Io provo timidamente a resistere: scelgo per la bambina vestiti di tutti i colori, giochi di tutti i tipi, storie con donne forti e protagoniste del loro destino. Provo a evitare che sia esposta agli spot pubblicitari (guardiamo i cartoni animati solo sul computer e con il blocco anti-pubblicità). Ma non le vieto niente. Piccolè è piena di vestiti rosa, ma pensa che siano colori da bambina anche il verde, il viola, il blu, il rosso e l’arancione. Il giallo no (è molto decisa su questo, non chiedetemi perché).

Ama Cenerentola e Frozen ma anche il Libro della Giungla e Tarzan. Adora giocare con la cucinetta, spolverare e passare la scopa per terra, ma anche martellare fortissimo sul banchetto da lavoro da falegname e calciare la palla. Le piace fare il medico e anche la ballerina. Amo pensare che ancora, a due anni, si senta libera di essere tutto quello che vuole, anche quando vuole cose contraddittorie. Credo che sia il suo modo di essere femminista. Chissà se durerà.

A oggi siamo messe così: Calamity e Piccolè chiacchierano sulla strada per l’asilo nido.
– Piccolè, chi sono i tuoi amici preferiti? –
– Aulola F, Aulola B, Iapopo e Otto. –
– Bambini e bambine sono uguali? –
– Ma mamma! I bambini hanno il pitellino. –
– E cosa hanno le bambine? –
– La tatatina – ride.
– E chi è più forte i bambini o le bambine? –
– Le bambine. –
– E chi è più monello i bambini o le bambine? –
– Le bambine! –
– I bambini sono più bravi? –
– No, sono più blave le bambine. –
– E chi è più veloce? –
– Io! E poi tutti dicono: ma chi è quetta bella bambina? –

Cibo per bambine iper-femminilizzato
ps. Questo post partecipa al progetto di Instamamme il tema del mese. A marzo il tema è Femminile e femminismo.
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