Pannolini e champagne

Ore 20.06, la pupa dorme già, io perdo tempo su Facebook.
C – Sto per fare un bagno caldo e ho una coppa di champagne (credevo succedesse solo nei film).
V – Ahah! Brava.
C – Ne era avanzato un po’ e A. è a Milano… mica potevo farlo sgasare.
C – Certo lo champagne fa un po’ a cazzotti con i pentoloni dell’acqua sul fuoco, fondamentali per un bagno veramente caldo a casa mia.
V – Aahaha! Allora non sono l’unica a fare il bagno così. Che poi diventa una volta l’anno infatti.
C – Non me ne parlare, è il primo dalla nascita di Piccolé.
V – Goditelo allora! A dopo

Ore 21.54
C – Non ci voglio credere, si è svegliata appena sono entrata in acqua!
V – La legge di Murphy per le mamme.
C – Sembrava una commedia di serie Z. All’inizio ero convinta che fosse un’allucinazione uditiva. Ma convinta proprio. Mi dicevo, rilassati! E’ solo nella tua testa. E invece piangeva davvero…
C – Non volevo arrendermi così l’ho messa con la sua sdraietta vicino alla vasca, poi con il piede la cullavo, poi cantavo le sue canzoni preferite. Tutto pur di non dire addio al bagno.
C – Niente da fare, era sempre più disperata. Per calmarla almeno un po’ ho dovuto prenderla in braccio (senza nemmeno asciugarmi e rivestirmi). Altro che serata di relax, col freddo che fa è già tanto se non mi viene la broncopolmonite.
V – Oh mamma.

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Una stanza tutta per lei

Abbiamo smontato e rimontato, svitato e riavvitato, scollato e rincollato, spostato e rispostato tutta casa. Piccolé, serena, dirigeva i lavori. Poi, al momento di andare a dormire, ha iniziato a piangere: non ne voleva sapere. Ecco, non vuole stare nella nuova cameretta da sola, abbiamo cominciato a disperarci. Ed è così che l’abbiamo portata nel lettone, pronti a dormire lì tutti insieme come non succedeva da quando era appena nata. Avevamo alle spalle giorni di lavoro per riconquistare un minimo di intimità e rischiavamo di averne ancora meno di prima.

Sono passati dieci minuti scarsi, poi Piccolé ha spalancato gli occhioni e ha ripreso ad agitarsi. L’abbiamo portata di là (ora ha tutta per sé la stanza più grande della casa). Le abbiamo fatto vedere i suoi giochi, il materassone, la poltrona a righe. Poi l’abbiamo messa nel lettino e ha preso una faccia soddisfatta che diceva: – Ma siete matti se pensate che vengo in quel bugigattolo con voi, io me ne sto qui! E’ stato bello finché è durato, ma ho bisogno dei miei spazi. Non è colpa vostra, sono io. Ho già due mesi, voglio vivere la mia vita. Vedrete, con il tempo ve ne farete una ragione -. Così si è addormentata. Ha mostrato più spirito d’indipendenza lei di noi grandi, fosse stato per me mi sa che saremmo rimasti a dormire insieme fino a 18 anni.

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Non lo diciamo a nessuno

Scatole quasi chiuse, scaffali un po’ smontati e un po’ no. Ore di lavoro di brugola e impachettamenti. Cameretta già a buon punto. Casino totale nel resto della casa, cucina compresa. Dopo quasi un anno di progetti, viaggi all’Ikea e discussioni che hanno coinvolto l’intero clan Dangefò, abbiamo dato il via al “trasloco” per lasciare a Piccolé la nostra stanza e spostare il lettone in sala. 
Ore 23,35
– Ci pensi, potrebbero essere le ultime sere di bisbigli notturni. Libertà!
Dal lettino arriva un movimento improvviso. 

– Shh!
– Guarda come dorme, è un falso allarme.
– Shhhhhhhhhh!
– Ma non vedi che dorme? Che bella che è. Stavo pensando… e se poi, di notte, ci manca?
– Ci pensavo anch’io. Se ci manca troppo, portiamo di là anche il lettino, e non lo diciamo a nessuno.

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