Istruzioni per l’uso

Tra dieci giorni torno al lavoro e Piccolé, per adesso, resterà con i nonni. Per scacciare un po’ il magone ho pensato a quello che ho imparato in questi (quasi) quattro mesi insieme e al manuale di istruzioni che avrei tanto voluto avere alla sua nascita. Magari potrà essere utile a farla stare bene quando sarò lontana.

Al mattino è sempre felice, le piace poltrire, “chiacchierare” e fare i rotoloni sul lettone.
Se piange (di solito) ha fame o ha sonno.
Se non ha fame e non ha sonno, si può provare a toglierle il pannolone e farla sgambettare un po’ sul fasciatoio. Se neanche questo funziona, una passeggiata la stende.
Detesta infilarsi le maniche, ma adora andare a spasso (anche sotto la pioggia).
Ama gli autobus, le sta antipatica la metro.
Quando si stropiccia gli occhi o vuole stare solo in braccio è stanca. Dopo poco, se non va a nanna, diventa una scimmia urlatrice.
Resiste al sonno con tutte le sue forze, ma raccontandole storie e cantando (molto) alla fine cede.
La canzone a cui proprio non sa resistere è Citrosodina.
Trova molto interessante chi cucina, stende, lava i piatti, sfoglia il giornale rumorosamente.
Non tollera, invece, che si stia al computer o al telefono.
Mettersi a tavola o farsi una doccia è il modo migliore per svegliarla.
La poltrona a righe resta sempre una grande passione.

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Come non avere il bonus nido

Fa tenerezza la primissima burocrazia legata a un bebè. Nonostante la corsa contro il tempo per avere il codice fiscale e il pediatra della Asl per le prime visite mediche e la coda al municipio per ottenere la carta d’identità, ancora mi usciva quasi una lacrimuccia nel guardare la tessera sanitaria di Piccolé (per non parlare del nostro stato di famiglia). Poi mi sono scontrata con l’Inps.

E’ uscito, infatti, a pochi giorni dalle feste di Natale il bando per i buoni baby sitter o nido che prevede fino a 600 euro al mese per le mamme che rinunciano al congedo parentale e rientrano al lavoro alla fine della maternità obbligatoria. Sono un sacco di soldi ma per averli bisogna essere tra le prime a presentare la domanda. E così ho preparato di corsa tutti i documenti, che non è così semplice per chi vive tra due città e ce li ha sparpagliati un po’ qui, un po’ là. Mi mancava soltanto, perso da qualche parte, il Pin dell’Inps. Così sono andata al patronato.

Volevo chiedere (povera illusa) i buoni per il nido per quando tornerò a lavoro. E’ iniziato un gioco dell’oca perché il programma per richiedere i voucher prima non riconosceva il codice della mia azienda, poi non prevedeva la mia tipologia di contratto, né la possibilità che A. fosse lavoratore autonomo, a un certo punto dava problemi anche il codice fiscale di Piccolé. Risolti tutti i trabocchetti anagrafici, sono iniziati i problemi veri. A me interessava il contributo per il nido, che avrei dovuto scegliere tra quelli autorizzati, ma non ne risultava autorizzato nessuno. Inoltre era necessario che la bimba fosse già iscritta, ma io sono ancora nella maternità obbligatoria, quindi anche questo era impossibile.

Alla fine mi sono rassegnata a chiedere, piuttosto che niente, i voucher baby sitter. Anche così però non è stato facile, dovevo presentare infatti l’Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente) ma le regole per calcolarlo stanno cambiando e al patronato non sapevano come fare. Sono dovuta andare in un altro ufficio che in qualche modo è riuscito a produrre questo documento e per poi portarlo, a cinque minuti dalla chiusura prima di Natale, dove avevo fatto tutta la pratica. La domanda finalmente è stata inviata, non resta che incrociare le dita e sperare che arrivino almeno i voucher babysitter, poi ci inventeremo come usarli.

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La scomparsa di Babbo Natale

Un messaggio minatorio a fianco dell’ascensore ci ha accolto al ritorno dalle feste. Denunciava il furto di un Babbo Natale di feltro e lanciava maledizioni sul ladro e la sua famiglia. Non abbiamo avuto bisogno di raggiungere il nostro pianerottolo per sapere chi doveva essere la vittima, la violenza dell’invettiva parlava da sè.

Ecco infatti sulla porta della nostra vicina una corona natalizia al posto del vecchietto vestito di rosso. Sulla porta accanto, dove abita la sorella, un Babbo Natale identico a quello sparito era ancora al suo posto, a rendere più beffarda la situazione.

Basta molto di meno di questo a mandare su tutte le furie la nostra vicina. Una volta ci ha urlato contro di tutto per il rumore di una cena, erano alle nove e mezza di sera. Ci ha anche scritto una lettera di fuoco perché degli amici fumavano sul nostro terrazzino. Ha poi preteso che comprassimo uno stuoino extra lusso identico al suo. E passa le notti a gridare da sola, al telefono o contro la sorella. Questa, da parte sua, evita ogni contatto sociale. Persino sulla sua porta, accanto al sorridente Babbo Natale, c’è la scritta “Vietato suonare e bussare”.

Io conosco da sempre le nostre Patti e Selma (vivo nella casa che era di mia nonna), ma A. è terrorizzato dalle due sorelle. “Guardati alle spalle! – mi raccomanda – Quando torni dalla spesa non lasciare nemmeno un secondo la pupa sul pianerottolo. E qualunque cosa succeda, urla forte!”.

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