Operazione verità – Il post parto o i 20 giorni dell’Apocalisse

I 20 giorni dell’Apocalisse sono quasi finiti. Ora dovrebbe iniziare la parte più facile del post parto, o almeno così promette Francesca, l’ostetrica che in queste prime tre settimane ci ha fatto da guida, oracolo e soprattutto “genio della lampada” risolvendo dubbi, problemi e crisi di panico.

Nessuno mi aveva preparato a cosa sarebbero stati questi giorni post parto e riflettevo con un’amica che forse è il caso di fare un’operazione “verità”. Si dice sempre (molto pudicamente) che la neomamma è “stanca” ma non è solo quello.

 

La neo-mamma nel post parto (spesso)

  • Ha dei punti sulla patata che le rendono molto difficile stare seduta e camminare (e a volte anche stare sdraiata). Non si riassorbiranno che dopo settimane.
  • Prova ad allattare anche se ha delle ferite sui capezzoli che non le fanno male solo se sta con le tette all’aria. Il suo seno è gonfio, dolorante e sgocciola latte come una tubatura rotta.
  • Ha grosse perdite di sangue che possono durare anche 40 giorni (praticamente recupera in una volta sola tutto il ciclo che non ha avuto in 9 mesi).
  • Le fanno male le ossa della schiena e del bacino come se ci fosse passata attraverso una persona (ah, già, ci è passata attraverso una persona).
  • Andare in bagno per lei è a dir poco complicato, probabilmente prende dei lassativi e potrebbe avere anche le emorroidi.
  • È vittima di una tempesta ormonale come nemmeno una mucca pazza: è tanto felice, poi ha voglia di piangere per ore e senza motivo.Non avrebbe mai immaginato che sarebbe rimasta così grossa.
  • Ha tanto tanto tanto sonno ma tra poppate notturne e pensieri non ha mai dormito così poco.Noi direi che ce la siamo cavata. Piccolé ha proprio un buon carattere (lo ha detto pure il nuovo pediatra) e siamo stati abbastanza tranquilli, limitando il più possibile l’invasione di parenti e amici in festa. Ora piano piano si ritorna alla normalità, pronti ad aprire le danze.Ti piace questo articolo? Commenta, chiedi, condividi! 
    Il tuo parere è importante per me.

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L’addestratrice tedesca

All’inizio sembrava una buona idea, sempre meglio che continuare a girare alla larga dalla bilancia e a farle le boccacce se mi sfida a pesarmi. Mi piacerebbe tornare in forma presto e quando le ragazze del corso preparto hanno iniziato a parlare di fare un po’ di sport insieme immaginavo scorrazzate con Piccolé in un parco ridacchiando e spettegolando con le altre mamme. Forse ho detto di sì troppo in fretta.
La tedesca, infatti, ha preso in mano la situazione e ha detto che sarà lei il nostro coach. Continua a mandarci foto di manuali di fitness teutonici in cui mi sembra di vedere riferimenti neonazisti: la mamma accenna a un saluto a braccio teso fin dalla copertina mentre un arianissimo bebè fissa l’orizzonte con sguardo volitivo. Poi ha iniziato a manifestare impulsi sadici in chat, è arrivata a scrivere: – La musica per l’allenamento saranno i pianti dei nostri topini! 😉 –
Mi fa paurissima, anche nella faccina sorridente del suo messaggio vedo un ghigno minaccioso. Ed è sempre più difficile accampare scuse per sottrarmi, la mamma ipercattolica ha detto che quando farà freddo potremo allenarci in parrocchia da lei e che, siccome i bambini verranno con noi, allattarli e cambiarli non sarà un problema, potremo farlo tra un esercizio e l’altro. S.O.S. qualcuno venga a salvarmi.
ps Sempre in tema di bellezza e vanità, ieri ho scoperto (in una delle mille visite in farmacia da brava mamma ipocondriaca) che esistono delle creme cosmetiche al “veleno naturale di api”, roba da streghe vere. Ancora di più perché sull’etichetta c’è scritto che il siero viene estratto senza nuocere in alcun modo agli animali. Sono due giorni che mi domando come possono farlo, secondo me chiamano Malefica.

 

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Dimmi come allatti e ti dirò chi sei

La mia trasformazione in un ciuccio gigante è quasi compiuta. Sono felice di allattare ed è bello vedere Piccolé crescere di giorno in giorno al mio seno, ma ancora non mi sento molto a mio agio in questa versione “mucca”. Lei mangerebbe sempre – solo nella prima settimana ha preso mezzo chilo! – e io mi sento un po’ svuotata. Intorno, invece, vedo mamme molto sicure di sé e del loro stile di allattamento.

Mamma fondamentalista – Per lei allattare al seno è una missione di OGNI donna e assolutamente fondamentale per dare il meglio ad OGNI bambino. E’ pronta a scendere in piazza per un flash mob a seno nudo per promuovere l’allattamento di cui si sente un’ambasciatrice davanti alla società e alle mamme che non vogliono o non possono allattare.

Mamma fetish-chic – E’ perfettamente a suo agio con le tette all’aria, soprattutto se sfoggia scintillanti copricapezzoli in argento (vedi foto). Questi sono una meraviglia contro i morsi dei neonati e le ragadi, ma decisamente imbarazzanti, se non si è fan sfegatate dello stile di Madonna negli anni 90. Questo è il caso della Mamma fetish, che riesce a cogliere un lato sexy (un po’ bondage) anche nei mutandoni a rete e nei pannoloni post parto.

Mamma sportiva – Con un braccio tiene il bimbo al seno, con l’altro gira la pasta, intanto parla al telefono e controlla l’agenda. Non so come faccia, ma è un vortice di attività e tutto sembra incastrarsi alla perfezione.

Mamma Hi tech – Conosce e ha provato ogni modello di tiralatte, ogni tipo di biberon e tettarella e ogni posizione di allattamento. Può discutere per ore e senza confondersi dei vantaggi della presa a pallone da rugby, di quella incrociata o dell’allattamento da sdraiata.

Io al massimo sono
Mamma peciona – La contraddistinguono le macchie che si accaniscono su di lei e i suoi vestiti dall’attimo dopo la doccia. Si riconoscono macchie di latte, della pomata salva-capezzoli alla lanolina, dell’olio di mandorle per il babymassaggio, della tintura di calendula per i punti, ma ci sono anche macchie non meglio identificate e probabilmente finora sconosciute all’umanità per forma, dimensione e resistenza ai detersivi.

ps Qualcuno per favore convinca A. a non attaccarsi Piccolé al naso che me la confonde. – Ma ciuccia così bene! – protesta, quando gli dico di piantarla.
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