La Maledizione della Vasca da bagno

Ogni maledizione che si rispetti deve essere ereditaria. E’ così fin dai tempi di Adamo ed Eva, “e tu partorirai con dolore” eccetera eccetera. Eppure mi illudevo che Piccolé sarebbe scampata ad alcune iatture della sua mamma come le scatole di latta che si autosabotano pur di non aprirsi, i rotoli di scotch senza capo né coda, i portafogli che giocano a nascondino o i lacci delle scarpe anti-nodo. Ancora non posso pronunciarmi su questi segnali dell’avversità del fato, ma senza ombra di dubbio anche la pupa è vittima della Maledizione della vasca da bagno.
Pure lei adora stare a mollo e non uscirebbe mai dalla vasca, ma qualcosa va storto ogni volta che immerge il piedino. Immancabilmente squilla il telefono e, se la mamma non risponde, suona un’altra volta e poi ancora. Oppure arriva qualcuno e bisogna aprire la porta e fare conversazione. Almeno tre o quattro volte poi è saltata la luce proprio mentre stava sguazzando e siamo rimaste al buio più totale. Giovedì, però, è stato il massimo. 
Ore 19.30, Piccolé si è appena tuffata con il pesce palla e il granchietto a pois. Suona il telefono e mi danno una notizia da scrivere immediatamente. Porto il computer in bagno e inizio a lavorare (sempre guardando che non affoghi). Dopo 30 secondi lei però si offende perché non giochiamo e inizia a piagnucolare, poi vuole uscire dall’acqua (la tiro fuori e avvolgo nell’accappatoio continuando a scrivere), poi vuole la tetta (gliela dò senza smettere di digitare sulla tastiera ormai fradicia), così si addormenta. Rientra Andrea dal lavoro e mi trova in bagno in una nuvola di vapore, con la pupa mezza nuda che dorme su una mia coscia, il computer zuppo in bilico sull’altra e il telefono incastrato tra la spalla e l’orecchio. Mi darà una mano, spero, invece scappa di là, acchiappa la macchina fotografica e non la finisce più di scattare.
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Aprite quella porta

– E’ dura, eh?
– Un massacro?
– Dev’essere straziante! Un inferno.
– Che momentaccio.
– Coraggio.

La mamma che rientra al lavoro può quanto meno beneficiare della compassione generalizzata di colleghi, amici, parenti, passanti. Come molte cose che riguardano la Sacra Maternità in questo paese spesso i toni sono apocalittici. Io, ad essere sincera, credevo peggio. Ci sono giorni che non ho nessunissima voglia di andare, ma mi è sempre successo. Anzi, di solito, quando mi chiudo la porta alle spalle e sono da sola, sento un brivido di pura libertà. Anche se sto andando al lavoro.

Dopo un paio d’ore che sono fuori la pupa inizia a mancarmi un po’, poi sempre di più. E’ solo dieci minuti prima di uscire, quando arriva l’immancabile imprevisto, che inizio a scapocciare. Tutto il corpo cerca la bambina, il seno gonfio di latte, in naso che non trova il suo odore, le orecchie che temono che da qualche parte lei stia piangendo e io sia troppo lontana anche solo per sentirla.

Quando invece stacco all’ora in cui dovrei staccare, sono felice di essere uscita. Mi sembra addirittura di godermi di più il tempo in cui sto con lei e di essere una mamma migliore, meno distratta. Ho provato a dirlo alle ultime persone che mi facevano quasi le condoglianze per il rientro al lavoro: – In realtà, stamattina, con il sole che c’era sono arrivata alla metro quasi zompettando -. Mi hanno guardato come se fossi pazza. Forse è più semplice compatire la mamma che lavora piuttosto che provare a renderle la vita meno difficile.

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Pro e contro

Pizza bianca, mozzarella, carciofi, gelato, cannoli, alici, polpette, pane, ciliegie, crepes, olive, carbonara, puntarelle, pizza napoletana, bistecca, formaggio, melanzane alla parmigiana, cornetti, supplì, cocomero, pomodori con il riso, biscotti, fragoline, salmone, risotto, saltimbocca, pizzutello, torrone, giuggiolena, stracotto, sacher, fiori di zucca, spaghetti alle vongole. Ecco i primi 32 motivi che mi sono venuti in mente per cui presto sarai (molto) felice di averli, questi stramaledetti dentini.

ps Siamo già a due! Mi sono autoconvinta che sono i dentini, e non il distacco dalla mamma, la ragione delle ultime nottatacce: quindi ora torniamo a dormire, vero Piccolé?

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