Una donna in “corriera”

– Insomma, quando ti riavremo con noi? –
– Pensavo all’inizio di febbraio, quando lei compie quattro mesi. –
– Bene, goditi tutte le feste per bene e poi ci sentiamo. –
Ecco, è in quel momento esatto che il tempo ha iniziato a correre e mi sono accorta che Natale è in arrivo. Sono quasi a metà strada: dei quattro mesi di congedo con Piccolé ne è già passato uno e mezzo e ancora non riesco a staccarmi da lei per più di cinque minuti. La vedo durissima.

Oggi mi sono affacciata in redazione per dare un segno di vita e presentare la pupa ai colleghi. Sono uscita dalla tuta e rientrata (con una certa soddisfazione, visto che mi entrano di nuovo dopo la gravidanza) nei pantaloni da lavoro, ho messo un po’ di trucco e infilato il trench da combattimento. Non si può andare fin là in macchina – è in centro che più in centro non si può – e così ci siamo avventurate in autobus: io, lei, la carrozzina, due vassoi di pizzette, la borsa termica con lo spumante, bicchieri, tovaglioli, giornale e ombrello perché il cielo non prometteva niente di buono. Poi mi sono ricordata di quante scale ci sono in quel palazzo.

E proprio mentre affrontavo l’ultima rampa con la pupa in braccio da una parte, la carrozzina carica di cibarie dall’altra, il telefono tra i denti e la borsa termica a tracolla (nella mia migliore interpretazione di “Mamma peciona” nonostante il trench, il trucco e il vestito professional) ho incontrato prima l’amministratore delegato e poi – ops! – anche il direttore. Per poco non gli cadevo addosso.

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Se sette ore vi sembran poche

La lotta è stata dura ma abbiamo vinto: dopo 34 notti di mobilitazione abbiamo conquistato (quasi) sette ore di riposo tra l’ultima poppata della notte (inizio ore 23.10) e la prima del mattino (5.50).
Basta turni massacranti dalle 2 alle 5 am. Basta maratone notturne con pupa in braccio. Basta cambi-pannolino alla cieca per evitare di accendere la luce. Era un risultato inimmaginabile anche solo due giorni fa quando le trattative erano saltate alle 4 del mattino e per riportare la calma era stata necessaria una marcia di tre ore tra l’ingresso, la cucina e il soggiorno.
Ringraziamo per il supporto la compagna Pecorella, Raffa Giraffa e Pier Coniglio e sottolineamo l’eroica resistenza di Piccolé, che ha tenuto duro nel sonno ad oltranza nonostante il diluvio universale, un pannolone da 5 kg e la goffaggine di mamma (che è inciampata nel lettino ben due volte).
Il risultato di oggi rappresenta un passo fondamentale che ci batteremo per difendere e rafforzare ogni giorno. La lotta continua.
C, A e Piccolé Dangefò

ps Speriamochedurisperiamochedurisperiamocheduri!

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Ora che sono grande

Ho un mese! Finalmente sono grande, ormai ho capito come va il mondo. Visto che la so lunga lo spiego anche a te.

Quando hai fame, chiama e una tetta arriva, è inutile sgolarsi, diventare viola e cercare di suicidarsi giù dalla sdraietta. Lei arriva.

Quando arriva è necessario attaccarla con una foga da Lo squalo 4 e annegare nel latte, così dopo un po’ anche la fame cosmica passa.

Questo non succede se, invece che una tetta, stai ciucciando il naso di papà, ma mostrati lo stesso soddisfatta o ci rimane malissimo (lo stesso vale quando ti fa ascoltare i suoi “preziosissimi” vinili).

Quegli artigli che ti inseguono ovunque sono in qualche modo legati al tuo corpo e, so che sembra incredibile, ma con enormi sforzi puoi addirittura arrivare a controllarli (o quasi).

Il momento migliore per fare la cacca è durante il cambio del pannolino, quando stai con le gambe per aria (ti consiglio un angolo di 70-85 gradi per la massima potenza del getto).

L’amplificatore del computer è il nemico, è fondamentale fissarlo con odio ogni volta che sei sul divano a righe per tenerlo al suo posto.

Il mondo è un posto decisamente più interessante di come sembrava a prima vista.

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