L’estate dei genitori vs l’estate dei bambini

Estate da bambino in spiaggia

L’estate dei genitori è quella cosa in cui si lavora il doppio, le scuole sono chiuse e si suda anche dalle unghie. Se poi sei incinta e ti è vietato il conforto di una birra ghiacciata, c’è da sentirti scema ad aver aspettato la bella stagione con tanta foga. È che il ricordo delle estati da bambini, interminabili, libere e senza freni, ti frega anche dopo che sono passati anni, dopo che c’è stata la maturità e poi le sessioni di esami di luglio e i piani ferie, ma tu hai rimosso tutto e continui ad aspettare giugno come l’inizio del bengodi.

Quest’anno mi ero dimenticata di quando era l’ultimo giorno di scuola e ho visto i ragazzi delle superiori che si rincorrevano zuppi e imbrattati di farina all’improvviso, mentre stavo andando da un appuntamento all’altro di lavoro in autobus. Sarei scesa al volo e mi sarei tuffata nella prima fontana con loro. In fondo avrei dovuto farlo, chissà le loro facce nel vedere tra gli spruzzi una trentenne panzona vestita da ufficio.

L’illusione è svanita presto.

  • Ieri è stato l’ultimo giorno di asilo nido di Piccolè.
  • Stamattina si è trasferita al mare con i nonni.
  • Stasera è già a Roma, nel suo lettino, con 38 di febbre e mal di pancia.

Non so come arriveremo a ferragosto. L’anno scorso in questo periodo scrivevo: Quando Piccolé è in vacanza con i nonni. Ma allora, almeno la partenza era filata liscia. Stavolta, forse anche perché il papà è latitante e ha lavorato lontano per quasi tutto il mese, vedo tutto nero. Meno male che domani è venerdì, arriva il weekend!

L'estate dei bambini, i castelli di sabbia con il nonno

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Ora lo chiamano coworking

Il coworking delle Poste a Roma

Un’estate di qualche anno fa una mia amica aveva trovato riparo dell’afa e dalla noia di lavorare da casa all’ufficio postale di viale Mazzini, a Roma. Aveva scoperto che ad agosto era quasi deserto, con aria condizionata e grandi spazi dove appoggiarsi, e ne aveva fatto il proprio ufficio.

Si portava computer, documenti, cancelleria e tutto il necessario e stava lì dall’apertura alla chiusura. Ne era entusiasta e provava in tutti i modi a convincere me e altri amici provati dall’homeworking di seguire il suo esempio.  Oggi ho scoperto per caso che proprio in quel palazzo hanno aperto un “talent garden“, uno spazio di coworking per professionisti e startup dove lavorano 120 persone. Chissà se c’è dietro qualcuno che, quell’estate, ha visto la mia  amica e i suoi evidenziatori rosa, forse dovrebbe chiedergli i diritti.

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* Foto tratta dalla mostra “Prati – Della Vittoria. Vita di quartiere” dei fotoreporter Gilberto Maltinti e Lorenzo Monacelli dello studio Parioli_Fotografia

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Quanto costa un neonato: AAA nonno cercasi

Quanto costa un neonato, vestitini e non solo

“Quanto costa un neonato?”. La domanda della mia collega A., davanti a un caffè, mi coglie alla sprovvista e mi dà lo spunto per la nuova rubrica di Chiedilo a Calamity. Ho studiato e, secondo un’indagine dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori i costi di crescere un bambino nel primo anno di vita hanno raggiunto 7 mila euro come minimo nel 2016 tra passeggini, pannolini, vestiti e giochi. Anche in un articolo sulla Repubblica del 21 marzo, un demografo che insegna all’Università di Firenze, Gustavo De Santis,  dà la stessa cifra. Questi calcoli sono lontani dalla mia esperienza che, grazie all’aiuto di cugine e amiche con figli, a un po’ di shopping sul web e un po’ di acquisti di seconda mano ha visto spese di poco superiori ai mille euro l’anno per  Piccolè.

I veri costi di un bebè

Non è questo però, che vuole sapere la mia collega, che è precaria come me e in più, vive lontano dalla sua famiglia. La fanno un po’ ridere queste stime che tengono conto dei costi per un neonato come lo scalda-biberon o il rialzo da sedia ma dimenticano la cosa più importante: chi tiene il bambino? Come se in Italia tutte le mamme potessero stare in maternità l’intero primo anno di vita dei loro piccoli e le ragazze non fossero in gran parte lavoratrici precarie o autonome, per le quali già stare a casa i primi tre mesi dopo la nascita di un bebè appare come un lusso.

Una babysitter costa almeno 600 euro al mese a Roma e allora, o ci sono i nonni, vicini, in pensione, in salute e disponibili a tenere i bambini, oppure fare figli se lo possono permettere in pochi. La situazione migliora un po’ se il neonato va al nido: 

  • L’asilo nido comunale ha costi per un bambino abbastanza ridotti – noi paghiamo sui 150 euro al mese – ma accetta bebè nel primo anno di vita solo se sono nati entro la fine maggio ed è aperto al massimo fino alle 16.30, un orario a cui è impossibile liberarsi per la maggior parte dei lavoratori.
  • Un’alternativa c’è e sono i nidi privati che hanno spesso orari più compatibili con quelli di ufficio ma, in questo caso, i costi si moltiplicano di almeno tre o quattro volte.

“Vedi che ho ragione io, quindi, e i costi di un neonato non ce li possiamo permettere“, ha concluso sconsolata la mia collega. La legge di stabilità del 2017 prevede qualche sostegno in più per i neo-genitori: 800 euro una tantum per le prime spese con il bonus Mamma domani. Inoltre è stato esteso anche alle lavoratrici autonome il bonus nido o baby sitter fino a 600 euro al mese, che finora era riservato solo alle dipendenti, anche se è solo per tre mesi. Si tratta di provvedimenti sacrosanti, ma purtroppo non bastano a far cambiare idea alla mia amica.



Io sono una mamma pasticciona, disorganizzata e caotica, però so tirare fuori un’efficienza mostruosa e ho una certa esperienza. Per questo spesso mi chiedono consigli soprattutto sui viaggi, trucchi low cost e strategie di sopravvivenza con i bambini piccoli. Se hai dei dubbi puoi scrivere a La posta di Calamity contattandomi su TwitterFacebook o via email a dangefo@gmail.com. Sarò felice di provare ad aiutarti.



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