Il mio epic fail da mamma “single” in vacanza

Mamma single in vacanza con bambini piccoli

 

Sono al mare da sola con i bambini. Ieri è stato il primo giorno da mamma single* in vacanza con Piccolé (3 anni e mezzo) e Picinin (9 mesi compiuti proprio oggi) ed è stata senza dubbio una delle esperienze più forti della mia vita, più del campeggio nel deserto, più della giungla, più delle corriere sudamericane. Le batte tutte. Devo dire, però, che ci ho messo del mio.

Della serie “non fatelo a casa”: mamma single in vacanza con bambini piccoli

Ore 5.20

La mia giornata da mamma “single” in vacanza inizia alle 5.20. Il Picinin si sveglia storto e ci metto una vita per riaddormentarlo. Ce l’ho quasi fatta quando si alza pure la sorella chiedendo un biberon di latte, poi un altro. In qualche modo crolliamo tutti e tre sul lettone.

Ore 8

Mi sveglio con una sensazione di umidiccio. Incidente pipì. Lenzuola e materasso da pulire prima ancora di fare colazione. Le gioie della maternità.

Ore 10.30

In qualche modo ho lavato il letto, i bambini e me stessa. Siamo vestiti e abbiamo fatto colazione. Ho anche preparato il pranzo del bebè e l’ho messo nel termos, sentendomi un mostro di efficienza. Ora però Piccolè vuole fare un giro in bici, fierissima di aver appena imparato ad andare senza rotelle, ma il Picinin sembra morire di sonno. Penso: idea geniale! Facciamo una passeggiata tutti insieme, lui dorme e lei va in bici.

Ore 11.30

Il Picinin continua ad agitarsi ogni volta che intravede la sorella e si contorce tutto per guardarla. In compenso è zuppo di sudore e paonazzo (lo sono anch’io). Rinuncio a fargli fare la pennica e andiamo tutti in piscina. Piccolé vorrebbe scatenarsi nell’acqua alta senza braccioli, anche se non sa nuotare. Io però ho il Picinin in braccio. Così concordiamo che può andare dove non si tocca con un bracciolo soltanto. Mi congratulo con me stessa per la soluzione salomonica.

Ore 13

Il Picinin ha mangiato e gioca sul seggiolone mentre preparo il pranzo per la sorellina, lei colora. Non faccio in tempo a pensare che, in fondo, me la sto cavando benone in vacanza da sola con i bimbi che arriva Piccolè.  – Perché pensi sempre prima a lui? Mi sono stufata di essere una sorella grande! -, sbotta. È la prima volta che glielo sento dire. Forse non sta andando poi tutto così bene come pensavo. Mangiamo insieme, poi devo mettere a letto il piccolino. Per evitare crisi nuove di gelosia, la metto davanti ai cartoni animati. Poi la raggiungo e li guardiamo insieme.

Ore 14.30

Dorme anche Piccolè. Ho provato ad appisolarmi vicino a lei ma mi ha riempito di calci. Così mi alzo, lavo i piatti e metto un po’ in ordine. Poi mi guardo una puntata di una serie su Netflix (A very secret service-Au service de la France, che adoro) e mi sento in vacanza.

Ore 16.30

Sveglio Piccolé, che lasciata a se stessa dormirebbe tutto il giorno, e propongo di andare al mare. Sono dieci minuti di passeggiata a piedi. Lei insiste per portare la bici, non ci vedo niente di male. Non penso neanche che dopo giorni di pioggia sarebbe il caso di controllare le previsioni del meteo. Partiamo con biciclettina e passeggino.

Ore 17.30

Siamo in acqua. C’è una luce magica. Non capisco perché la gente continui ad andarsene dalla spiaggia, proprio ora che si sta così bene. Per convincere Piccolé che è bello stare da sola con mamma e fratellino le propongo di raggiungere a “nuoto” gli scogli. Peccato che lungo la strada il Picinin si beva mezzo Tirreno e gli scogli siano pieni di granchietti, Appena li vede, Piccolè inizia a piangere terrorizzata e dice che l’hanno pizzicata. In quel momento mi accorgo dei nuvoloni neri che si sono addensati sul paese.

Ore 18

Fugone a casa. Una missione non proprio semplicissima quando sei lontana dalla riva con un neonato in braccio e una bimba che “nuota” a mala pena a cagnolino. Arriviamo alla spiaggia, raccogliamo le nostre cose, metto Picinin ancora nudo sul passeggino e dico a Piccolé di pedalare più forte che può. Ormai la spiaggia è praticamente deserta. Tuona, ma ancora non piove. Un amico ci chiama per sapere se siamo al sicuro o se abbiamo bisogno di aiuto  (è quello che, per colpa delle urla di Picinin, ha dormito in furgone per una settimana, ma è magnanimo e ci vuole bene). Rispondo di no, che ce la caviamo (più o meno).

Ore 18.13

Siamo a casa. Piccolè ha battuto ogni record ciclistico nella categoria 0-4 anni. Le ho detto: se inizia a piovere, non succede niente, ci ripariamo in un bar e ci mangiamo un gelato, ma non l’ho per niente niente convinta, voleva andare a casa. La cittadina del resto era deserta, sembrava in arrivo l’apocalisse. Due minuti dopo che siamo entrati in casa, è iniziato il diluvio.

Ore 19

I bambini giocano sul lettone ascoltando una Fiaba sonora. Io, da brava idiota, mi allontano 30 secondi per mettere la pappa di Picinin sul fuoco. Lui – ovviamente – rotola giù dal letto e batte la testa. Per fortuna non si fa troppo male.

 Ore 20

Arriva il papà bagnato fracico. Si è scapicollato da Roma in moto sotto il diluvio. Mi sa che aveva paura che, se continuavo così, i bambini non sopravvivevano alla nottata.

Comunque io ho sempre pensato che le vere mamme single abbiano i superpoteri (non quelle farlocche come me). Adesso ne ho la prova. Peccato che prima delle ferie di A. mancano ancora 10 giorni e i nonni sono in vacanza, ce la faremo?

 

* mamma single per modo di dire. Il papà è a Roma, ancora al lavoro.

 

ps Tanti auguri tondissimo Picinin, il cucciolo di brontosauro più dolce del mondo.

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