Una settimana senza smartphone: disconnessione (poco) felice

Disconnessione da smartphone

Voglio tranquillizzare tutti che sono viva e sto bene. Torno on line dopo una settimana (quasi) senza smartphone e posso confermare che si sopravvive, in qualche modo. È successo che martedì scorso all’improvviso l’iPhone, senza ragione apparente, ha smesso di funzionare. Nei giorni successivi, in attesa di trovare un sostituto, ho sperimentato varie forme di disconnessione e isolamento social(e).

All’inizio ho provato a rifarmi con un Nokia vecchio stile. Prometteva meraviglie. 29 euro di prezzo, fino a 21 giorni di durata delle batterie, la torcia come unica app, una specie di sogno. Il fascino della disconnessione totale, Google la chiama Jomo (the joy of missing out). Il problema è che, come giornalista “di strada”, con il telefono ci lavoro (e anche con Internet). Così mi sono trovata a portarmi il computer sempre sulle spalle e alla ricerca disperatissima di wifi.

La mia settimana di disconnessione – tutta la verità

Giorno 1: senza smartphone

Sono in piena fase luddista. Per fortuna devo lavorare in ufficio e non risento più di tanto dell’assenza del melafonino. Mi sembra anzi di sentire la testa più leggera. Riesco addirittura a leggere un articolo dalla prima all’ultima parola.

 

Giorno 2: disconnessione sia

Mi trovo a vagare in cerca di un indirizzo dove ho un appuntamento di lavoro. Non ho idea di come raggiungerlo senza Google Maps e non aiutano la sbiaditissima mappa sotto la metro e le sibilline indicazioni dei passanti. Mi domando come abbia fatto a spostarsi l’umanità per millenni senza Gps. Alla fine devo chiedere in prestito il telefonino a uno sconosciuto per trovare la strada.

 

Giorno 3: segnali di crisi da smartphone

Inizio a sentirmi tagliata fuori dal mondo. Non ho guardato quel video di cui parlano tutti, non so che ha scritto X su Facebook, non ho visto le foto dell’addio al nubilato di Z. Al tempo stesso provo un certo orgoglio per questa nuova ignoranza social.

 

Giorno 4: parìa digitale

Diverse persone iniziano a guardarmi di traverso e non capisco perché. Ci vuole una collega a dirmi a brutto muso: Perché non mi hai più risposto su whatsapp? Ormai non è concepibile non ricevere un messaggio. È. considerata barbarie sociale.

 

Giorno 5 la resa (parziale ma sempre resa)

Cedo e mi faccio prestare lo smartphone della mia mamma per qualche giorno, a lei lascio il Nokia vintage. Ho di nuovo Internet sempre con me, ma non Whatsapp.

 

Giorno 6: senza Whatsapp

Le persone continuano a scrivermi quasi solo su Whatsapp. Anche quelle che sanno della mia crisi con il telefono non mi chiamano, non mi scrivono sms e neppure email. Solo whatsapp. Non essere su whatsapp è un po’ come non esistere.

 

Giorno 7: fine della disconnessione

Arriva il telefono nuovo! È un vecchio modello, ma apro il pacco godendomi il fruscio del cartone come se fosse il non plus ultra della tecnologia. Eccomi tornata nel terzo millennio. Inserisco la scheda, lo accendo e aggiusto le impostazioni fondamentali. Inizia a lampeggiare, suonare e vibrare. Più di 2 mila messaggi whatsapp da leggere. Inizio già rimpiangere il vecchio telefonino Nokia.

Mi mancano anche i suoi tre giochi idioti, in uno c’è un pollo che deve attraversare una strada trafficata senza farsi investire. Stavo diventando bravina.

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