Ritorno al lavoro, attenta a ciò che desideri

Ritorno al lavoro in stampelle

Il mio ritorno al lavoro dalla maternità sembra colpito da una maledizione. Il primo giorno diluvia e grandina. Il secondo c’è sciopero alla scuola di Piccolé e la bimba resta a casa. Il terzo giorno il papà parte per Milano. Il quarto giorno c’è lo sciopero dell’Atac e – come ti sbagli – mi tocca scapicollarmi dall’altra parte di Roma a tempo di record. Il quinto giorno si rompe il tiralatte, un antico nemico, e inizia a risucchiare il latte verso il motore spruzzando da tutte le parti.

E dire che ho voglia di tornare al lavoro. Come dopo la nascita di Piccolè, lavorare mi sembra un modo di ritrovare la me stessa di “prima”. Mi dà una scusa per vestirmi, truccarmi, uscire da sola e assecondare quella voglia di “fuga” che mi prende, a volte, senza sentirmi una madre troppo snaturata. Stavolta, però, sembra di essere in un numero da circo: “Signore e signori, sempre più difficile! Senza mani! Senza piedi!”.

Ritorno al lavoro in stampelle

Inizia infatti la nuova settimana e finisco dritta al pronto soccorso dopo la più scema delle corsette: stiramento del polpaccio, stampelle, riposo forzato. Avevo scritto di sognare ancora un po’ di tempo nel lettone con il Picinin, eccomi accontentata a lavorare da casa. Ma a che prezzo! Ahio!

 

Ritorno al lavoro con homeworking

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