Come crescere un piccolo lombardo

Viaggio per crescere un piccolo lombardo

 

Crescere bambini romano-lombardi si sta rivelando un compito difficile per A. Su Piccolè, ora che ha tre anni, la situazione sembra essergli sfuggita di mano. “Nnamo” è stata una delle prime parole della bimba che, nata all’ombra del Cupolone, difficilmente dice “andiamo” e non capisce nemmeno che cosa significhi “ndemo”.

Le delusioni maggiori, per il papà padano, sono arrivate poi con il cibo. La bimba non mangia la polenta e si rifiuta persino di assaggiare la cassoela, mentre inforchetta con gusto gli spaghetti all’amatriciana. Da ultimo poi, anche sul fronte sportivo, sono arrivati dei dolori: Piccolè torna da scuola tutta imbronciata perché un amichetto le ha detto che è della Lazio ed esulta ogni volta che vede la lupa della Roma. Valle a spiegare che da lei ci si aspetta che sia del Milan, come il papà. Non sa nemmeno che è il Milan.

 

Crescere un piccolo lombardo in 4 punti

  • Cibo
  • Musica
  • Giocattoli
  • Trasferte al Nord

Con il Picinin, A. ha deciso di non farsi trovare impreparato. Ancora il bimbo era nel pancione che il papà vinceva la sua pigrizia ai fornelli per rimestare risotti doc, così che il pargolo si abituasse al gusto. Prima di nascere, il pupo aveva fatto anche il pieno di musica lombarda, in particolare quella anni 90: la mamma, incinta, era stata portata a concerti di Edda e degli Afterhours, mentre a casa risuonava il vinile di Crx dei Casino Royale, comprato per l’occasione.

Lolo lombardo, gioco per piccoli padali

Appena nato, il bambino ha ricevuto come primo regalo un elefantino venduto con il nome di Lolo Lombardo. E la torta per il suo primo compimese è stata un panettone.

Il centro della strategia del papà per trasformare il Picinin in un bel polentone era però la prima trasferta a Nord. Complice l’arrivo delle feste di Natale, il bambino ha affrontato a un mese il primo viaggio in treno verso il varesotto, dove è stato affidato alle cure della nonna e dei cugini autoctoni. Funzionerà?

All’inizio il Picinin si è mostrato ricettivo agli stimoli lombardi, andava in braccio a tutti e sembrava vigile come non mai. Poi si è chiuso nel suo tipico letargo e il giorno dopo aveva il raffreddore. La sorellina ha fatto di meglio e la febbre le è salita sopra il 39. E’ il terzo anno di fila che è ammalata durante le feste di Natale (e ha solo 3 anni).

“Ma tutte le volte che viene al Nord sta male!” ha osservato una zia. Forse non ha gli enzimi per affrontare i rigidi inverni varesotti, sarà il dna romano che ha preso il sopravvento? Ho sentito che vogliono fare il test della cadrega per vedere se i bambini sono padani, almeno un po’.

La torta del piccolo lombardo: un panettone

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