Il parto: la versione di Picinin

La nascita del fratellino

Non dico che si stesse male nel pancione. La sistemazione avrebbe potuto essere più spaziosa, ma vitto e alloggio nell’insieme erano di soddisfazione. Se poi volevo la torta ricotta e visciole,  bastava far partire qualche contrazione un po’ ritmata ed ecco che mi portavano all’ospedale per un monitoraggio. E all’uscita… dritti al forno del ghetto per una bella fetta. Avevo capito come funzionava e a volte me ne approfittavo. Per quella torta lì, ne valeva la pena.

Neonato di un giorno con la mamma

La versione di Picinin: il parto del fratellino

La vita nel pancione mi piaceva e ormai ne conoscevo tutte le abitudini e tutte le regole. Ma mi hanno detto che mi aspettavano il 17 novembre e io, che mi chiamo come il nonno Carlo, non potevo certo arrivare in ritardo alla fine della gravidanza e farlo arrabbiare ancora prima di nascere. È bastato organizzarmi per tempo e tàc! ancora prima dell’alba ero già tra le braccia della mamma. “Casello-casello” non ci ho messo a nascere più di 11 ore, 11 ore e mezza al massimo. 

Ho fatto anche in tempo, appena prima di mettermi in viaggio, a sentire zia Martina in concerto che suonava dei brani di Bach e un tango di Piazzolla (ne Il sogno di un violino, diretta da Accardo). Non deve essere poi tanto male lì fuori, se c’è una musica così bella, ho pensato e mi sono messo in cammino.

Bebè succhia il naso al papà

Nascere all’inizio non mi è piaciuto. Avevo sofferto un po’ durante il parto e non la finivo più di piangere. Poi ho scoperto le tette e ho deciso che non le avrei mollate più. Ho trovato la mamma più morbida e tranquilla di come la ricordavo vista da dentro, quando mi si incastravano sempre i piedi tra le sue costole e lei non sembrava fermarsi un secondo. Il papà invece è proprio come lo immaginavo, gigantesco e buono (è per questo che provo sempre a mangiargli il naso, non sono mica nato ieri che non so distinguere un naso da una tetta).

 

Ma voi la conoscete Piccolè?

E poi c’è lei. Piccolè è la cosa più bella che abbia mai visto. Ha già tre anni e sa fare tantissime cose, ma vuole comunque giocare con me, il suo fratellino. A volte mi spaventa come quando salta sul letto dove sto riposando o urla mentre dormo, ma appena sento la sua voce spalancò gli occhi e provo a cercarla. Non sono mai tanto sveglio come in quei momenti.

L'allattamento del fratellino

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