Caccia al pediatra: come iscrivere il neonato alla Asl

Visita del pediatra per neonato

La burocrazia non perdona e non lascia scampo nemmeno a un bimbo appena nato. Ancora il bebè non ha capito bene cosa gli è successo, come mai c’è tutta questa luce e, soprattutto, dov’è finito il suo pancione che deve cimentarsi nella “caccia al pediatra”. Si tratta di un gioco di abilità che i genitori e il bebè devono superare per ottenere l’iscrizione dal medico di base.

La sfida prevede quattro passaggi e inizia già in sala parto. Qui il bambino infatti ottiene il primo pezzo di carta: il Certificato di assistenza al parto rilasciato dall’ostetrica, che è fondamentale per proseguire nel gioco. Attenti a farlo sparire, presi dall’emozione del momento.

Il passaggio numero due è la dichiarazione di nascita. Va fatta da uno dei genitori (se sono sposati) o da entrambi (se non lo sono) in ospedale entro tre giorni, o all’Anagrafe entro dieci giorni, presentando il certificato dell’ostetrica. E qui c’è il primo trabocchetto. Infatti senza questa dichiarazione il bambino non può essere dimesso dall’ospedale e noi abbiamo rischiato di dover rimandare il ritorno a casa, previsto per la domenica, perché gli uffici dove fare la trafila sono aperti solo dal lunedì al sabato mattina e ci eravamo ridotti  all’ultimo momento.

Ottenuta la libera uscita, le nostre avventure per ottenere un pediatra di famiglia erano appena iniziate. Ancora dovevamo conquistare l’indispensabile codice fiscale del bambino, che “viene rilasciato dall’Ufficio delle Entrate del Municipio”, avevano spiegato in ospedale. Ingenuamente, io mi sono presentata all’ufficio del municipio dietro casa, con tanto di carrozzina e pupo al seguito, sperando di poter ottenere lì la tessera sanitaria. “No, devi andare direttamente alla Asl”, mi ha detto un diabolico impiegato comunale, ingannandomi. Non era vero, infatti, e il giorno dopo, alla Asl, hanno rimbalzato me e il Picinin dicendoci di andare all’agenzia delle Entrate.

Solo il soccorso del papà ci ha consentito di completare gli ultimi passaggi: l’ottenimento del codice fiscale e l’iscrizione del neonato alla Asl. Fino all’ultimo siamo rimasti con il fiato sospeso, perché a Roma i pediatri sono rarissimi. Su 778 pediatri della Asl attivi nel Lazio, infatti, secondo i dati della Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp) riportati dalla Repubblica, 619 sono al completo: hanno raggiunto il tetto massimo di 800 pazienti e possono accoglierne al massimo altri 80 in deroga, tra fratellini di assistiti e neonati entro tre mesi di età. Noi questa volta ce la siamo cavata e abbiamo ottenuto l’iscrizione dal pediatra di nostra scelta. Già tremo, però, in vista della prossima sfida: avere la carta d’identità del pupo in tempo per il primo viaggio, a dicembre.

I primi documenti del bambino: dal parto alla scelta del pediatra

  • Certificato di assistenza al parto – va ottenuto alla nascita in ospedale,
  • Dichiarazione di nascita – richiesta in ospedale entro tre giorni o all’Anagrafe entro dieci,
  • Codice fiscale – rilasciato dall’agenzia delle Entrate,
  • Assegnazione del pediatra di base – alla Asl.

Con Piccolè la conquista del pediatra era stata più facile. L’impiegato dell’ospedale che aveva fatto la dichiarazione di nascita – non so bene a che titolo – si era offerto per una piccola cifra di richiedere per noi anche il codice fiscale. Non sarà stato molto ortodosso, ma aveva funzionato. Era stato da pazzi, invece, ottenere il passaporto (lo raccontavo in In arresto: volevamo solo un passaporto per la bimba).

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