Nono mese di gravidanza: cose da fare prima dell’Apocalisse

Ultimi giorni della gravidanza in attesa del fratellino

Niente sarà più come prima. Man mano che si avvicina la fine della gravidanza, il parto mi sembra sempre più un punto di non ritorno, una specie di Apocalisse. Trovo impossibile immaginare una vita “dopo“ la nascita del Picinin, soprattutto una vita “normale” come quella che, in qualche modo, avevamo riconquistato ora che, con una bimba di 3 anni, la notte – di norma – dormiamo, possiamo anche uscire ogni tanto e fare una gita senza un’organizzazione degna di una missione della Nasa.

Così anche se, con il pancione da nove mesi di gravidanza e l’ormone impazzito, tutto è molto complicato, non vorrei rinunciare a niente prima dell’ora X, con risultati spesso disastrosi. Ecco le nostre ultime (dis)avventure.

 

Mamma a fine gravidanza con bambina di 3 anni

 

Le ultime avventure prima del parto

IL CINEMA

Il piano era abbastanza semplice: un’uscita con A. noi due da soli, senza pretese, una cosa molto tranquilla, filmetto e pizza. Peccato che, svampita come sono, siamo arrivati al cinema che lo spettacolo era iniziato… da un’ora. Dovevo aver visto male l’orario o qualcosa del genere. Con l’Apocalisse Picinin all’orizzonte, però, rinunciare era impossibile. Così abbiamo deciso di puntare l’unico altro film che metteva d’accordo tutti e due e, con un po’ di fortuna, potevamo raggiungere in tempo. Era da tutt’altra parte di Roma, una domenica sera e noi dipendevamo dagli autobus dell’Atac, ma la fortuna premia gli audaci, e in qualche modo ce l’abbiamo fatta (e senza partorire nel tragitto).

 

LA FESTA IN CAMPAGNA

– Ci state per una braciolata in Umbria questo fine settimana ? O sei così in dirittura di arrivo con la gravidanza che è impossibile? – L’invito della mia amica mostrava una certa saggezza, ma io sono in fase “niente è impossibile per Calamity” e così abbiamo deciso di partire, anche se il meteo volgeva al brutto tempo e poi alla tempesta. Ne è venuto fuori un bel finesettimana in campagna, ma temo che il mio tentativo di dimostrare alla mia amica che si può avere “una vita” anche con dei figli è fallito miseramente dopo che Piccolè si è svegliata alle 6 cantando “Oggi è sabato” (o meglio “tabato”, come dice lei) e poi ha provato con in tutti i modi a distruggere la casa. C’è stato anche un momento di delirio quando diluviava così forte che abbiamo rischiato di rimanere bloccati con la macchina sulla strada sterrata. Ho pensato “ora partorisco qui”, ma per fortuna il Picinin – steso dalle braciole – non dava segni di volersi muovere.

IL CONCERTO ROCK IN GRAVIDANZA

L’avventura più grande, però, è stata al concerto di Nick Cave. Avevamo comprato i biglietti subito prima di scoprire di aspettare un bambino e, anche se io non ero una grande fan (anzi, a mala pena sapevo chi fosse), non volevamo rinunciare solo per la gravidanza. Chissà quando ci sarebbe ricapitata una serata rock.

Il concerto è stato una scoperta, e anche il Picinin sembrava averlo apprezzato, lui del resto ha una certa esperienza rock dopo il festival di Firenze di questa estate. Al momento del bis, però, è scattato il delirio con il pubblico che ha invaso il palco. È stato fichissimo, ma la serata sembrava non finire più e poi la macchina era lontana. Appena ci siamo incamminati sono partite le contrazioni, irregolari ma abbastanza forti. “Stavolta nasce davvero”, pensavo mentre camminavo, poi ho raggiunto la macchina e mi sono addormentata. Mi sa che anche il bambino era così stanco che ha preferito rimandare il parto e farsi una notte di sonno.

 

IL COLPO FINALE – IKEA CON LA SUOCERA

Per qualche giorno, mi sono data una calmata, ma oggi è sabato. Quale occasione migliore per una gita all’Ikea con la pupa e la nonna nordica, che sta finendo il trasloco a Roma? Manca meno di una settimana al giorno X ma,  se succede qualcosa nelle prossime ore almeno potrò partorire sul mio amato letto Aspelund. Sarà quasi un parto in casa alla svedese. Ho detto quasi.

Concerto rock al nono mese di gravidanza

 

PS Anche quando aspettavo Piccolè, pensieri apocalittici avevano accompagnato gli ultimi giorni di gravidanza. Lo raccontavo così

40 settimane (e mezzo) – Si salvi chi può.

 

 

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