Imbranata con i neonati, possibile alla seconda gravidanza?

Caro Picinin, mamma ti deve confessare una cosa. Tra un paio di mesi nascerai e io non vedo l’ora di conoscerti, sarai il mio cucciolo ma io – non so bene come metterla – ecco, io non sono tanto brava. Anzi, sono proprio un po’ imbranata con i neonati. Casinista, pasticciona, rumorosa, non so bene come tua sorella, Piccolè, abbia fatto a crescere, fino a qui, senza troppi incidenti. Ma quella ragazza è strepitosa.

Mamma imbranata con i neonati: tre indizi inconfutabili

Tu pensa che, la prima volta che ho cambiato il pannolino a Piccolè, quando era nata da poche ore, non solo glielo ho messo al contrario (poco male) ma le ho anche fatto venire delle bolle terribili usando uno dei prodotti a caso tra quelli messi a disposizione dall’ospedale, forse quello per disinfettare il lavandino (molto male). E quello è stato solo l’inizio.

Quello che era un forte sospetto di inadeguatezza durante la prima gravidanza, è una certezza alla fine della seconda: sono proprio imbranata con i neonati. “Non si vede mica che hai avuto una figlia”, mi diceva ridendo un’amica qualche mese fa, dopo avermi passato al volo il suo bebè perché la chiamava il fratellino maggiore, vedendo come lo tenevo: tutto storto.

E anche l’altro giorno… Ho conosciuto finalmente una delle ultime nate dei nostri amici, che ormai ha quattro mesi, una bimba bella e allegra, famosa per addormentarsi da sola e dormire tantissimo. Eravamo a una festa di bambini più grandi così, anche se era stanchissima, la pupa era troppo eccitata per cedere al sonno. Mi sono offerta di cullarla un po’, nella carrozzina, per ricordarmi come si fa.

“Si addormenterà subito”, mi ha promesso la mamma. In effetti, dopo un po’ di tempo, la piccola ha iniziato a chiudere gli occhietti e a cercarsi il dito. “È fatta”, ho pensato – dimenticando la prima regola fondamentale per addormentare i bambini: non cantare mai successo troppo presto. Infatti, all’improvviso, alla bimba è venuto il singhiozzo, ha spalancato gli occhi e, da quel momento in poi, è stata inaddormentabile. Io, a quel punto, mi sono incaponita a cullarla  e cullarla ma non c’è stato niente da fare e, con profonda frustrazione, ho dovuto arrendermi.

 

La dura verità: inequivocabilmente imbranata con i neonati

La verità è che i neonati a me piacciono solo da guardare (se stanno buoni e nemmeno per troppo tempo). Da quando i miei amici hanno iniziato a riprodursi, è sempre stato un momentaccio quando mi chiedevano: “vuoi prendere in braccio il bebè?”. “No, grazie. E se poi piange, fa la cacca o lo rompo?”, non sembrava una risposta carina. E poi ha la fontanella sulla testa, tiene il collo moscio, fa i rigurgiti… ecco non fa per me.

Ti dicono che, quando hai un figlio tuo, è diverso. E un po’, in fondo, è così. In qualche modo riuscivo a calmare Piccolè – spesso grazie alla Santa Tetta – e a vestirla, cambiarla, lavarla, addormentarla 200 volte al giorno senza fare danni eccessivi (tranne una volta o due a cui non voglio nemmeno pensare, come quando è caduta dal seggiolone). Ma il fatto che fossi la madre – e che ne fossi innamorata persa – non mi trasformava per magia in Mary Poppins.

“Sei la mamma, sai tu cos’è meglio per lei/lui”. È una frase che mi mandava ai matti, visto che il più delle volte non avevo idea di che cosa fare, improvvisavo e basta. Ed erano ancora peggio la valanga di consigli – rigorosamente non richiesti e in contraddizione fra loro – che arrivavano da tutta le parti. Mettilo a dormire a pancia in sopra. No, meglio di sotto. È sudato. Non avrà mica freddo? Questo è un pianto da fame. Ma ce l’hai sempre attaccato alla tetta!

 

“Ma con i secondi figli è tutto più facile”

Tra poco si ricomincia. Pensavo che il fatto che ci fossi già passata  avrebbe cambiato le cose. “I secondogeniti sono facili”, “quando sono sola con lui, sembra di non averlo”, “è un angelo” promettono le amiche pluri-mamme ma io non sono tanto convinta.

Al momento, caro Picinin, farei volentieri a cambio tra cinque mesi di maternità adesso, quando sarai un adorabile fagottino urlante, con cinque mesi senza lavoro da passare insieme quando sarai più grande e interattivo… tipo da un anno e mezzo in su. Prometto che giocheremo tantissimo, andremo a spasso per ore, canterò per te  e ti leggerò tutti i libri che vuoi (tutte le volte che vuoi). Che dici, ci stai?

 

ps Intanto, per confermare la mia indole pasticciona, mi sono ricordata con due mesi di ritardo di chiedere il congedo di maternità all’Inpgi (che è come l’Inps dei giornalisti). Rischio che davvero prima che mi arrivino gli assegni Picinin avrà proprio un anno e mezzo.

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