Agosto all’ombra delle foreste casentinesi con i bambini

Parco delle foreste casentinesi con i bambini

 

Abbiamo deciso all’ultimo secondo di partire per una settimana di campeggio, sotto ferragosto, nelle “terre selvagge” delle Foreste casentinesi con i bambini, Piccolé di due anni e mezzo e il Picinin, nel pancione, atteso tra poco più di due mesi. Selvagge queste terre lo sono davvero, vi sono rimasti quasi solo gli eremiti di Camaldoli, tra gli esseri umani. E qualche monaco, e un pugno di famiglie troppo innamorate di questi boschi per lasciarli: un totale di circa 2000 persone in oltre 36 mila ettari del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, tra Arezzo, Firenze e Forlì.  In compenso si sono moltiplicati gli alberi e gli animali: lupi, cinghiali, cerbiatti, cervi, daini (questi venivano a trovarci anche in campeggio a Camaldoli), tantissime volpi, farfalle, rane  e uccelli di ogni tipo.

Foreste casentinesi con i bambini: into the wild a due passi da Firenze

Noi siamo finiti su questi monti tra la Toscana e la Romagna a metà agosto, in cerca di una destinazione adatta ai bambini piccoli, fresca, poco affollata e non troppo lontana da Roma (sono poco più di 350 km, e da Firenze sono ancora meno, una cinquantina). Abbiamo scoperto le Foreste casentinesi a luglio, quando l’Unesco le ha inserite nel Patrimonio dell’Umanità per le faggete con alberi di anche 500 anni poi, chiedendo in giro, abbiamo visto che questa meta per bimbi e adulti era un segreto custodito da tantissime persone. Ecco il trailer del nostro viaggio.

Alberi monumentali al parco delle foreste casentinesi

 Ai campeggi erano molte le famiglie con bambini, dai 4 mesi ai 12 anni, e a San Benedetto in Alpe tutte quelle con cui abbiamo parlato tornavano lì ogni anno attratte dal fresco, dai paesaggi stupendi e dalle passeggiate anche adatte ai più piccoli. Il sentiero che parte dal campeggio, solo per fare un esempio, porta in un paio d’ore alle Cascate dell’Acquacheta, citate da Dante nella Commedia (purtroppo secche ad agosto), e a piscine naturali dove fare il bagno (che sopravvivano anche alle estati più calde). 

Bambini in campeggio al parco delle foreste Casentinesi

Sicuramente aiuta ad amare le Foreste casentinesi la cucina ottima e low cost a partire dai tortelli di patate al ragù fino alla schiacciata con la finocchiona, ai biscotti dei pellegrini (tozzetti speciali) e agli amari dei monaci di Camaldoli. E non manca il fascino di paesi medioevali, come sospesi nel tempo, dalla stessa San Benedetto a San Godenzo, di cui i nazisti fecero “terra bruciata” durante la seconda guerra mondiale per il sostegno del paese alla resistenza.

Foreste casentinesi con i bambini: la riconquista della natura

Fino agli anni 40 questi boschi erano popolati da decine di migliaia di persone, ancora alcuni cartelli lungo i sentieri indicano dove erano case e centri abitati, ormai riconquistati dal bosco. È uno scenario un po’ apocalittico in cui l’uomo si ritira e la natura riprende il sopravvento in tutto il suo splendore.

È rimasta in piedi, per esempio, la casa della famiglia Bendoni, marito, moglie e nove figli, vicino al lago di Piane: dove adesso il parco è più fitto, loro coltivavano grano, granturco e patate e allevavano 80 pecore e 16 vacche, si legge in un cartello lungo il sentiero. I Bendoni sono andati via una settantina di anni fa e, oltre alle mura pericolanti in pietra del loro casale, resistono a testimoniare il loro passaggio un paio di ciliegi giganti – piantati chissà da chi, chissà quando – tra i faggi e gli abeti del parco.

Foto d'epoca di famiglia delle Foreste casentinesi

 Un tempo erano la povertà e la fame a mettere a dura prova la resistenza della popolazione, ora la minaccia arriva dalla siccità, con interi paesi senz’acqua – riforniti con le autobotti – e gli animali assetati e affamati che si spingono all’interno dei centri abitati. I cinghiali erano il primo argomento di discussione, in dialetto toscano stretto, nelle botteghe di San Godenzio, tra quelli che lasciavano pane e acqua fuori dal giardino per le “pore bestie” e quelli che tenevano il fucile sempre a portata di mano perché “non si sa mai”.

Foreste casentinesi con i bambini: le attività per famiglie

Ci sono diverse attività organizzate per le famiglie all’interno del parco delle Foreste casentinesi, da passeggiate guidate anche notturne e in bicicletta, musei e centri visite (il più grande dentro il parco è a Badia Prataglia), escursioni a cavallo e a dorso d’asino, fattorie didattiche e feste paesane. Ma noi abbiamo preferito scoprire il parco per conto nostro, percorrendo i sentieri natura consigliati anche per i più piccoli. Ci hanno aiutato nel pianificare le escursioni le app del parco naturale, che sono fatte molto bene.

Attività per famiglie foreste casentinesi

Piccolè, 2 anni e mezzo, è appassionata del Libro della giungla, e si avventurava felice nei boschi con il suo zainetto sentendosi come Mogwli. Camminava volentieri, ma aveva una resistenza comunque limitata a mezz’ora-un’ora al massimo di passeggiata. Per fare sentieri un po’ più lunghi, poi la prendeva sulle spalle il papà – ora che la bambina è troppo grande per zainetti da trekking e marsupi – e spesso lassù la piccola si addormentava.

Fauna del parco delle foreste casentinesi: i daini

Per lei è stata quella nelle Foreste casentinesi è stata vacanza magica, ha anche conosciuto una “vera” fata. Di ritorno da una passeggiata dove avevamo trovato una casetta abbandonata nel bosco, perfetta per nani, elfi o troll, abbiamo incontrato una ragazza con i capelli blu. “Chissà se è una fata?” è bastato mormorare perché la pupa andasse da lei e le facesse: “ma tei una fata?”. La ragazza ha annuito e Piccolè, per niente intimorita, ha risposto: “Vivi tu nella casetta del bosco? E pecché quando ho bussato non hai risposto?”.

Mamma incinta con bambina nel parco delle foreste casentinesi

Foreste casentinesi con i bambini: i sentieri natura per i più piccoli

Le passeggiate più adatte anche ai bambini più piccoli che abbiamo trovato in una settimana di vacanze tra il campeggio di Camaldoli (sulla sponda toscana, un po’ spartano e molto ripido ma con i daini che vi passeggiavano dentro) e quello di San Benedetto (in Romagna, più comodo e attrezzato) sono:

  • Camaldoli al castagno Miraglia, un gigante verde con almeno 300 anni di storia.
  • Camaldoli intorno e dentro all’eremo dove ancora vivono (quasi) in clausura otto monaci circondati da una foresta di abeti bianchi (ne piantavano 4 mila ogni anno).
  • Nei boschi di La Verna e al santuario di San Francesco (affascinante anche per dei miscredenti come noi) e al vicino sentiero delle fate.
  • Al centro visite e all’arboreto di Badia Prataglia.
  • Alle cascate dell’Acquacheta e alle piscine naturali.
  • Al lago di Ponte e all’alta valle del Tramezzo con aree attrezzate per fare barbecue e picnic.

Ora la scommessa è se anche noi diventeremo tra gli appassionati che tornano ogni anno nel parco delle foreste casentinesi. Deve essere davvero stupendo nei colori dell’autunno o con la neve. Mi sa che A. ha già deciso.

Logo del campeggio di Camaldoli

 

ps Anche l’estate scorsa gli Appennini ci avevano accolto per una vacanza in campeggio, low cost e lontano dalla folla, in pieno agosto. Eravamo andati a Opi, nel parco nazionale d’Abruzzo, ed ecco com’era andata: Ferie d’agosto nel parco nazionale d’Abruzzo.

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