Il tecnico della lavatrice e mio marito: tutta la verità

Lavatrice cercasi per il bucato delle bambole (e non solo)


Stavolta è stata la lavatrice, ma è successo altre volte. Mio marito va in palla su una cosa e diventa la sua ossessione. Ora si è fissato con la lavatrice da incasso per casa nuova, e non ne esce. Continua a vagare tra  i negozi di elettrodomestici, non lo vedo da tre giorni. Ho pensato anche a un’amante, ma poi gli indizi puntavano a un’unica persona, quella da cui torna più spesso: il responsabile grandi elettrodomestici di un negozio non troppo lontano da casa, un cinquantenne pelato con la panza, e ho preferito non approfondire.

Lavatrice nuova cercasi, il giallo delle misure

All’inizio erano le misure. Non potevamo scegliere la lavatrice perché le misure che ci avevano indicato i venditori della casa per poterla inserire nel mobile a incasso della cucina corrispondevano a un unico modello, prodotto probabilmente in Corea nel 2015 in un solo lotto di una decina di esemplari e poi basta. Di fatto, più introvabile di un Gronchi rosa. Abbiamo consultato anche varie guide online ma il problema sembrava senza soluzione.

Poi siamo entrati in possesso delle chiavi e abbiamo visto che bastava togliere uno sportellino e nel vano sarebbero entrati molti modelli. C’era però una condizione: bisognava rimuovere il coperchio superiore della lavatrice e questo ha scatenato dubbi amletici nel mio sposo sull’opportunità di levarlo o non levarlo e le conseguenze di quel gesto sui nostri figli e le generazioni future.

Lavatrice da incasso o non incasso questo è il dilemma

Un’alternativa in realtà c’era ed era prendere una qualunque lavatrice da incasso ma questo avrebbe voluto dire spendere di più e avere molta meno scelta soprattutto per i modelli iperefficienti pieni di + di cui A. si era convinto di non poter fare a meno. È arrivato a organizzare picchetti davanti al negozio della Miele nel tentativo di carpire segreti industriali e strappare un modello sottocosto, prima di scoprire che non si sarebbe mai adattato agli spazi della nostra cucina.

Intanto le settimane passavano, si moltiplicavano le notti passate tra siti di elettronica e le corse ai vari store ai quattro angoli della città agli orari più impensati. All’inizio lo accompagnavo. Ho anche fatto due spedizioni solitarie in pausa pranzo a un grosso negozio del centro, anche se questo significava attraversare tutta via del Corso avanti e indietro dalla mia redazione, facendo lo slalom con il pancione tra i turisti sotto un sole che trasformava i sanpietrini in lava incandescente.

Poi mi sono arresa e l’ho lasciato da solo nella sua Odissea lavatrice mentre agosto si avvicina con la minaccia di consegne sospese e del trasloco a casa nuova rimandato a settembre, sempre più vicino alla data del parto. Lo ho provate tutte:

  • le lusinghe “come sei sexy mentre sollevi quella lavatrice per studiarne anche i piedini”, 
  • le minacce “guarda che scappo al mare da Piccolè e non mi vedi più”, 
  • gli ultimatum “io stasera la compro, se hai da ridire sul modello xy parla ora o taci per sempre”. 


Niente da fare, A. continua a sfuggirmi. E dire che l’ultima lavatrice l’ho comprata da sola – lui viveva ancora a Milano – in un raptus a tarda notte, su non so più quale sito web, e non mi ha mai tradita. Purtroppo non posso essere altrettanto certa di mio marito, di questi tempi, e di quel panzone pelato esperto di centrifughe che frequenta alle mie spalle.

Ti piace questo articolo? Commenta, chiedi, condividi! Il tuo parere è importante per me.

Ti potrebbe interessare anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *