L’estate dei genitori vs l’estate dei bambini

Estate da bambino in spiaggia

L’estate dei genitori è quella cosa in cui si lavora il doppio, le scuole sono chiuse e si suda anche dalle unghie. Se poi sei incinta e ti è vietato il conforto di una birra ghiacciata, c’è da sentirti scema ad aver aspettato la bella stagione con tanta foga. È che il ricordo delle estati da bambini, interminabili, libere e senza freni, ti frega anche dopo che sono passati anni, dopo che c’è stata la maturità e poi le sessioni di esami di luglio e i piani ferie, ma tu hai rimosso tutto e continui ad aspettare giugno come l’inizio del bengodi.

Quest’anno mi ero dimenticata di quando era l’ultimo giorno di scuola e ho visto i ragazzi delle superiori che si rincorrevano zuppi e imbrattati di farina all’improvviso, mentre stavo andando da un appuntamento all’altro di lavoro in autobus. Sarei scesa al volo e mi sarei tuffata nella prima fontana con loro. In fondo avrei dovuto farlo, chissà le loro facce nel vedere tra gli spruzzi una trentenne panzona vestita da ufficio.

L’illusione è svanita presto.

  • Ieri è stato l’ultimo giorno di asilo nido di Piccolè.
  • Stamattina si è trasferita al mare con i nonni.
  • Stasera è già a Roma, nel suo lettino, con 38 di febbre e mal di pancia.

Non so come arriveremo a ferragosto. L’anno scorso in questo periodo scrivevo: Quando Piccolé è in vacanza con i nonni. Ma allora, almeno la partenza era filata liscia. Stavolta, forse anche perché il papà è latitante e ha lavorato lontano per quasi tutto il mese, vedo tutto nero. Meno male che domani è venerdì, arriva il weekend!

L'estate dei bambini, i castelli di sabbia con il nonno

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Firenze Rocks con i bambini

Firenze rocks con i bambini, Eddie Vedder in concerto

– Vi sconsigliamo di venire con i bambini, non li portate! – Questa telefonata del campeggio di Firenze Michelangelo, a tre giorni dal viaggio per andare al concerto di Eddie Vedder ha rischiato di mandare a monte tutta l’organizzazione. Due mesi prima avevo prenotato su Booking.com le tende per dodici persone, di cui sei bambini tra uno e sei anni, per il finesettimana. Ora, con la città tutta esaurita per il Festival Firenze rocks 2017, 50 mila persone presenti, ci dicevano che era meglio non partire.

* Disegno di copertina di Bruno (5 anni) “Eddie in concerto”

Firenze con i bambini con l’allarme caldo

Bambini al campeggio di Firenze

Da una parte c’era il buon senso: i giornali in quei giorni titolavano “Weekend di fuoco, Firenze da bollino rosso“, “Allerta meteo”, “Il caldo spinge in alto l’ozono. A casa i bambini”. Dall’altra parte c’era la voglia di non rinunciare al weekend con gli amici, che vivono lontano, e di goderci un anticipo di vacanza prima che la mia gravidanza fosse troppo inoltrata, con Piccolè che avrebbe visto, a due anni e mezzo, il suo primo concerto: solo chitarra e voce (e che voce quella di Eddie!), niente di meglio per la prima data rock della sua vita.

Ci si metteva anche la rabbia perché, se ci avessero detto al momento della prenotazione che non era una sistemazione adatta ai bambini, magari rispondendo a una delle email e delle telefonate con cui avevamo provato a contattare la struttura, avremmo cercato un altro posto dove andare. Così a ridosso della vacanza era impossibile. Alla fine abbiamo trovato una via di mezzo per salvare il finesettimana. Abbiamo rimandato di qualche ora la partenza, in modo da evitare il sole di mezzogiorno, e deciso di fermarci una sola notte invece di due, per limitare i danni. In qualche modo ce la siamo cavati.

All’arrivo al campeggio abbiamo trovato, subito a fianco del gabbiotto per il check in, un parco giochi e nei bagni c’erano mini-lavandini e fasciatogli. Non proprio indizi di un posto poco adatto ai bambini. Ci è venuto in mente allora che, forse, ci consigliavano di disdire la nostra prenotazione perché, in quegli stessi giorni, c’era così tanta domanda di posti letto a Firenze che il campeggio stava affittando tende, attrezzate come quella che noi avevamo riservato a un prezzo normale, alla cifra stratosferica di 500 euro a notte (500, non è uno scherzo). Con la nostra disdetta, avrebbero guadagnato un bel po’ di soldi.

Al festival Firenze rocks con i bambini. Viva Eddie Vedder

Bambini al concerto di Eddie Vedder al Firenze Rocks

Alla fine eravamo al parco delle Cascine per il Festival verso le sette, ancora faceva caldo, ma si iniziava a respirare. E’ stato un po’ complicato ritirare i biglietti perché, arrivati con il tram, abbiamo dovuto attraversare tutta l’area dell’ippodromo per raggiungere la biglietteria, ma poi è iniziata la festa. Ci siamo messi molto in fondo all’arena a sentire Glen Hansard, che è stato una bella scoperta. I bambini – solo tre alla fine, perché gli altri erano rimasti a casa – giocavano con i braccialetti fosforescenti anni 80 che gli aveva preso la mia amica (perfetti pure per non perderli, quando poi è sceso il buio). Ci sarebbe stata anche un’aria attrezzata con dei giochi gonfiabili, ma noi abbiamo preferito tenere i bimbi con noi.

Eddie Vedder è salito sul palco dopo le dieci e mezza e si è visto subito che faceva sul serio. Wishlist è stata la seconda canzone, tanto per dire. “Il mio primo concerto da solo in Italia è anche il più grande. Questo succede solo in Italia”, ha detto emozionato in italiano. “Ma io non vedo!”, protestava la bambina più grande, sulle spalle del papà. In effetti eravamo lontanissimi e ci voleva un po’ di fantasia nel riconoscere una figura umana in quel puntino sul palco, ma era bello essere lì a ballare tutti insieme, felici e anche un po’ commossi. La serata era magica e lo avrebbe sancito definitivamente una stella cadente gigante, o qualcosa del genere, che ha attraversato il cielo tra la fine di Imagine e l’attacco di Better man.
Nonostante tutto, il verdetto è stato che, purtroppo, è ancora troppo presto per andare con Piccolè ai festival rock. Si è addormentata in braccio al papà dopo tre o quattro canzoni, verso le 11, e ha continuato a dormire fine al mattino dopo. Prima era sdraiata su un telo per terra, con noi adulti che le ballavamo intorno per evitare che qualcuno le andasse addosso. Poi di nuovo in braccio mentre arrivavano alla macchina della nostra amica, che ci ha dato un passaggio fino al campeggio. E meno male che c’era lei, perché il papà, che è venuto a piedi, è arrivato in tenda alle 4 e mezza. Giusto tre ore prima che si svegliasse la bambina, allegra e vivacissima: “il cielo è blu, ci dobbiamo alzare”. A rendere la mattina più difficile c’è stato poi il fatto che il campeggio non aveva un bar per le colazioni, solo una macchinetta automatica per il caffè… ed era fuori servizio. Quasi un crimine contro l’umanità.

5 cose da vedere a Firenze in un giorno d’estate con i bimbi

Bambini in vacanza a Firenze

In qualche modo siamo riusciti a svegliarci, lavarci e prepararci a una visita super-flash al centro storico di Firenze prima di ripartire: i bambini era la prima volta che lo vedevano. Torneremo quando farà meno caldo, questo è sicuro. Abbiamo avuto solo un assaggio della città, ma ce lo siamo gustato. Quello che siamo riusciti a vedere nel nostro itinerario, oltre al panorama pazzesco di Piazzale Michelangelo, che era accanto al campeggio, e al parco delle Cascine dov’era il concerto, è stato:

  • Il Lungarno e il Ponte Vecchio

Era quasi mezzogiorno quando ci siamo incamminati sul Lungarno, dove una brezzolina aiutava a sopportare l’afa. Devo ammettere che i bambini hanno apprezzato di più lo stabilimento balneare sulla riva, con sabbia bianca e ombrelloni, piuttosto che il Ponte Vecchio, così affollato e infuocato che abbiamo deciso di non attraversarlo.

  • I vicoli del centro storico

Ci siamo invece inoltrati tra i vicoletti verso piazza della Signoria, scegliendo solo quelli in ombra e ingannando il caldo con dei coni gelati, per i piccoli, e birre ghiacciate, per i grandi. Abbiamo poi mangiato  con un panino dell’Antico vinaio di via de’ Neri, che io ricordavo dall’ultima volta che eravamo venuti (anche allora ero incinta, l’ho raccontato in 40 settimane e mezzo: Firenze a 33 giri, panze e vinili). Abbiamo preso una schiacciata calda di forno con salame sbrisolona, crema di carciofi, crema di pecorino e melanzane piccanti, una delizia che meritava bene i venti minuti di coda necessari a conquistarla.

  • Piazza della Signoria
Sazi e soddisfatti abbiamo raggiunto Piazza della Signoria che ci ha accolto alla musica dal vivo dei violini. Era un concerto di artisti di strada che ha accompagnato la nostra passeggiata tra le statue e i bambini non la finivano di applaudire, ancora più contenti che al festival della notte prima.
  • Piazza del Duomo

Era quasi ora di prendere il treno e il sole era sempre più caldo ma abbiamo fatto ancora in tempo a visitare piazza del Duomo, con Santa Maria del Fiore, il Battistero e il Campanile di Giotto. Piccolè ormai era stanchissima e l’unica cosa che l’ha entusiasmata sono state le carrozzelle con due cavalli (non uno come a Roma).

  • Santa Maria Novella

C’è stato tempo ancora per il saluto tradizionale a Santa Maria Novella,  subito prima di raggiungere la stazione con la certezza di tornare presto (ma magari la prossima volta non in estate).

Firenze in estate, veduta da da Piazzale Michelangelo
ps Non era la prima esperienza per noi in campeggio con i bambini, anche se è stata la più “estrema”. Qui le nostre avventure precedenti:

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Concerti e gravidanza – Keep on rockin’

Concerto rock in gravidanza

Rock e gravidanza… tre anni dopo. Il 21 giugno 2013 eravamo in viaggio per un concerto dei Pearl Jam. Firenze invece di Trieste e stavolta ci sarà solo Eddie Vedder ma la pancia c’è di nuovo e noi pure, pronti (o quasi) a partire per un nuovo concerto.


Allora era andata alla grande (qui per i racconti del viaggio Per niente tristi a Trieste e Pearl Jam e panze), tanto che avevamo replicato con un sacco di altri concerti durante la gravidanza, da Neil Young e Caparezza al festival Collisioni fino agli Alice in Chains, decisi a sfruttare ogni occasione prima della della nascita di Piccolé.Non ci sono mai stati problemi per il fatto di essere incinta, grazie anche alla mia faccia tosta che mi ha fatto trovare sempre un posto a sedere nell’area stampa o in quella vip quando ero troppo stanca per stare in piedi. L’unica eccezione è stato il concerto dei Metallica – ma lì forse contava anche il volume altissimo e la giornata di lavoro alle spalle (oltre, forse, ai miei gusti musicali, che non lo rendevano un appuntamento molto ambito). In quel caso Piccolè non aveva apprezzato e lo aveva manifestato prima con dei calci sdegnati poi rendendo la pancia dura e dolorante, tanto da convincerci a desistere e tornare a casa prima della fine. Tutte le altre volte, però, non ci sono mai stati problemi.Ce la faremo anche stavolta? Per aggiungere un po’ di brivido alla partenza, Piccolè è a casa da ieri con l’influenza. I nonni insistono per lasciarla a loro per il fine settimana, ma ci saranno i suoi amichetti e sarebbe per lei il primo concerto in assoluto. Abbiamo pensato meglio l’ukulele dell’elettronica, e poi lei lo sa anche “suonare” e con Eddie ha una storia antica. La radio suonava Alive, mentre aspettavamo in auto i risultati di un test di gravidanza. Era bastato questa magica coincidenza a convincerci che sarebbe andato tutto bene. E così poi è stato.

ps Ecco com’è andata la nostra vacanza rock a Firenze:


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La seconda gravidanza: Comitato di difesa del fratellino minore

La gravidanza avanza, siamo quasi a metà strada e, man mano che la pancia cresce, trova sempre più adepti il Comitato a difesa di Picinin, il fratellino minore. Il fondatore è stato il papà: ma lo stai prendendo l’acido folico, non è che poi ti dimentichi di fargli tutte le cellule neuronali e ci nasce un po’ scemo?

Poi ci si è messa la nonna: ma davvero vuoi fare il trasloco a casa nuova ad agosto, incinta di sei mesi? Non dovevi fare gli esami del sangue questa settimana? Non hai ancora pranzato a quest’ora? Non pesa troppo Piccolè per prenderla in braccio nel tuo stato? Pian piano si sono aggiunti amici, parenti e passanti, tutti preoccupati che il fratellino possa essere trascurato, prima ancora di nascere: ma sei sicura che lo puoi mangiare il gelato artigianale? Fai anche tu il brindisi, ma davvero? E quelle ciliegie come le avranno lavate? E vai ancora in moto?

La seconda gravidanza: trova le differenze

E’ difficile negare le differenze tra la prima gravidanza e la seconda, soprattutto se il fratellino o la sorellina maggiore è ancora piccolo. Nel mio caso:

  • La pila di integratori, vitamine e farmaci vari che mi “dopava” in attesa di Piccolè (la raccontavo in Paste, pasticconi e pasticci – 40 settimane e mezzo) ha lasciato il posto a solo un po’ di acido folico, quando mi ricordo, quello generico della farmacia.
  • Ecografie, esami e contro-esami che mi erano costati un mezzo-mutuo tra cliniche private e centri diagnostici sono stati tagliati e ridotti a quelli fondamentali, che sono riuscita a prenotare tutti nell’ospedale pubblico dove vorrei partorire (super-poteri da mamma alla seconda gravidanza).
  • La musica classica che accompagnava i primi “calci” di Piccolè, accolti con trepidazione e giubilo (Eppur si muove, anzi lei BALLA – 40 settimane e mezzo), è stata sostituita con le canzoncine del nido che la sorellina canta 24 ore su 24. El Picinin sembra comunque apprezzare e si scatena nella mia pancia.
  • La dieta super-sana che avevo seguito quasi religiosamente l’altra volta è rimasta appesa in cucina, mezza scarabocchiata. Mangio quello che capita e quando capita, spesso pappette avanzate. Il secondogenito, in ogni caso, sembra essere gigante, potere del Dna e di un papà di oltre 100 chili.
  • Il letargo a cui mi abbandonavo nella prima gravidanza, nella libertà assoluta di vivere in casa da sola , è sparito. Ora ogni notte, tra i richiami di Piccolè, il nuovo locale aperto sotto alle nostre finestre e le sveglie di A. che suonano prima dell’alba, sembra una corsa a ostacoli.
Eppure… eppure io penso che, se andrà tutto bene, anche per el Picinin una gravidanza più sportiva, con una mamma un po’ meno concentrata su tutto quello che succede nella sua pancia, potrà rivelarsi una fortuna. Potrà calciare o non farlo senza nessuno che gli conta i movimenti, pronto a correre dal dottore se non sono quelli previsti dal Manuale della Gravidanza perfetta. Potrà crescere più libero e imparare a conoscere questa famiglia che gli è capitata – urla e salti della sorellina inclusi – ancora protetto dal pancione: forse così sarà un po’ meno traumatico, per lui, ritrovarsi tra noi quando nascerà. La natura potrà seguire il suo corso e, poi, speriamo di cavarcela.
Con le parole del nuovo ginecologo (il primo, il mitico Cox, ci ha abbandonato per trasferirsi in Toscana): “tu continua a fare la tua vita, con un po’ di buon senso. Poi potrebbe succedere di tutto, ma quello non puoi evitarlo nemmeno se ti chiudi in una campana di vetro”. A me ha subito conquistata, ma mi sa che il Comitato di difesa del secondogenito non l’ha mica convinto.

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Obiettivo 2057

Mutuo a 40 anni per comprare casa

 

Un palazzo a forma di M, come il mio cognome, tutto sgarrupato ma pieno di fascino, un po’ più vicino al centro di dove viviamo ora, lungo una pista ciclabile, con finestre ad arco e terrazze sui tetti. Una casa più grande, dall’aria un po’ retrò. Un’ampia cucina per stare insieme. Una sala che finalmente non è anche camera da letto, studio e ripostiglio. Una camera per i bambini luminosa. Una camera da letto piccina ma con un’enorme cabina armadio. Un piccolo bagno. Un soppalco. È la casa di cui ci siamo innamorati e che siamo ormai vicinissimi a comprare, ora che ci hanno concesso il mutuo. Finiremo di pagarla nel 2057, tra 40 anni, se tutto va bene.

Quando ho aperto il primo blog,  40 settimane (e mezzo), avevo tre obiettivi che avrei voluto raggiungere prima della nascita di Piccolè:

  • vivere insieme ad A. nella stessa città per tutto l’anno,
  • avere un lavoro un po’ più compatibile con dei figli e
  • cambiare casa in modo da avere una cameretta per la bambina.

Ora, tre anni dopo, quando mi sento ottimista, penso che adesso che aspettiamo el Picinin siamo vicini al traguardo. Viviamo tutti insieme a Roma; il mio lavoro è diventato ancora più precario ma anche gli orari si sono ridotti e sono più “a prova di mamma”; e adesso sembra anche che abbiamo trovato casa. Quando invece vedo tutto nero, mi sembra che raggiungeremo forse sì il traguardo, ma solo nel 2057.

* Illustrazione di Emily Sutton per Il castello degli Aristotopi di Michael Bond (Donzelli editore).

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