L’arrivo del fratellino: affrontare la Grande Scoperta

 

L'arrivo del fratelino, prima ecografia

Per annunciare l’arrivo del fratellino, avevamo deciso di fare le cose al meglio, senza pasticci, anche perché le premesse non erano proprio le migliori.
– Piccolè, tu lo vuoi un fratellino?
– NO!
Era la risposta che fino a poco tempo fa Piccolè dava a chiunque la interpellasse in materia, secca e senza margini di fraintendimento. Cominciamo bene, pensavo.

Libro su nascita fratellino: Tutte le pance del mondo

La teoria: come annunciare l’arrivo di un fratellino

Per dare la notizia alla futura sorella “grande” avevamo deciso così di seguire i consigli:

  • degli amici, che dicevano di non dire alla bambina della gravidanza troppo presto, prima che il pancione della mamma non diventasse ben visibile,
  • del pediatra, che suggeriva di non smettere di tenere in braccio la bambina a ridosso della nascita del fratellino, anche se ormai – a due anni e mezzo e 15 kg di peso –  è una prova di masochismo materno mica da ridere,
  • dei nonni, che invitavano a prevenire gelosie e invidie con dosi extra di coccole, vizi e regali (come ti sbagli),
  • della maestra che sconsigliava di prometterle fin da subito un compagno di giochi, spiegandole che all’inizio il fratellino sarebbe stato troppo piccolo per correre e giocare,
  • della zia che si offriva di regalarle un pupazzo per fare le prove da sorellina grande e da usare soprattutto come bambola voodoo per sfogare attacchi di ira,
  • e anche di qualche passante, del macellaio, del meccanico e delle ragazze del forno. Come al solito, ognuno aveva la sua da dire.

Avevamo anche due libri a tema nascita e gravidanza: il primo, “Tutte le pance del mondo” di Lucia Scuderi (Donzelli), amatissimo da Piccolè, era nella libreria della cameretta già da prima che scoprissimo di aspettare un bambino. L’altro, “Un fratellino per Sara” di Pauline Oud (Clavis), fa parte di una serie che ci ha accompagnato in tante tappe della vita di Piccolè (anche per la sua somiglianza pazzesca con la protagonista), dalla visita del pediatra all’abbandono del pannolino. Lo abbiamo comprato poco dopo aver fatto il test di gravidanza, ma ancora lo teniamo nascosto.

Cover del libro "Un fratellino per Sara"

E la pratica: la scoperta del fratellino

Quello che non avevamo considerato è che Piccolè è sveglia, molto più sveglia dei genitori. Così un giorno è andata dalla nonna e le ha fatto:
– Sai, nonna, che apetto un tatellino, viene qui nella mia pancia.
Dopo qualche giorno è venuta anche da me:
– Sai, mamma, apetto un tatellino nella pancia mia!
Della serie, forse voi non ve ne siete accorti, ma qui c’è un fratellino in arrivo. Non ho capito bene dove e come, ma so per certo che sta arrivando.

Non aveva più senso fare finta di niente, anche se avevamo almeno quattro mesi di anticipo rispetto a quando avevamo programmato di parlarne con la bambina e ancora tutti i rischi legati all’inizio di una gravidanza. Così abbiamo incrociato le dita e le abbiamo comunicato la notizia: stava diventando una sorella maggiore. Per fortuna ha reagito con gioia.

Il difficile è stato poi spiegarle che il fratellino non sarebbe cresciuto nella sua pancia, ma in quella della mamma.
– Tu non hai la pancia grande, io sì. Gli dico di venire qui. Ci sta tomodo tomodo.
Protestava gonfiando al massimo il pancino tondo da bambina.

Quanto poi alla possibilità che arrivasse una sorellina, invece di un fratellino, non voleva sentirne ragioni.
– Non viene torellina, tatellino ho detto!
Insisteva e, nell’incertezza del sesso del Picinin, la correggevamo timidamente. Alla fine, settimane più tardi, abbiamo scoperto che aveva ragione lei: era un maschietto. Mi è venuto il dubbio che i due fratelli avessero già qualche modo di comunicare tra di loro e che Piccolè lo sapesse per certo, prima di tutti gli altri.

Archiviato il problema fratellino o sorellina, abbiamo trovato subito una nuova sfida da affrontare. Piccolè infatti continua a andare in giro a dire che “il tatellino si tiama Federico” e io, tra le poche certezze che ho nella vita, c’è che non chiamerò mio figlio Federico. A rendere più complicate le cose c’è il fatto che – ovviamente – il nome Federico al papà piace. Ma non la spunteranno.


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